Il presidio
Lucchese, serve una vittoria per cancellare ombre e dubbi
Torna la difesa a quattro e Sorrentino sarà in campo dal primo minuto Il mister punta sul senso di appartenenza e mette in guardia dalle punte ospiti
Tornano la difesa a quattro e Sorrentino dal primo minuto nella Lucchese che affronta un cliente difficile come l’Olbia, una formazione micidiale in fase di ripartenza. I sardi si esprimono meglio lontani dal Bruno Nespoli perché dispongono di tre attaccanti in grado di far molto male e difese non posizione. Punte come Ogunseye e Ragatzu sanno far male ai rossoneri (entrambi hanno già fatto gol alla Lucchese) e colombiano Ceter è un’iradiddio in contropiede. Bortolussi e soci sono avvertiti: servirà una prestazione sopra le righe per conquistare l’intera posta e tornare a vincere in casa dopo i due ko di fila nei derbies.
LA PALLA A FAVARIN
«Quei tre là davanti non c’entrano nulla con la B. Prendiamo Ogunseye, 23 anni. Se non avesse avuto un infortunio che ne ha limitato l’ascesa nel momento migliori oggi lo troveremo in pianta stabile in A. Rapido, veloce, strutturato, buono a livello tecnico e capace di vedere la porta come pochi. Un giocatore completo che fa invidia a tanti club. Per non parlare di Ragatzu. Da anni va in doppia cifra, ma non vuol lasciare l’isola. O va nel Cagliare o resta ad Olbia. Profondamente radicato alla sua terra e orgogliosamente legato alle sue origini. Ai miei l’ho detto durante tutta la settimana: dobbiamo ripetere la prestazione fornita contro la Carrarese se vogliamo batterli davvero».
SENSO DI APPARTENENZA
È il punto di forza dell’Olbia e in generale delle compagine sarde come sottolinea Favarin: «Hanno 5-6 autoctoni che rappresentano lo zoccolo duro e ti danno sempre un qualcosa in più. L’ho sperimentato sulla mia pelle nella stagione 2003-2004 quando ho guidato i sardi. Un ambiente speciale fatto di persone fidate, massima serietà e pagamenti puntuali senza logicamente fare il passo più grande della gamba. Ricordo Rassu, Sotgia a fine carriera, Veronese, Falco, Pastine. L’unico obiettivo era la salvezza da conquistare all’ultimo minuto dell’ultima giornata. Ci riuscimmo a 270’ dal termine grazie ad una squadra che sputava sangue in campo e che al Nespoli non perdeva mai. Anche il Mantova stellare guidato da Di Carlo da noi pagò dazio. Ecco, ai miei ragazzi chiedo proprio questo: giocare con spirito di appartenenza ad una città e a una comunità. Una raccomandazione ho fatto in settimana ai miei uomini che sono certo abbiano recepito: giocare a viso aperto. Imporre il nostro gioco a centrocampo e bloccarli nella fase di non possesso. Abbiamo le stesse qualità tecniche e le stesse capacità degli avversari. Dobbiamo imporre la nostra organizzazione di gioco e ognuno deve tirar fuori qualcosa in più. Solo così possiamo festeggiare al triplice fischio». —
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