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IL MIO DERBY 

Russo, il castigatore del Pisa «Due volte match winner e nel ’94 segnai pure di testa»

Luca Tronchetti
Russo, il castigatore del Pisa «Due volte match winner e nel ’94 segnai pure di testa»

La Ruspa autentico amuleto contro i nerazzurri che dopo il ko al Porta Elisa finirono agli spareggi con l’Acireale e persero ai rigori precipitando in C per poi fallire  

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LUCCA

Fossimo nei dirigenti rossoneri lo vorremmo seduto in tribuna. Anche a livello scaramantico. Perché Bruno Russo, 52 anni, per tutti la Ruspa, il secondo come record di presenze in campionato (351) nella storia della Lucchese, da calciatore è stato l’autentica bestia nera del Pisa. Degli 8 gol realizzati in carriera con la maglia rossonera due, il centopolmoni calabrese, li ha segnati proprio a «quelli al di là del Foro». Ed entrambi hanno fruttato alla Lucchese i 4 punti in palio (sino al 1995 per la vittoria venivano assegnati due punti). Insomma, Russo aspettava il Pisa per dare sfogo alla sua vena realizzativa.



A distanza di 24 anni, Russo - che alla Lucchese ha ricoperto anche il ruolo di direttore sportivo (l’ultimo a vincere un campionato di D) - sorride pensando a quella partita di serie B datata 2 aprile 1994. «Ai pisani feci proprio un bel regalo pasquale. - racconta - Noi, dopo un grande girone d’andata, avevamo avuto un calo nel ritorno causato da una rosa molto corta, ma eravamo in una posizione di classifica decisamente tranquilla. Loro, invece, avevano necessità di far punti per evitare di finire invischiati nei bassifondi della classifica». I buoni rapporti tra i presidenti (Maestrelli per la Lucchese, Anconetani per il Pisa) e tra gli allenatori (Fascetti per i rossoneri, Bersellini per i nerazzurri) lasciavano presagire un derby alla camomilla. Decisamente all’insegna del volemose bene. In sostanza al Totocalcio in tanti giocavano il segno ics. Il derby al Porta Elisa si disputava proprio la vigilia di Pasqua e a rompere le uova nel paniere arrivò il gol di testa, lui che gigante non è di certo, di Bruno Russo. «Ritiro a La Gina, solita partecipazione dei tifosi, Fascetti, che per me è stato il miglior intenditore di calcio e mi ha fatto giocare da terzino sinistro, da centrocampista , che si divertiva a modificare la disposizione tattica (lasciò fuori Albino per inserire Ferronato). Si respirava un’aria da zero a zero».



Per la Lucchese scesero in campo Di Sarno in porta, difesa composta da Vignini, Costi, Taccola e Russo, centrocampo con Di Francesco, Giusti, Monaco e Di Stefano, Ferronato trequartista e Pistella unica punta. Il primo tempo non fece altro che avvalorare la tesi cara ai più: un noioso risultato di parità con pochi tiri e nessuna emozione. In una parola una partita inguardabile. «Noi non vincevamo da fine gennaio, ma il Pisa in campo balbettava. Pareva spaventato, non dava l’impressione di giocare con la necessaria tranquillità. Così nella ripresa rientrammo in campo con maggiore convinzione». Passano 6 minuti e Bruno Russo entra nella storia del derby. Non solo cancella dal campo il povero Rotella, stoppandolo e ripartendo sulla fascia, non solo rintuzza ogni velleità di Polidori, ma si fa trovare al posto giusto nel momento giusto all’appuntamento con il gol: «Pistella pesca bene Ferronato che calcia in porta. Il portiere Antonioli respinge e io che arrivavo in corsa da dietro per il consueto inserimento, di testa in tuffo colpisco la sfera che gonfia la rete. Un gol sotto la curva degli ultras del Pisa. Una rete che alla fine pesò moltissimo sulle sorti del campionato nerazzurro». Tradotto: se il ciclo magico (14 stagioni) del Pisa di Anconetani terminò nel giugno 1994 (retrocessione e crac) lo zampino ce lo mise pure Russo. —

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