Italia
Il giorno del giudizio, alla Lucchese serve un miracolo
Moriconi incontra un imprenditore modenese, in alternativa c’è la cordata Bettucci che detta le condizioni. Il tempo stringe
LUCCA
Oggi è il termine ultimo per presentare l’iscrizione al prossimo campionato e alla Lucchese servirebbe un miracolo. Anche la giornata di ieri è volata senza nessuna ricapitalizzazione. La speranza per restare a galla e ripartire dalla C1 è nelle mani di Arnaldo Moriconi, che questa mattina incontrerà un imprenditore modenese per un salvataggio in extremis. Serve un versamento di 464mila euro per salvare la società. L’alternativa è rappresentata dalla cordata fiorentino-pistoiese rappresentata dall'ex amministratore delegato Fabio Bettucci (settore edile e alimentare) che ha dettato condizioni precise: ripianamento delle perdite e acquisto delle quote direttamente da Moriconi, non da Grassini che è ancora il proprietario.
Da capire se questo gruppo di imprenditori sarebbe interessato anche a ripartire dalla serie D. «Ci sono imprenditori seri disposti a rilevare la Lucchese, specialmente un'azienda vedrebbe di buon occhio questa possibilità e io sarei un intermediario, ma i tempi stringono. Moriconi deve ricapitalizzare e rientrare in possesso delle quote cedute a Grassini (compresa la risoluzione dei contratti stipulati con Lucchesi, Menichini e D'Urso ndr). Poi non ci sono problemi a mettersi seduti a un tavolo per una trattativa».
L’altra boa di salvataggio alla quale aggrapparsi per non affondare è Pietro Belardelli che al Tirreno aveva dichiarato di essersi messo da parte dopo la contestazione dei tifosi, ma di essere comunque pronto a rispondere a una chiamata di Moriconi e a pagare i soldi necessari per ripartire. Una soluzione vista come il “male assoluto” da Lucca United e dalla frangia più calda del tifo che piuttosto preferiscono il fallimento della Lucchese e la ripartenza dai dilettanti. Insomma, il futuro della Lucchese è in mano a Moriconi.
Oggi, a meno di clamorosi colpi di scena, la Lucchese sarà fuori per non avere rispettato i criteri della Covisoc per l’iscrizione, oltre ai punti di penalizzazione per il mancato pagamento di stipendi e contributi. I club a rischio sono sei: Lucchese, Cuneo, Andria, Triestina, Juve Stabia e Reggiana. Ci sarebbe sempre, in caso di parere sfavorevole della Covisoc, il ricorso entro le 19 di lunedì 16 luglio. Ma chi lo farebbe? E senza iscrizione la Lucchese andrebbe verso la messa in liquidazione. È vero che i soci hanno tempo in teoria fino al 31 luglio per ricapitalizzare, ma se la Lucchese sarò esclusa dalla serie C1 non avrebbe senso tenere in vita una società di calcio che non ha reddito e senza più il suo scopo sociale.
«Dal punto di vista civilistico ci sono trenta giorni per i versamenti, ma è logico che se sarà comunicato che non c’è la ricapitalizzazione e non saranno rispettati i parametri della Covisoc - spiega Matteo Romani, revisore contabile della Lucchese - la mancata iscrizione al campionato sarebbe causa di scioglimento. A quel punto anticipando i tempi si dovrà presentare istanza di fallimento al tribunale delle imprese di Firenze, che deciderà se nominare o meno un liquidatore o passare tutto al tribunale di Lucca per il fallimento». —
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