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LA STANGATA  

Favarin stop per cinque mesi «Chiedo scusa, ho sbagliato»

Luca Tronchetti
Favarin stop per cinque mesi «Chiedo scusa, ho sbagliato»

Il tecnico della Lucchese nel calcio da 40 anni è pentito del momento di follia e si assume le sue responsabilità senza cercare alibi. Langella va in panchina

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Pentito. E amareggiato. In oltre 40 anni di onorata carriera - trascorsa sempre con la schiena dritta e lontano dal calcio marcio - non si sarebbe mai aspettato di finire nell’occhio del ciclone con un video diventato virale per un gesto scellerato e che va contro i suoi principi e i suoi valori. La maxi squalifica di 5 mesi inflitta dal giudice sportivo (sino al 30 giugno) è l’amaro calice da bere quando si sbaglia. Giancarlo Favarin ha sbagliato e onestamente lo ammette senza tanti giri di parole: «Ho sempre creduto nel calcio quale volano di principi e di valori per i quali ho sempre e comunque mantenuto atteggiamenti e comportamenti sani. Per questo motivo, oggi, sono a chiedere scusa a tutti: avversari, tifosi e società per l’episodio di ieri. Che è grave e ingiustificato e che nulla ha a che fare con il calcio e con lo sport. Nonostante stessi vivendo un momento di particolare stress nervoso, per i mesi vissuti con difficoltà e per le provocazioni subite dall’inizio della partita, mai e poi mai questo malaugurato episodio, di cui mi assumo la piena responsabilità, avrebbe dovuto verificarsi».

Parole chiare, sincere, che 24 ore dopo i fatti (la testata ai danni del vice allenatore dell’Alessandria, Gaetano Mancino) testimoniano, se ancora ce ne fosse bisogno, sulla genuinità del tecnico e dell’uomo Favarin che merita rispetto, ma che - come impongono le regole di convivenza civili - deve subire la necessaria punizione in nome dei valori dello sport. Una squalifica (5 mesi) più pesante di quella inflitta al calciatore Rossini (un mese) per fatti analoghi, ma con un motivo sostanziale. Favarin è un tecnico, un educatore, una persona che deve trasmettere valori positivi in considerazione della sua posizione di guida mentre Rossini è un giovane giocatore ed ha una posizione subalterna e proprio per l’età è più incline all’errore.

Ricorrere in Appello visti i chiari di luna sarebbe, a nostro avviso, oltre ad un errore, una perdita di tempo che non sposterebbe i termini della questione. Anzi, Giancarlo Favarin lo ha già fatto e occorre dargliene atto e prenderlo da esempio. Ma la società (quale?) avrebbe dovuto fare un comunicato di condanna del gesto e di scusa al club ospite.

FIDUCIA A FAVARIN

Ma una cosa è bene dirla. E con chiarezza massima. E dovrebbero dirla per primi i dirigenti: Favarin non si tocca. Ha la fiducia del gruppo e della tifoseria che si affida a lui per conquistare una salvezza che alla vigilia era vista come una chimera. E certi voci - che al momento non trovano alcuna conferma anche perché la segretaria sportiva, che deve aver essere messa al corrente di nuovi tesseramenti, non ha ricevuto alcuna informazione in merito - che vogliono l’arrivo di Stefano Cuoghi in panchina al posto di tecnico di Coltano creano soltanto confusione e un effetto polveriera di cui francamente non se ne sente il bisogno in un momento estremamente delicato come quello che vive da mesi la Lucchese. C’è da dire a conferma dell’assoluta confusione che contro l’Alessandria - visto i rapporti tesi dalla scorsa stagione quando il mister guidava il Gavorrano - il mister andava tutelato maggiormente. Sarebbe stato necessario che, assieme alla team manager-segretaria Marcella Ghilardi, in panchina ci fossero stati anche altri dirigenti sportivi onde evitare che l’alta tensione prima, durante e al termine della sfida potesse sfociare nello spettacolo deplorevole a cui abbiamo assistito.

LA SENTENZA

Nella sentenza del giudice Marino si legge: «Per aver proferito durante la gara espressioni blasfeme: aver invitato un proprio calciatore a spaccare le gambe ad un avversario; allontanato dall’arbitro iniziava una polemica verbale con un tesserato della squadra ospite al culmine del quale colpiva quest’ultimo con una violenta testata al volto facendolo cadere a terra». Squalificato per due turni invece il vice allenatore dell’Alessandria, Gaetano Mancino (non ha voluto parlare dell’accaduto e si riserva di valutare se adire o meno a vie legali). Si legge nel verbale: «Per comportamento offensivo e provocatorio verso l’allenatore della squadra avversaria durante la gara». Squalificato per un turno anche Gaetano D’Agostino, tecnico dell’Alessandria e giocatore di Favarin ai tempi dell’Andria. Si legge nel referto arbitrale: «Per aver proferito durante la gara espressioni blasfeme». Certo è che durante il match Favarin è stato continuamente vessato, insultato e offeso. —



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