Cristina e Alessia, presente e futuro unito dalla passione per le arti marziali
La campionessa mondiale Master da piccola faceva danza classica e a 17 anni iniziò le gare di judo La figlia dodicenne ha conquistato il titolo italiano di recente a Riccione
Alessia e Cristina - la figlia e la madre, il talento e la conferma - unite nella vita e nello sport. Alessia Gigli e Cristina Marsili sono campionesse di judo. Alessia, 12 anni, che da grande vuole lavorare nella carrozzeria di papà Marco anche lui campione di judo, ha conquistato il titolo italiano a Riccione insieme al babbo. Alessia è figlia d'arte a tutto tondo perché la mamma, Cristina Marsili, è stata 2 volte campionessa mondiale. Frequenta la seconda media a Fornaci di Barga. Scontato chiederle come ha iniziato. «Ho iniziato a 5 anni guardando mamma e papà. Poi ho cominciato con la mamma che insegna ai bambini dai 5/6 anni fino a quelli che hanno 14, 15 anni. Fra questi, quelli più bravi vanno sotto la guida di papà. Per me non è un sacrificio dopo la scuola conciliare le ore degli allenamenti con il tempo da trascorrere con le amiche. Io mi alleno tre volte alla settimana e una delle amiche viene con me agli allenamenti».
Le piace leggere o ascoltare musica?
«Mi piacciono i libri di avventura. Ascolto le canzoni del cantautore pop Ermal Meta e di Ultimo. Il mio sogno: fare il carrozziere, proseguire il lavoro che è stato prima di mio nonno Enzo e poi di mio papà. Farò una scuola tecnica ».
Il vero mito di Alessia è mamma Cristina Marsili, 46 anni, la judoka più titolata in campo internazionale. Abita a Pedona, una frazione del comune di Barga, e ha un altro figlio oltre ad Alessia. Insegna judo a Fornaci di Barga e a Borgo a Mozzano ai bambini. Due volte campionessa mondiale, 4 volte europea, 8 medaglie come italiana nella categoria senior. Cristina è rientrata da poco da Marrakech dove ha portato anche la figlia Alessia, avuta da Marco Gigli, altro campione nazionale di judo. «A differenza di mia figlia, non ho cominciato da piccola con il judo. Mia mamma mi iscrisse a una scuola di danza classica, ma non faceva per me. Così con l’adolescenza mi sono avvicinata a questa disciplina e me ne sono innamorata. Ho fatto la prima gara intorno ai 17 anni senza incontrare difficoltà».
Ricorda il numero di gare?
«Impossibile. Quando non avevo ancora i bambini facevo anche 10, 12 gare l’anno. Ricordo la partecipazione al primo mondiale nel 2012, a Francoforte, dove sono arrivata terza. Il primo titolo mondiale è giunto a Olbia nel 2017».
Cosa le ha insegnato il judo?
«Tutte le arti marziali fortificano e insegnano ad accettare le sconfitte, così come accade nella vita. Si cade, ma dobbiamo rialzarci. Vede, anche se si gareggia da soli, non si è mai veramente soli. Alla fine, quando si raggiunge un obiettivo, la vittoria comprende il sacrificio, gli entusiasmi gli incitamenti di tutti. I miei obiettivi? Mi piacerebbe che mia figlia proseguisse per arrivare, chissà…». —
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