Il Tirreno

Lucca

SOS CORONAVIRUS 

Capitan Benassi: «Sacrosanto fermare il torneo»

Nicola Nucci
Capitan Benassi: «Sacrosanto fermare il torneo»

Per il leader della difesa della Lucchese di fronte a gravi emergenze sanitarie lo sport deve fare un passo indietro

2 MINUTI DI LETTURA







«Decisione sacrosanta, non c’erano alternative, la salute avanti a tutto».

Non ha esitazioni il capitano della Lucchese, Maicol Benassi, nel commentare la decisione della Lega Nazionale Dilettanti di sospendere il campionato fino al 3 aprile per l’emergenza coronavirus.

«Quando ci sono problemi gravi ed emergenze sanitarie il rischio è troppo grande per la salute collettiva, ma anche per quella dei calciatori. - sostiene il leader della difesa rossonera che deve scontare ancora due turni di squalifica - Sono misure giuste per una situazione critica visto il contagio veloce di questo virus e il calcio è uno sport di squadra, c’è uno spogliatoio e ci sono regole e accorgimenti necessari per il rispetto degli se stesso e degli altri. Serve il buon senso prima di tutto».

E dopo l'indicazione di stop giunta dal consiglio federale della Lega Nazionale Dilettanti la società rossonera ha deciso di sospendere gli allenamenti sino a martedì 17.

«Non mi era capitato uno stop così lungo. - prosegue Benassi - Solo qualche mese per un brutto infortunio patito quando giocavo nella Carrarese in Seconda Divisione (vinse il campionato con Monaco in panchina). Soffri tanto perché ti manca il campo e la quotidianità degli allenamenti. Adesso che cosa succederà? Penso che possiamo anche prolungare il campionato e che sarebbero tutti d’accordo a continuare a giocare anche a giugno. Ma non è da escludere una soluzione drastica come quella di chiudere anticipamente il campionato se il virus non dovesse essere debellato entro la fine di aprile».

Se si dovesse ripartire dopo il 3 aprile e seguire il calendario normale il derby col Prato sarebbe recuperato successivamente e Benassi potrebbe avere scontato le due giornate di squalifica. «Lo spero proprio. È una partita che voglio giocare a tutti i costi, altrimenti per me sarebbe una “quarantena” calcistica. Quella sfida mi ricorda la vittoria nei playoff con la Carrarese. Un momento bellissimo della mia carriera».

Il difensore viareggino trascorre i giorni della sosta forzata con la sua famiglia. «Stiamo all'aria aperta, in Pineta e a Torre del Lago. Ho bimbo di 8 anni che fa la seconda elementare e gli ho comprato una bicicletta nuova per muoversi e svagarsi visto che anche lui non può fare gli allenamenti di calcio e arti marziali che sono state sospese. Bisogna stare con i nostri cari: è un modo per resistere e superare le ansie di questa drammatica situazione che ormai coinvolge tutto il mondo». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino