Dino Petri: «Serve una riflessione a tutti i livelli»
Il totem del basket lucchese invita al buonsenso società e tecnici in modo che gli sconfitti non si sentano umiliati
Era accaduto nel calcio giovanile con le roboanti vittorie di Cattolica Virtus (22-0 sulla Ginestra) e del Tau Calcio (21-0) sulla Folgor Marlia. Due partite della categoria Giovanissimi B - ragazzini da 13 a 9 anni - concluse con un punteggio umiliante per le squadre sconfitte. È accaduto - e accade spesso - nel basket giovanile. Stavolta a livello femminile con il 148-1 inflitto dal Bf Porcari sul parquet della Pielle Livorno. Certo, si tratta di sport completamente differenti e fare paragoni è assolutamente fuorviante. A pallacanestro non puoi fermarti, non puoi fare melina e nei 24 secondi devi tirare. Tutto vero. Resta comunque una sproporzione evidente tra le forze in campo che non giova a nessuno. Demoralizza oltremodo gli sconfitti e non esalta certo le doti dei vincitori. Come se ne esce? Per Dino Petri, 60 anni, autentico totem del basket lucchese, serve tanto buonsenso e dialogo all’interno del movimento: «Quando accadono queste cose è giusto fermarci a riflettere e interrogarci per capire se è possibile evitare questi punteggi che non servono a nessuno. Non gli elementi per entrare nel merito di quella gara, ma credo che vi siano diversi modi per limitare il punteggio della squadra vincitrice». Anche lui, da giovane coach, ha dovuto subire l’umiliazione di una sconfitta siderale: 133-2. «Anni Novanta, guidavo i ragazzini del Centro Minibasket Lucca. - racconta - So cosa si prova ad uscire dal parquet seppelliti da una valanga di canestri. Assieme all’altro istruttore riuscimmo a tenere alto il morale dei ragazzini e fare in modo che potessero proseguire nell’attività e continuassero a divertirsi ed amare il basket. Li portavamo a mangiare una pizza o a prendere un gelato ogni volta che riuscivano a subire un numero inferiore di canestri e magari a metterne a segno alcuni in più». Anche gli allenatori-educatori possono contribuire a dare una mano ai ragazzini meno talentuosi o semplicemente indietro nel programma: «Escludendo a priori accanimenti di varia natura, credo che - prima di ogni partita giovanile dove il risultato è già segnato e la superiorità e manifesta - il dialogo con l’altro coach, quello con la squadra più forte, nell’ambito di una comprensione reciproca e di un aiuto ai ragazzi, sia indispensabile. Gli accorgimenti: ruotare in continuazione gli uomini, passare spesso la palla, togliere il palleggio, non pressare a tutto campo, mettere a lungo le riserve. Non so dire se il gentlemen’s agreement (accordo tra gentiluomini) può impedire il prolificare di quei risonanti punteggi. Magari può servire agli sconfitti per segnare qualche punto in più. Perdere 80-20 è diverso che venire battuti 133-2. Perché gli sconfitti rispetteranno gli altri ritenendoli più forti, ma se ne andranno con il sorriso. Va preservato l’entusiasmo dei ragazzi. Sono loro i protagonisti dello sport». —
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