Gli anni trascorsi a giocare in Australia tra scudetti, vittorie e l’assalto delle gazze
LUCCA. Tutti conoscono la storia di Alessandro Del Piero, che dopo aver vinto tutto con la Juventus e la Nazionale, decise di "svernare" in Australia, e chiudere la carriera nella fila dei biancocelesti del Sidney Fc. E molti, erroneamente, pensano che l'ex capitano bianconero sia stato il "pioniere" di questa migrazione tra due mondi diversi.
Invece negli anni Ottanta i precursori furono Roberto Vieri, classe 1946, figlio di Christian Vieri e Rosario “Serino” Rampanti ala granata degli anni ruggenti mentre nei primi anni Duemila è stato Alessandro Testaferrata, a calcare i campi del subcontinente oceanico spinto dalle amicizie con ex calciatori italiani a loro volta impegnati in Australia: «Nel 2003, dopo la deludente avventura nel Viareggio - afferma -, mi era passata la voglia, e avevo bisogno di nuovi stimoli. Mi telefonò Gianfranco Circati (ex difensore del Cagliari) mio amico ai tempi di Udine, che si era trasferito lì a chiudere al carriera col Perth (di cui è stato poi allenatore, nda) e mi disse che in Australia il calcio era in ascesa e lì era tutto un altro mondo». Come fece in occasione della chiamata dell'Udinese, Alessandro non ci pensò due volte, e in poche ore si sobbarcò quasi un giorno di volo per atterrare a Brisbane: «Le scommesse mi sono sempre piaciute - continua - e l'Australia poteva essere la mia ennesima occasione. E infatti, dopo poco, mi resi conto di aver fatto la scelta giusta».
Tuttavia, l'esordio nella "terra dei canguri" fu da dimenticare: «Non parlavo e non capivo bene l'inglese e dopo un giorno dall'atterraggio in Australia andai a correre in uno dei tanti parchi della città. Vidi un cartello con disegnato un uccello strano una sorta di gazza, ma continuai e dopo pochi secondi mi trovai la testa bucata da questo volatile che mi creò vistosi danni anche visibili. Insomma, il primo giorno in Oceania lo passai ricoverato in ospedale, e poi mi presentai alla conferenza stampa».
Nei Brisbane Roars ha giocato tre stagioni arrivando secondo e terzo, poi il passaggio al Sidney Fc che poi fu di Del Piero: «Mi chiamò John Aloisi (ex centravanti della Cremonese, nda) australiano e proprietario assieme ai suoi familiari della società biancoceleste. Lì vinsi anche uno scudetto. In Australia il livello della League è quello di una vecchia serie C1. Ci sono strutture, coinvolgimento delle scuole, fondi pubblici, e tanta passione specialmente della comunità di origine italiana. Molti club, infatti, sono proprietà di australiani di seconda o terza generazione, ma con cognomi italiani. E l'apertura al professionismo alla fine degli anni Novanta ha portato vantaggi per tutti tanto che diversi calciatori sono andati a giocare nel Vecchio Continente specie in Inghilterra».
L’esperienza in Australia dura sino al 2009, quando a 35 anni Testaferrata decide di tornare a casa. La saudade d’altronde era forte: «Avrei potuto allenare lì e avere un futuro. Ma ho scelto di riavvicinarmi a Lucca, e ho smesso col calcio». Nessun rimpianto, tranne la Lucchese: «Non ho mai giocato coi rossoneri, sono amico da anni di Lucchesi, persona che conosce il calcio come pochi. Se fosse diventato dirigente rossonero questa estate sono certo che mi avrebbe scelto per fare il preparatore dei portieri». —
N.B.
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