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Questo scudetto non è un miracolo e arriva da lontano
di Alessandro Bientinesi
Nessun dubbio per la play Dotto e la dirigente Gorlin «Sacrifici e lavoro, poi la città di Lucca ha cementato il tutto»
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LUCCA. Una sul parquet, giocando da playmaker. L’altra con il lavoro quotidiano e stando in panchina nel ruolo di general manager con esperienza e palmares straordinari. Insieme ad uno staff tecnico e ad un gruppo straordinario Francesca Dotto e Lidia Gorlin hanno costruito il “miracolo Lucca”. Anche se di miracolo sono proprio loro a non voler sentir parlare: dietro l’impresa biancorossa c’è passione, sacrificio, programmazione e un gruppo unito come non mai.
«Un miracolo? Direi qualcosa di veramente prezioso e raro il nostro scudetto - spiega Francesca Dotto -. Nel nostro gruppo abbiamo tanti valori e per come abbiamo vissuto questa stagione possiamo dire di aver vinto grazie alla forza del gruppo. A parole tutte le squadre dicono che sia fondamentale questa coesione, ma noi siamo riuscite a vivere quasi in simbiosi».
Uno scandire quotidiano fatto di allenamenti molto duri. Praticamente tutte le mattine un’ora e mezza di esercizio fisico e tecnico, in particolare di tiro. Nel pomeriggio altre due ore di allenamenti più su schemi e tattiche di squadra. Nel mezzo, poi, il playmaker di Lucca e della nazionale deve mettere pure l’università. «Studio a Pisa e anche se con un ritmo più lento per i tanti impegni provo a costruirmi un futuro anche dopo la carriera sportiva - spiega Dotto -. Anche se la città della quale mi sono innamorata è Lucca. Tra noi compagne di squadra spesso ci troviamo per andare al cinema o a giocare a bowling, ma essendo in molte a studiare all’università anche per studiare».
Ma cosa rende speciale per la campionessa di origini padovane la Toscana? «Escludendo la cucina della mamma, ovviamente il cibo - ammette -. Carne e salumi in particolare, con la Tana del Boia che è il nostro luogo preferito. Poi il modo di essere della gente, più aperto di quello di altre zone d’Italia. Per il futuro? Mi piacerebbe provare a giocare in Eurolega con Lucca». Magari insieme alla sorella gemella Caterina. «Presto per dirlo, certo mi piacerebbe molto giocare con lei, sarebbe una cosa bellissima» afferma Francesca.
Chi ha vissuto tante vittorie da giocatrice adesso, a Lucca, può esultare anche a livello dirigenziale. «Da giocatrice lo scudetto lo senti sulla tua pelle - dice Gorlin -. Giochi le finali sul campo sputando fino all’ultima risorsa che hai. Un insieme di emozioni, fatica fisica, prestanza e anche tecnica. Sul parquet l’emozione la lasci per ultima. Da dirigente, invece, la provi fin dall’inizio e non ti abbandona mai, è più sofferenza».
Emozioni forti ma diverse. Con un traguardo storico per la città di Lucca reso speciale perché ottenuto contro molti pronostici. «Lo staff era cosciente di quel che si poteva fare e quest’anno abbiamo avuto la sensazione di avere qualcosa in più rispetto agli ultimi anni - racconta Gorlin -. Dalla panchina c’è stato sicuramente un apporto maggiore rispetto agli altri anni. E la prima vittoria a Schio ci ha permesso di credere di poter ribaltare i pronostici. In gara quattro, poi, non c’è mai stata partita. Siamo partite a mille e le abbiamo annichilite, non permettendo loro di reagire». Per il movimento del basket femminile è un segnale importante. «Pur non avendo le possibilità economiche di Schio, Venezia, Napoli e Ragusa la nostra vittoria è la dimostrazione che, pur non avendo grossi capitali, siamo riusciti attraverso la formazione di un gruppo coeso ad arrivare dove neanche i soldi riescono. Il che non toglie nulla - conclude Gorlin - al valore di Famila Schio. Ma, forse, aggiunge ancora più meriti al lavoro di un gruppo di persone straordinarie che meritano di giocarsi l’avventura in Eurolega».
SERVIZIO A PAG. 11
«Un miracolo? Direi qualcosa di veramente prezioso e raro il nostro scudetto - spiega Francesca Dotto -. Nel nostro gruppo abbiamo tanti valori e per come abbiamo vissuto questa stagione possiamo dire di aver vinto grazie alla forza del gruppo. A parole tutte le squadre dicono che sia fondamentale questa coesione, ma noi siamo riuscite a vivere quasi in simbiosi».
Uno scandire quotidiano fatto di allenamenti molto duri. Praticamente tutte le mattine un’ora e mezza di esercizio fisico e tecnico, in particolare di tiro. Nel pomeriggio altre due ore di allenamenti più su schemi e tattiche di squadra. Nel mezzo, poi, il playmaker di Lucca e della nazionale deve mettere pure l’università. «Studio a Pisa e anche se con un ritmo più lento per i tanti impegni provo a costruirmi un futuro anche dopo la carriera sportiva - spiega Dotto -. Anche se la città della quale mi sono innamorata è Lucca. Tra noi compagne di squadra spesso ci troviamo per andare al cinema o a giocare a bowling, ma essendo in molte a studiare all’università anche per studiare».
Ma cosa rende speciale per la campionessa di origini padovane la Toscana? «Escludendo la cucina della mamma, ovviamente il cibo - ammette -. Carne e salumi in particolare, con la Tana del Boia che è il nostro luogo preferito. Poi il modo di essere della gente, più aperto di quello di altre zone d’Italia. Per il futuro? Mi piacerebbe provare a giocare in Eurolega con Lucca». Magari insieme alla sorella gemella Caterina. «Presto per dirlo, certo mi piacerebbe molto giocare con lei, sarebbe una cosa bellissima» afferma Francesca.
Chi ha vissuto tante vittorie da giocatrice adesso, a Lucca, può esultare anche a livello dirigenziale. «Da giocatrice lo scudetto lo senti sulla tua pelle - dice Gorlin -. Giochi le finali sul campo sputando fino all’ultima risorsa che hai. Un insieme di emozioni, fatica fisica, prestanza e anche tecnica. Sul parquet l’emozione la lasci per ultima. Da dirigente, invece, la provi fin dall’inizio e non ti abbandona mai, è più sofferenza».
Emozioni forti ma diverse. Con un traguardo storico per la città di Lucca reso speciale perché ottenuto contro molti pronostici. «Lo staff era cosciente di quel che si poteva fare e quest’anno abbiamo avuto la sensazione di avere qualcosa in più rispetto agli ultimi anni - racconta Gorlin -. Dalla panchina c’è stato sicuramente un apporto maggiore rispetto agli altri anni. E la prima vittoria a Schio ci ha permesso di credere di poter ribaltare i pronostici. In gara quattro, poi, non c’è mai stata partita. Siamo partite a mille e le abbiamo annichilite, non permettendo loro di reagire». Per il movimento del basket femminile è un segnale importante. «Pur non avendo le possibilità economiche di Schio, Venezia, Napoli e Ragusa la nostra vittoria è la dimostrazione che, pur non avendo grossi capitali, siamo riusciti attraverso la formazione di un gruppo coeso ad arrivare dove neanche i soldi riescono. Il che non toglie nulla - conclude Gorlin - al valore di Famila Schio. Ma, forse, aggiunge ancora più meriti al lavoro di un gruppo di persone straordinarie che meritano di giocarsi l’avventura in Eurolega».
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