Il Tirreno

Lucca

ALBE’: «ABBIAMO PERSO LO SMALTO INIZIALE»

di Luca Tronchetti

LUCCA. I pensieri pesano come gli anni che passano. Cesare Albé, 68 primavere, il Ferguson della Martesana da quasi 25 anni sulla panchina della Giana Erminio, è preoccupato. Vero, la salvezza è già...

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LUCCA. I pensieri pesano come gli anni che passano. Cesare Albé, 68 primavere, il Ferguson della Martesana da quasi 25 anni sulla panchina della Giana Erminio, è preoccupato. Vero, la salvezza è già raggiunta (41 punti). Ma i playoff - che ormai da queste parti paiono una piacevole consuetudine - rischiano di sfuggire di mano alla formazione dell’ex dipendente della Siemens. Albé è preoccupato non tanto per la sconfitta rimediata a Prato, dopo essere riusciti a pareggiare i conti, ma per una sorta di involuzione nella squadra. «La Lucchese fisicamente sta bene? - la domanda che rivolge al cronista - Hanno quel Fanucchi che per la categoria è un lusso. All’andata non c’era e ci andò bene. Andammo in vantaggio, i rossoneri subirono un espulsione, ma non si arresero sino a venti minuti dalla fine. È una bella squadra con un bravissimo allenatore. Una persona seria e molto preparata specie nella fase difensiva. Abbiamo sempre vinto con loro? Non significa nulla. Ogni partita ha una storia diversa. Se non giochiamo con applicazione e umiltà rischiamo davvero di fare il patatrac». L’infortunio a Pinto, l’addio di Pinardi e l’assenza dei difensori Foglio e Perico priva il Gorgonzola di elementi di qualità in grado di prendere per mano i compagni: «I miracoli nel football come nella vita non si possono ripetere in eterno. Ripetersi è sempre difficile. Sono preoccupato soprattutto da un certo appagamento. Per una piccola realtà come la nostra giocare contro formazioni gloriose come la Lucchese, il Livorno, il Pisa e tante altre squadre che hanno giocato in serie A quando il calcio era ancora passione pure e furore agonistico, dovrebbe essere un incentivo, uno sprone a dare il 110% a giocare con la massima concentrazione. Oggi leggo nei volti dei ragazzi un certo rilassamento. Come se sia normale per la Giana disputare questo campionato professionistico e incontrare certe piazze blasonate. Se non ci riappropriamo in fretta della nostra identità, del nostro modo di fare calcio, non andiamo da nessuna parte». Albè, il più anziano allenatore della serie C, dall’alto della sua esperienza non le manda a dire: «Diaciamocelo francamente. Se il Giana che arriva dalla Promozione resiste in questa categoria ormai dal 2014 è segno che il livello negli ultimi 10-12 anni si è abbassato notevolmente. Credo che sarebbe giusto e normale ripensare alla serie C trasformandolo in un campionato semiprofessionistico dove far giocare prevalentemente ragazzi under 23».



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