Il presidio
Maila Venturi, il libero che sogna l’A1
Cresciuta nella Pantera ha militato in A2 con la Zambelli Orvieto: «La pallavolo ce l’ho nel sangue e mi piacerebbe insegnare»
LUCCA. È terminata la prima stagione di Maila Venturi in A2 con la Zambelli Orvieto. Da 12 anni il libero lucchese gioca a volley ed oggi a 21 anni sogna in grande: una lunga carriera nei paraflex più importanti. Attualmente è l'unica lucchese in A2, seconda di importanza soltanto a Luna Carocci che ha appena vinto lo scudetto con lo Schweriner in Germania mentre già si comincia a rimpiangere la ben più titolata Nadia Centoni che ha da poco deciso di ritirarsi dall'attività agonistica. Maila scelse la pallavolo alla scuola primaria Martini a S.Marco colpendo i primi palloni a 9 anni. Fu amore a prima vista perché lei il volley ce l'ha nel Dna. La sua prima squadra è stata la Pantera, proprio come Luna Carocci. Stesso ruolo (libero), ma 8 anni di meno e tanti sogni nel cassetto.
LA CARRIERA GIOVANILE
Il primo allenatore di Maila è stato Massimiliano Rugani. Da lui ha imparato il bagher. Fu lui ad identificarla nel ruolo di libero sia per la statura (è alta 1,62) sia per la sua duttilità in ricezione. A 15 anni giocava in serie C nel Delta Luk allenata da Alessandro Nelli e trasferita a fine 2011 nella prima squadra in B1. Nel 2012 passò alla Nottolini alle dipendenze di Sandro Becheroni in B2 dove vinse i playoff e fu promossa in B1. Una stagione che mise in risalto le sue qualità con la squadra che terminò il campionato al sesto posto. A quel punto la Nottolini segnò formalmente il passaggio di presidenza da Alberto Baroni a Paolo Grandi e da lì la scelta di ripartire dalla B2. Maila però non accettò la categoria inferiore trasferendosi a giocare a Firenze nel S. Michele. Una stagione senza infamia e senza lode, culminata con una salvezza tranquilla. «Per me - dice il libero lucchese - Alberto Baroni è un grande uomo, una persona meravigliosa dotata di grande carisma. Mi ha dato consigli importanti nella mia crescita a livello mentale e Becheroni mi ha trasmesso le regole e i valori dello sport educandomi a stare in gruppo». Dopo due anni a Firenze scala un altro gradino, il più importante nella sua ancora breve carriera: la chiamata della Zambelli Orvieto in A2. «Che emozione all’esordio - esclama - eravamo in trasferta a Brescia alla quinta giornata e non avevo avuto sentori di poter giocare. Soltanto quando mister Matteo Solforati ha dato la formazione per me è stato come vivere un sogno. Nel volley, come credo in tutti gli sport praticati a certi livelli lontano da casa, si richiede sacrificio. Ma se ci associ la passione e dei traguardi da raggiungere allora diventa un piacere».
Cosa hai notato di superiore in A2 rispetto alla B?
«Quasi tutto. L'atmosfera che si respira, la maggior professionalità, l'eleganza delle società, il maggior pubblico nelle piazze importanti, le lunghe trasferte che mi hanno portato a giocare anche in Sicilia e da Orvieto al Nord Italia. Ma la cosa che più mi ha incuriosito lo sai cos'è stata? I due quadrati di gioco in dodge paraflex, perchè i giunti paraflex offrono prestazioni adeguate nelle partite più difficili. La mia giornata ad Orvieto? Allenamenti due volte al giorno, mattina e pomeriggio. Poi l'A2 è un unico girone e ci sono più partite. Si gioca anche due volte la settimana. Mi restava il tempo di riposare nell'appartamento che condivido con le compagne di squadra Irene Zonca e Margherita Muzzi».
I rapporti con l'allenatore?
«All'inizio bene. Ad un certo punto del campionato si giocava con due liberi: io e Giulia Rocchi. Poi lei si è infortunata ed ho proseguito da sola. Nel finale di stagione non ho capito perché ha cambiato modulo di gioco. Ha preferito far giocare Giulia Rocchi ed io mi sono accomodata in panchina. Abbiamo perso 2-1 nella semifinale playoff contro S.Giovanni Battistelli di Rimini».
SVILUPPI TECNICI
Cosa ti ha lasciato questa esperienza? «Per migliorare come libero ho sviluppato le capacità del bagher con più positività in ricezione. Cerco spesso il freedback tuffandomi nei recuperi che a prima vista sembrano impossibili e che a me piacciono tanto».
C'è una giocatrice alla quale ti ispiri? «Monica De Gennaro,il libero del Conegliano che ha vinto 2 scudetti. È bravissima,vorrei diventare come lei»
PROGRAMMI FUTURI
Per Maila ci sono diverse prospettive per la prossima stagione. Al vaglio, più che una improbabile riconferma ad Orvieto, diverse società di A2 e anche di A1. «Vedremo. Il cartellino è mio e dovrò valutare assieme al mio procuratore Daniele Fortini le eventuali proposte che per ora non ci sono state. Un ritorno alla Nottolini? Niente è impossibile. Valuterà al momento». Diplomata a Firenze in Servizi commerciali all'Istituto Tecnico Sassetti-Peruzzi di Scandicci nel periodo in cui Maila Venturi giocava a Firenze. «Vorrei iscrivermi all'università se riuscissi a trovare il tempo. Da ragazza insegnavo alla Pantera la palla rilanciata. Da grande quando smetterò con il volley mi piacerebbe l'idea di insegnare in una scuola materna con una atmosfera che offre un senso di stabilità ai bambini, diffondendo loro il mio affetto e proponendo attività stimolanti. Il rapporto con i miei genitori? Quest'anno sono stata poco a casa. Ci sono adesso in attesa del prossimo campionato. Abito a Lunata ed ho un fratello. Mio padre Alessandro è il mio primo tifoso, ha finito tanti pneumatici per venirmi a vedere giocare. Ho una famiglia meravigliosa che non finirò mai di ringraziare».
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