L’arbitro costringe il GhiviBorgo a giocare con la maglia del Seravezza
Per il signor Nicolae Sfira Bogdan i colori biancorossi si confondevano con quelli rossoneri e non andava bene neanche la seconda casacca «Rischiato di perdere a tavolino»
SERAVEZZA. I casi sono due: o la giacchetta nera soffre di daltonismo (un’anomalia nella percezione dei colori) oppure soffre di narcisismo (la smania di essere al centro dell’attenzione) e vuol imitare i suoi colleghi che arbitrano in serie A. Perché il GhiviBorgo, capolista del campionato, ha rischiato di perdere la gara a tavolino. Il motivo? La sua maglia - bianco rossa, praticamente fotocopia dell’Atletico Madrid del Cholo Simeone - si confondeva con quella rossonera della Lucchese. E, stando ai dirigenti della squadra della Valle, neanche la seconda maglia era idonea. Se non fossero intervenuti con alto senso di sportività i dirigenti del Seravezza a consegnare le loro mute dai colori verde e azzurro (il logo era quello del club versiliese) il derby non sarebbe iniziato. Avremmo capito due formazioni con colori simili, ma questa decisione - soprattutto in un campionato dilettantistico - ci lascia perplessi. Vorremmo chiedere al signor Bodgan, origini rumene e della sezione di Pordenone, se ha mai avuto modo di vedere in tv dei filmati degli anni Ottanta e Novanta quando, ad esempio, Milan e Inter scendevano in campo con i colori originali e amati dai tifosi (rossonero e nerazzurro). Arbitri internazionali come Casarin, Agnolin, Lanese, non facevano una piega. Magari una squadra indossava i pantaloncini bianchi e l’altra quelli neri. Ma i direttori di gara non scambiavano mai Rivera per Mazzola, ma anche Oriali per Maldera. Al GhiviBorgo - perfetta l’organizzazione dei 20 volontari-dirigenti alzatisi di buon mattino per sistemare il campo, attaccare i cartelloni con gli sponsor, vendere i biglietti e compiere il servizio di stewarding - non è rimasto altro che obbedire all’ordine impartito e indossare le casacche di un altro club. —
Luca Tronchetti
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