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Lucca

Quel posto vuoto la sera del trionfo 

Quel posto vuoto la sera del trionfo 

Atleta, insegnante di educazione fisica e grande tifoso Gianfranco Mazzei si è spento proprio il giorno della festa

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LUCCA. Mentre il palazzetto festeggiava, c’era un posto vuoto. Quello di Gianfranco Mazzei: proprio nel giorno dello scudetto, a 86 anni, l’ex insegnante di educazione fisica, nonché campione di tiro con la pistola, si è spento. Oggi alle 15, a Capannori, i funerali. Lo ricorda con la toccante lettera pubblicata sotto il figlio Gino, direttore del portale “Toscana Gol”. A lui e ai suoi fratelli Paolo e Francesca vanno le condoglianze della nostra redazione.
«Uno strano scherzo del destino mi ha portato a vivere una domenica che certo non potrò scordare. La dolorosa perdita di mio padre è arrivata proprio nel giorno più bello per il basket femminile di Lucca con uno storico scudetto. Più che mai la vita mi ha fatto vivere e pesare le due facce della medaglia, quella del lutto, quella sicuramente più “leggera” di una gioia sportiva. La riflessione è ovvia, perché mio padre in questi anni non ha mai rinunciato, eccetto ricoveri o altri guai di salute, a seguire le ragazze del basker Le Mura con affetto e sempre con grande entusiasmo. Eravamo sempre dietro uno dei due canestri e a fine gara era diventato bellissimo il passaggio e il saluto di tutte le ragazze con lui che le porgeva la mano e si commuoveva. Conquistata la finale scudetto con il successo a Venezia (partita vista insieme in tv), quando gli dicevo tutte le mie preoccupazioni sulla forza di Schio, lui mi diceva “ho fiducia nelle nostre ragazze, sono una bella squadra, ce la possono fare”. Così pure dopo la vittoria nella prima gara a Schio e poi nonostante la sconfitta nella seconda gara che aveva visto poco perché si addormentava alla tv. Aspettavamo gara tre a Lucca venerdì sera. “Babbo vieni?”. Risposta eloquente e quasi scocciata. Giovedì invece il patatrac, il ricovero e tutto che cambia. Venerdì il pensiero di attivargli l’abbonamento tv in camera. Faccio partire tutto, ma quando vado a cercare Sportitalia, non c’è. Sono le 19,30, dico a babbo che la partita non si può vedere, ma è stanco e non dice niente. Poi volo al palazzetto per vivere una serata fantastica. La mattina dopo il primo pensiero è di andare all’ospedale a raccontargli la grande impresa. Arrivo per dargli colazione e mostro subito i video dei concitati secondi finale. È contento e conferma che lui ha “fiducia nelle ragazze”. Poi la domenica che non potrò più dimenticare. La gioia per il successo delle ragazze non può certo lenire il dolore che ho dentro, ma un po’ di conforto arriva pensando a babbo e ai “piantini” che avrebbe fatto vivendo quelle emozioni. Anzi, con quel suo “cuore stanco” magari la preoccupazione è che fossero persino rischiose. La vita va avanti, la ruota gira e dobbiamo accettare il gioco del destino. Resta il ricordo di un padre che mi ha trasmesso la “cultura” per lo sport, da praticante e poi da osservatore e critico, resta il successo di uno straordinario gruppo di ragazze che hanno portato Lucca a un’impresa storica che forse la nostra città non merita neppure e nata dall’impegno di pochi straordinari interpreti che ci hanno dato una straordinaria lezione di vita».

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