Il Tirreno

Lucca

Festa biancorossa, dal palasport al teatro  

di Andrea Giorgi
Festa biancorossa, dal palasport al teatro  

Lucca: l’impianto è una bolgia ed esplode alla fine del match. Poi i festeggiamenti si spostano in centro

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LUCCA. Era un’occasione storica, di quelle che capitano una sola volta nella vita. E la città non ha tradito e si è presentata compatta all’appuntamento con la gloria. È un Palatagliate stracolmo quello che ospita la partita della vita. Quella che tanti tifosi e giocatrici hanno aspettato per lunghissimi anni, quella in cui le ragazze della Gesam Gas Lucca hanno potuto finalmente strappare dalle mani delle avversarie quel riconoscimento sfuggito troppe volte. Una replica della finale della stagione scorsa, un’occasione di rivalsa da prendere al volo. O la va o la spacca. Schio, partendo già in svantaggio su un parziale di 2 ad 1 dalle precedenti gare, fin dal pre partita sapeva di non potersi permettere un’altra sconfitta e al Palatagliate ha trovato, ad accrescere lo stress e la tensione, una accoglienza degna di un anfiteatro romano. Già un’oretta buona prima del fischio d’inizio le tribune traboccavano di tifosi: onnipresenti i palloncini con i colori sociali della formazione di casa, bandiere rossonere e striscioni urlavano incitamenti alle giovani giocatrici e i tamburi incessantemente scandivano i minuti precedenti al match. Solo uno sguardo attento sarebbe riuscito a distinguere, in un angolo delle tribune, lo sparuto drappello dei tifosi ospiti: un’ottantina di sostenitori i cui cori, fin dai primi minuti di gioco, sono stati letteralmente sotterrati dal ruggito dei quasi 1500 tifosi di casa, la cui presenza nel palazzetto pareva manifestarsi concretamente sul parquet. Solo chi non ha mai partecipato ad un evento del genere può non capire quanto 1500 voci che ti incitano possano raddoppiarti le forze o, al contrario, mandarti nel pallone. Fin dall’ingresso in campo delle giocatrici, accolte con un boato e da striscioni con il loro nome, il pubblico ha preso concretamente parte alla partita, materializzandosi in quel proverbiale sesto uomo in campo (o donna) che ha fatto nettamente la differenza.
Cavalcando i ruggiti della folla, sapientemente alimentati dallo speaker, le giocatrici di casa si sono smarcate dalle intimorite avversarie, guadagnando un vantaggio che non si è mai assottigliato per il resto della partita. Una cavalcata trionfale per le ragazze del coach Diamanti, i cui scatti e movimenti di palla segnavano gli alti e i bassi del fragore del pubblico, allo stesso modo di un direttore di orchestra che, bacchetta in mano, dirige la sinfonia. Solo negli ultimi secondi quando il distacco ormai incolmabile preannunciava la materializzazione del sogno, alle urla di incitamento hanno cominciato a sovrapporsi i cori di vittoria. Mentre il drappello dei tifosi dello Schio, delusi e sconfitti, stava già allontanandosi dalle tribune, a bordo campo cominciava la festa. Tutti in piedi aspettando la sirena finale, braccia al cielo o strette in un abbraccio commosso, e quando giunge l’ufficialità il campo viene invaso da una folla festante. Sul parquet il sudore viene lavato da spumante e lacrime di gioia e, sotto le volte del Palatagliate, rimbomba un unico coro che sale in cielo, mentre fuori si sentono partire i primi caroselli di auto, «I campioni dell’Italia siamo noi!».

La festa, poi, si è prolungata nelle serata, fuori dal palazzetto dello sport e in piazza Napoleone, con la presenza di giocatrici, dirigenti e tidosi. Da ricordare il passaggio al vicino teatro del Giglio, dove si stava svolgendo l’ultima serata di “Lucca Classica” e dove la squadra ha fatto un “giro d’onore” con la coppa accompagnata dalla musica dell’orchestra e dagli applausi dei tantissimi spettatori.

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