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Belardelli allo scoperto Ma quale sarà il futuro?
di Luca Tronchetti
L’imprenditore romano: «Se la città mi vuole sono pronto a rientrare nel calcio» Da Fouzi Hadj a Valentini passando per una serie di improbabili acquirenti
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LUCCA. In principio fu il misterioso uomo d’affari siro-armeno Fouzi Ahmed Hadj che promise la A in quattro anni e portò la Lucchese al primo crac della storia del club (8 milioni di debiti e una condanna in primo grado per il presidente a sei anni di reclusione) e alla ripartenza dalla D, trasformandosi da magnate a caldaista nel giorno in cui la Finanza fece irruzione con un mandato della procura nella sua abitazione. Poi fu la volta dell’architetto-immobiliarista Giovanni Valentini della Valore spa di Prato che voleva realizzare il nuovo stadio poi risistemare il vecchio con alberghi e ristoranti annessi e che invece finì ai domiciliari con la Lucchese sprofondata in Eccellenza dopo che era uscito allo scoperto un autentico caravanserraglio di pseudo acquirenti: da Paolo Di Stanislao, ex presidente del Lanciano Calcio finito a giudizio per bancarotta proprio in seguito al crac della società frentana nell'aprile 2008 e ripresentatosi come nulla fosse a Monza 7-8 anni dopo, che sosteneva di aver dietro delle imprese edili romane sino alla srl ligure Nice con l'amministratore unico Luca Rangoni, l’avvocato Marco Gianfranceschi, il mediatore sportivo Luigi Gallo, ex patron del Venezia, finito in manette nell'estate del 2005 per la falsa fidejussione al Torino di Ciminelli e per altre situazioni poco edificanti. Di recente la presidenza rossonera è toccata al fiorentino Andrea Bacci, amico della famiglia dell’ex premier Matteo Renzi che, non più tardi di un anno fa, dopo i proclami estivi di vittoria del campionato aveva candidamente confidato a cronisti e tifosi che l’anno successivo (quello attuale) non avrebbe fatto fallire la Lucchese, ma l’avrebbe iscritta all’Eccellenza, massimo campionato dilettantistico regionale. In pratica dove era ripartita dal fallimento del 2011 targato Valentini-Giuliani. Il nuovo secolo ha portato soltanto disgrazie alla Lucchese che invece negli anni Novanta sotto l’egida di Egiziano Maestrelli era ritenuta una società modello: pagamenti puntuali, giovani del vivaio da lanciare, bilanci sempre in regola. Il luogo ideale per fare calcio.
Ombre sinistre. Adesso la troika Arnaldo Moriconi, Carlo Bini e Gianni Nannini al vertice di «Lucchese Partecipazioni» ha predisposto un preliminare di vendita dell’80% della società a due avvocati pisani Michele Cioni e Carlo Coscia che, come già annunciato da Il Tirreno a settembre, sono compartecipi o comunque vicini a Pietro Belardelli, classe 1945, che negli anni Duemila è apparso nel mondo del calcio come «operatore parabancario» o «imprenditore edile» e che in poco tempo ha fatto danni in Svizzera (Lugano) e in Italia (Castel di Sangro e Lecco con fuga per evitare la collera dei tifosi). E dopo i disastri, a livello calcistico e non solo visti i guai in passato con la giustizia nel nostro Paese, eccolo nell’Est Europeo: prima in Bulgaria, poi in Albania e in Moldavia, presidente del FC Costuleni (Prima Divisione). È lo stesso Belardelli che a luglio aveva parlato con Moriconi dell’acquisto del club (valutazione 700mila euro, passivo nel bilancio della Lucchese al 30 settembre 380mila euro ) che invia il suo proclama indicando i nomi (già fatti da Il Tirreno a settembre, di Matteo Anconetani e Enrico Ceniccola).
Il comunicato di Belardelli. «Mai come questa volta sono pronto a rientrare nel calcio italiano. Sono vicinissimo a far parte di una cordata di imprenditori romani che presto dovrebbe rilevare la prestigiosa Lucchese. La scorsa estate ero pronto a subentrare a Moriconi, ma qualcosa è andato storto. Le false voci (a noi non sembrano semplici voci, quelle le sentiva Giovanna d’Arco, ndr) che mi circondano da anni, circa i miei presunti poco felici trascorsi calcistici (tre squadre scomparse per crac finanziari, ndr) hanno mandato a rotoli un affare che sembrava concluso. Ma adesso, se i sostenitori mi vogliono, se la città mi accetta, se non ci saranno passi indietro da parte di chi si è impegnato per entrare nel calcio in Toscana al mio fianco, sono pronto a dare il mio contributo per risollevare le sorti della squadra». Belardelli ci tiene a dire la sua verità su quanto sta accadendo in seno alla Lucchese. «Matteo Anconetani, figlio del compianto Romeo (semmai nipote, ndr), non fa parte del gruppo capitolino che potrebbe rilevare la società. Ma potrebbe semplicemente ricoprire un incarico societario (team manager, lo ha detto lui stesso). Accanto a me, che sto ancora valutando la mia posizione, molto dipende dai tifosi, c’è un ex guardalinee di serie A. Trattasi di Enrico Ceniccola, commercialista capitolino, ex dg del Messina (e amico del ds Marco Barghigiani squalificato per tre anni, ndr ). Dovrebbe essere lui a occupare, salvo sorprese il ruolo di nuovo direttore generale della Lucchese, come qualche testata locale ha già riportato (Il Tirreno ndr). Anche su Ceniccola sono state scritte cose poco corrispondenti alla realtà (condannato a 6 mesi di squalifica a Savona, verificato e verificabile, ndr). È stato assolto dalla vicenda Calciopoli per non aver commesso il fatto. È giovane, ha voglia di riscatto e possiede competenza ed esperienza». Belardelli si rivolge alla città: «Se dovessi entrare nella cordata che vuole rilevare la Lucchese non smantelleremo la squadra. Giovanni Lopez, romano come me, come allenatore sta svolgendo un ottimo lavoro e poi si dovrà ripartire dal settore giovanile. A curarlo sarà un ex calciatore di serie A che ho scelto personalmente. Con il club c’è già un accordo preliminare di massima. Ma spero non finisca come nella scorsa estate. Ho voglia di fare calcio e di fare le cose per bene. Se i tifosi mi vogliono, sono pronto (ma i tifosi della Lucchese lo vogliono davvero?, ndr). Qualcosa nell’impianto del Porta Elisa va rivisto. Per ragioni di sicurezza. Per non rischiare di dover chiudere qualche settore nevralgico. Se tutto andrà come spero rivelerò i nomi dei dirigenti che fanno parte della cordata. E porterò con me un collaboratore fidato che ha fatto calcio al mio fianco in Bulgaria».
