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Il ds Deoma: «Il Prato è la squadra da battere, ma la Lucchese se la giocherà sino alla fine»
Nel caso di ritorno in C il modello sarà l’Empoli perché solo con i giovani e le plusvalenze si evitano i fallimenti societari
Vive attaccato al telefono. Perché da buon siciliano «capatosta» il ritorno della Lucchese nel calcio dei professionisti è diventata la sua «mission». Quattro mesi e mezzo fa, quando è iniziata la sua nuova avventura (stavolta in veste di dirigente) con i colori rossoneri, erano in molti a storcere il naso. Oggi al giro di boa del campionato, con la Lucchese a quota 31 ad un lunghezza dal super favorito Prato, i «Deoma-scettici» sono saliti o stanno salendo sul suo carro. Come dimostra l’aumento di presenze allo stadio. Segno che il popolo rossonero inizia a credere in una nuova rinascita. I tifosi li ha conquistati ad uno ad uno con la passione, la competenza, l’umanità e l’umiltà. Certo, non possiede l’aplomb anglosassone, non parla un italiano forbito e non indossa giacca e cravatta. Ma è un generoso che di calcio ne mastica e soprattutto, prima di fare qualsiasi mossa, si consulta con lo staff di amici che hanno iniziato questa nuova avventura: Russo, Monaco, Carruezzo, Baraldi e Di Masi.
LOTTA AL VERTICE
«Resta il Prato la super favorita - chiosa Deoma - Loro sono partiti alla fine della scorsa stagione allestendo una squadra che costa 5 volte tanto rispetto alla Lucchese. Ma oggi, alla fine del girone d’andata, posso dire che questo gap che a bocce ferme sembrava insormontabile è meno evidente. Sono felice per quanto hanno fatto i nostri ragazzi. Avere un punto in meno della capolista anziché 7-8 come era normale, mi riempie d’orgoglio. E al contempo ci permette, senza svenarci perché l’equilibrio del bilancio deve essere la nostra stella cometa, di rafforzarci e migliorare la squadra. Se l’obiettivo alla vigilia del torneo era quello di disputare una stagione dignitosa ed arrivare nei playoff adesso l’asticella si alza. Alla caccia del Prato oltre alla Sanremese, al Casale e alla Caronnese ci siamo anche noi. Nel girone d’andata, eccezion fatta per i nerostellati, la Lucchese non ha perso con nessuna delle formazioni d’alta classifica. Proveremo a tornare in C con un anno d’anticipo: sarà un percorso lungo e difficile, ma ci saremo sino alla fine».
BILANCI E PLUSVALENZE
Gestire la Lucchese come si gestisce la propria casa o la propria azienda. Partendo dalle piccole cose come il riscaldamento e l’energia elettrica. «Le ultime gestioni non usavano la minima accortezza: finestre aperte e riscaldamento a palla a tutte le ore. Questa società ha cambiato registro: ci sono orari di accensione e di spegnimento dei termosifoni. In questo modo si risparmiano i costi delle bollette. I pagamenti? Tutti i tesserati sono sempre stati retribuiti in anticipo. Non esiste che i calciatori non debbono ricevere le spettanze. Io ero abituato alla gestione di Aldo Grassi e quello è l’esempio da seguire». Nel caso in cui la Lucchese riuscisse nel miracolo di rientrare in Lega Pro nel 2020 il mantra del management rossonero si chiama plusvalenza. «Il modello di riferimento è l’Empoli. Loro sono retrocessi dalla A con 50-60 milioni in cassa derivanti dal mercato. Nella Lucchese ci sono tanti giovani di valore che scendono in campo per le quote, ma giocherebbero titolari anche se non fossero obbligatorie. Mi riferisco a Papini, 20 anni, Nannelli, 19 anni e Bartolomei, 18 anni. Ragazzi che rappresentano un tesoretto per la Lucchese. A cui dobbiamo aggiungere under di Lucca come Fazzi e Pardini, di 20 e 17 anni. Investendo su di loro, sulla loro voglia di affermarsi, potremo anche retrocedere, ma la parola fallimento non sarà più accostata alla Lucchese ». —
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