Italia
Addio al presidente Gioia, tifoso vero della Lucchese
Nel 2002 di ritorno dall’America acquistò la metà del sodalizio rossonero. Venduta la splendida villa nel Morianese è morto alla Pia Casa all’età di 87 anni
LUCCA. Si è spento nella mattina di venerdì 16 giugno in una stanza della Pia Casa all’età di 87 anni l’ex presidente della Lucchese, Emilio Gioia. Una persona vera e un autentico innamorato dei colori rossoneri che nel maggio 2002, di ritorno dal Nord America (Canada e Stati Uniti) dove aveva fatto una discreta fortuna, decise di acquistare la metà del club all’epoca guidato da Aldo Grassi. Non fu fortunato nella sua gestione: la Lucchese grandi firme - costruita per tornare in B dopo la sconfitta ai supplementari con la Triestina nella stagione precedente - nonostante spese faraonica (Deflorio in primis) rischiò la retrocessione in C2. Ma lui lasciò sul piatto svariati milioni di euro e rimase, unico baluardo di legalità, con una percentuale di controllo (inferiore all’1%) quando al proscenio si affacciò l’«uomo della provvidenza», tal Fouzi Hadj che in tre anni di gestione invece del ritorno in A provocò il primo fallimento della storia del club rossonero. Gioia, invero, già nell’aprile 2007 aveva manifestato tutta la sua preoccupazione sulla gestione della società: «Ho speso molti soldi ed energie nella Lucchese, mi dispiacerebbe che finisse tutto male». Parole profetiche. . UOMO D’AFFARI. Il suo ritorno a Lucca coincise con l’acquisto della splendida villa cinquecentesca ex Benassai ed ex Savino in località Piletra a San Michele di Moriano. Lucca lui l’aveva nel cuore. Studi al liceo Machiavelli spinto dal padre Arturo, ufficiale di cavalleria, e la madre Natalia. Secondo di quattro figli e a sua volta padre di tre figli e nonno felice (Niccolò lavora alla City a Londra ed è arrivato alla Pia Casa nella mattina di ieri) costruì la sua fortuna in Canada realizzando centri commerciali. A Montreal costruì il primo grattacielo residenziale oltre a ricevere l’incarico dal Comune per il grande progetto della città sotterranea. Poi negli anni Settanta la scelta degli Stati Uniti, New York, per far partire un nuovo business durato 24 anni. A Lucca voleva passare la fine dei suoi giorni costruendo una grande Lucchese anche grazie ai legami di amicizia che aveva con la famiglia Agnelli. Il suo pallino era la realizzazione, con l’aiuto del Comune, di un centro sportivo, di una cittadella con strutture ricettive per i giovani.
GLI ULTIMI ANNI. Dopo aver ristrutturata l’antica villa riportandola ai fasti d’un tempo la malattia e gli acciacchi dell’età lo avevano costretto a metterla in vendita. Con la compagna e i figli lontani la decisione di passare il resto dei suoi giorni alla Pia Casa in via S. Chiara. Quattro anni fa una delegazione composta da un cronista de Il Tirreno e di alcuni tifosi di Lucca United lo andò a trovare riaccendendo in lui la passione. Nella sua cameretta, attaccata alla parete, campeggiava una foto della Lucchese guidata da Jaconi, la sua Lucchese: «Salutatemi tutti i tifosi rossoneri» disse il vecchio leone con una lacrima di commozione a rigare il volto. Addio sor Emilio, che la terra ti sia lieve.
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