Bronzini, tassinaro a Roma «Tra i miei clienti De Sica Eleonora Giorgi e la Clerici»
Il terzino tutto corsa smise a 29 anni e prese la licenza con il povero Di Pietropaolo Guerra, che poteva fare il cinema, dopo il calcio è diventato tranviere a Genova
È uno stringere mani, ricevere abbracci, ricordare momenti di vita indimenticabili che ruotavano intorno allo spogliatoio e dove il gruppo prevaleva sul singolo e gli egoismi odierni non erano tollerati. Tra i tanti volti quello di Ugo Bronzini, 56 anni, una sola stagione in rossonero (1984-85) è indimenticabile. Un pochino sovrappeso, capelli corti sale e pepe, espressione alla Verdone nel film «Un sacco bello», Bronzini ha smesso di giocare a 29 anni prendendo la licenza di tassista con l’amico ed ex calciatore della Lucchese in quella stagione Fabrizio «Pippo» Di Pietropaolo: «Il calcio stava cambiando dopo la Lucchese sono andato in B a San Benedetto del Tronto e a Messina e a 29 anni mi aveva proposto un contratto importante il Latina in C2. Morale? Club praticamente fallito e io che non ho visto un euro. Così con Pippo abbiamo deciso di cambiare mondo. Abbiamo preso la licenza per il taxi. Purtroppo lui, che nel frattempo continuava a giocare in D, si è ammalato di Sla. La “stronza” l’ha ucciso dopo 4-5 anni di indicibili sofferenze (il suo nome è tra quello delle morti sospette nell’inchiesta del procuratore di Torino, Raffaele Guariniello). Non riusciva più a muovere un muscolo. Io ho proseguito l’attività con il fratello di Fabrizio. A distanza di 25 anni sono ancora più convinto di non aver sbagliato». Un tassinaro alla Sordi che lavora solo il pomeriggio: «La mattina preferisco dormire. La mia clientela è variegata. Spesso salgono sul mio taxi i vip del c inema e della tv. Da Christian De Sica con il suo amico e collega Paolo Conticini a Antonella Clerici e Eleonora Giorgi, una vera signora sempre educata, gentile e sorridente. E non è vero sono cafoni. A me, per esempio, lasciano sempre la mancia». Lucca non si dimentica: «Sono già stato altre volte ospite del mio amico Lucio Nobile (hanno giocato assieme a San Benedetto del Tronto), ma ritrovarsi al Guercio è stata un’emozione pazzesca. Franco, che oggi non c’è più, per tanti di noi è stato come un babbo e in quel periodo tra noi calciatori c’era meno competizione e più spirito di squadra». Da Genova invece arriva Alessandro Guerra. È identico alla foto della stagione 1985-86, quella della promozione. Attaccante di riserva diventò celebre perché il regista Lino Capolicchio voleva a tutti i costi che lasciasse il calcio per il cinema: «Diceva che il mio volto bucava lo schermo. - dice l’ex centravanti - Sarà..... Io mi sentivo calciatore e di fare il protagonista di un film (L’ultimo minuto con Ugo Tognazzi) lasciando la Lucchese non se ne parlava proprio». Con il senno di poi... «Dopo quel campionato vinto sono andato a Trento in C1 e poi al Levante Pegliese in D. A 30 anni ho smesso per andare a fare il tranviere». Il treno Guerra lo aveva perduto nel 1986. Guarda lo schermo dove si proiettano tutte le partite della stagione vincente. A uno dei suoi rari gol in maglia rossonera alza i pugni al cielo. Ci pensa Walter Casarotto a metterlo in riga: «Ma stai bono che se non ti bloccavo io andavi verso la panchina a picchiare il mister...». —
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