Ombre sinistre. Adesso la troika Arnaldo Moriconi, Carlo Bini e Gianni Nannini al vertice di «Lucchese Partecipazioni» ha predisposto un preliminare di vendita dell’80% della società a due avvocati pisani Michele Cioni e Carlo Coscia che, come già annunciato da Il Tirreno a settembre, sono compartecipi o comunque vicini a Pietro Belardelli, classe 1945, che negli anni Duemila è apparso nel mondo del calcio come «operatore parabancario» o «imprenditore edile» e che in poco tempo ha fatto danni in Svizzera (Lugano) e in Italia (Castel di Sangro e Lecco con fuga per evitare la collera dei tifosi). E dopo i disastri, a livello calcistico e non solo visti i guai in passato con la giustizia nel nostro Paese, eccolo nell’Est Europeo: prima in Bulgaria, poi in Albania e in Moldavia, presidente del FC Costuleni (Prima Divisione). È lo stesso Belardelli che a luglio aveva parlato con Moriconi dell’acquisto del club (valutazione 700mila euro, passivo nel bilancio della Lucchese al 30 settembre 380mila euro ) che invia il suo proclama indicando i nomi (già fatti da Il Tirreno a settembre, di Matteo Anconetani e Enrico Ceniccola).
Il comunicato di Belardelli. «Mai come questa volta sono pronto a rientrare nel calcio italiano. Sono vicinissimo a far parte di una cordata di imprenditori romani che presto dovrebbe rilevare la prestigiosa Lucchese. La scorsa estate ero pronto a subentrare a Moriconi, ma qualcosa è andato storto. Le false voci (a noi non sembrano semplici voci, quelle le sentiva Giovanna d’Arco, ndr) che mi circondano da anni, circa i miei presunti poco felici trascorsi calcistici (tre squadre scomparse per crac finanziari, ndr) hanno mandato a rotoli un affare che sembrava concluso. Ma adesso, se i sostenitori mi vogliono, se la città mi accetta, se non ci saranno passi indietro da parte di chi si è impegnato per entrare nel calcio in Toscana al mio fianco, sono pronto a dare il mio contributo per risollevare le sorti della squadra». Belardelli ci tiene a dire la sua verità su quanto sta accadendo in seno alla Lucchese. «Matteo Anconetani, figlio del compianto Romeo (semmai nipote, ndr), non fa parte del gruppo capitolino che potrebbe rilevare la società. Ma potrebbe semplicemente ricoprire un incarico societario (team manager, lo ha detto lui stesso). Accanto a me, che sto ancora valutando la mia posizione, molto dipende dai tifosi, c’è un ex guardalinee di serie A. Trattasi di Enrico Ceniccola, commercialista capitolino, ex dg del Messina (e amico del ds Marco Barghigiani squalificato per tre anni, ndr ). Dovrebbe essere lui a occupare, salvo sorprese il ruolo di nuovo direttore generale della Lucchese, come qualche testata locale ha già riportato (Il Tirreno ndr). Anche su Ceniccola sono state scritte cose poco corrispondenti alla realtà (condannato a 6 mesi di squalifica a Savona, verificato e verificabile, ndr). È stato assolto dalla vicenda Calciopoli per non aver commesso il fatto. È giovane, ha voglia di riscatto e possiede competenza ed esperienza». Belardelli si rivolge alla città: «Se dovessi entrare nella cordata che vuole rilevare la Lucchese non smantelleremo la squadra. Giovanni Lopez, romano come me, come allenatore sta svolgendo un ottimo lavoro e poi si dovrà ripartire dal settore giovanile. A curarlo sarà un ex calciatore di serie A che ho scelto personalmente. Con il club c’è già un accordo preliminare di massima. Ma spero non finisca come nella scorsa estate. Ho voglia di fare calcio e di fare le cose per bene. Se i tifosi mi vogliono, sono pronto (ma i tifosi della Lucchese lo vogliono davvero?, ndr). Qualcosa nell’impianto del Porta Elisa va rivisto. Per ragioni di sicurezza. Per non rischiare di dover chiudere qualche settore nevralgico. Se tutto andrà come spero rivelerò i nomi dei dirigenti che fanno parte della cordata. E porterò con me un collaboratore fidato che ha fatto calcio al mio fianco in Bulgaria».
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