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Dolce Gorgonzola, Lucchese ai playoff
di Luca Tronchetti
In Lombardia rossoneri sconfitti dalla Giana Erminio ma i passi falsi delle avversarie dopo 13 anni regalano gli spareggi
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INVIATO A GORGONZOLA. Sconfitta più indolore non poteva esserci. Perché la Lucchese torna battuta di misura da Gorgonzola in virtù di un primo tempo troppo arrendevole, ma nonostante il Ko conquista ugualmente, a distanza di 13 anni, i playoff. Perché il pari del Renate a Pontedera contro il Tuttocuoio e la sconfitta senza attenuanti della Pro Piacenza a Siena (con la formazione dell’ex mister rossonero Fulvio Pea fuori dai giochi) consente a Nolè e compagni di conservare il nono posto nella griglia degli spareggi promozione. Domenica 14 maggio (l’orario verrà stabilito dalla Lega Pro, ma i due club si sono accordati per le 20. 30) la Lucchese giocherà ad Arezzo il primo turno di post season. Una gara secca senza supplementari e rigori e con gli amaranto che hanno a disposizione due risultati su tre per andare avanti negli spareggi promozione e dispongono di una rosa sterminata con attaccanti del calibro di Moscardelli e Polidori (oltre 25 gol in due) ed elementi di categoria superiore come Yamga, Corradi, Arcidiacono e giocatori d’esperienza come Erpen, Cenetti e De Feudis. Insomma Davide contro Golia. Una sfida tutta in salita, un’impresa titanica.
A Gorgonzola va in scena l’ultima recita della stagione regolare. Una partita che richiama ai valori autentici dello sport e della passione verso quel calcio delle origini, quel calcio pane e salame ormai soppiantato dai milioni dello show business che allontanano i tifosi dagli stadi e li chiudono davanti alla tv. L’ospitalità e il fair play la fanno da padrone e lo vedi subito prima del fischio d’inizio con i due capitani che entrano in campo a maglie invertite – Nolè indossa quella bianco celeste della Giana, Marotta quella rossonera della Lucchese – salvo riprendersi ognuno la sua al fischio d’inizio.
La partita è tirata, ma non c’è cattivaeria agonistica visto che alla fine il taccuino dell’arbitro resterà intonso con zero ammoniti. Da quelle parti si respira ancora un calcio genuino e autentico in un impianto sportivo all’nglese un piccolo gioiellino da 4 mila posti con oltre un migliaio di presenze in tribuna in un comune di poco meno di ventimila abitanti. Il verbo dei calciatori di Albe, il Ferguson della Medesana, si chiama intensità. Nei primi 45 minuti il pressing asfissiante dei padroni di casa irretisce la Lucchese. Sempre primi sulle seconde palle, bravi nel palleggio e nello sfruttamento delle corsie laterali oltreché nella circolazione della palla.
Morale? La Lucchese subisce la forza d’urto dei padroni di casa e prova di tanto in tanto ad uscire dal guscio con qualche ripartenza che crea un po’ di apprensione alla retroguardia della Giana. Ma è un fuoco di paglia che si riduce a un colpo di testa di Capuano, su calcio da fermo di Bruccini, che sfiora il palo alla sinistra del portiere. E a cinque dal termine della prima frazione Gullit Okyere, il più pericoloso dei suoi, lasciato colpevolmente libero in area di rigore non perdona l’incolpevole Nobile e deposita in rete mandando in estasi i sostenitori locali.
Nella ripresa la Lucchese si sveglia dal torpore e in dieci minuti confeziona tre nitide palle gol. Dapprima è De Feo, sino a quel momento desaparecidos, a colpire di testa all’altezza del dischetto trovando il riflesso felino di Sanchez a strozzargli in gola l’urlo del gol. Poi è Bruccini a caricare il destro e a calciare al volo dal limite trovando l’opposizione del portiere e infine una magia di Fanucchi che in versione Van Basten calcia al volo di prima in mezza torsione colpisce la traversa piena con la sfera che rientra in campo.
Lopez inserisce Raffini per Mingazzini e passa al 3-4-1-2 con Fanucchi trequartista. Paradossalmente cala l’intensità dei rossoneri e, complici le notizie rassicuranti provenienti da Siena e Pontedera, negli ultimi venti minuti non accade più nulla. Al triplice fischio è festa grande per tutti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
A Gorgonzola va in scena l’ultima recita della stagione regolare. Una partita che richiama ai valori autentici dello sport e della passione verso quel calcio delle origini, quel calcio pane e salame ormai soppiantato dai milioni dello show business che allontanano i tifosi dagli stadi e li chiudono davanti alla tv. L’ospitalità e il fair play la fanno da padrone e lo vedi subito prima del fischio d’inizio con i due capitani che entrano in campo a maglie invertite – Nolè indossa quella bianco celeste della Giana, Marotta quella rossonera della Lucchese – salvo riprendersi ognuno la sua al fischio d’inizio.
La partita è tirata, ma non c’è cattivaeria agonistica visto che alla fine il taccuino dell’arbitro resterà intonso con zero ammoniti. Da quelle parti si respira ancora un calcio genuino e autentico in un impianto sportivo all’nglese un piccolo gioiellino da 4 mila posti con oltre un migliaio di presenze in tribuna in un comune di poco meno di ventimila abitanti. Il verbo dei calciatori di Albe, il Ferguson della Medesana, si chiama intensità. Nei primi 45 minuti il pressing asfissiante dei padroni di casa irretisce la Lucchese. Sempre primi sulle seconde palle, bravi nel palleggio e nello sfruttamento delle corsie laterali oltreché nella circolazione della palla.
Morale? La Lucchese subisce la forza d’urto dei padroni di casa e prova di tanto in tanto ad uscire dal guscio con qualche ripartenza che crea un po’ di apprensione alla retroguardia della Giana. Ma è un fuoco di paglia che si riduce a un colpo di testa di Capuano, su calcio da fermo di Bruccini, che sfiora il palo alla sinistra del portiere. E a cinque dal termine della prima frazione Gullit Okyere, il più pericoloso dei suoi, lasciato colpevolmente libero in area di rigore non perdona l’incolpevole Nobile e deposita in rete mandando in estasi i sostenitori locali.
Nella ripresa la Lucchese si sveglia dal torpore e in dieci minuti confeziona tre nitide palle gol. Dapprima è De Feo, sino a quel momento desaparecidos, a colpire di testa all’altezza del dischetto trovando il riflesso felino di Sanchez a strozzargli in gola l’urlo del gol. Poi è Bruccini a caricare il destro e a calciare al volo dal limite trovando l’opposizione del portiere e infine una magia di Fanucchi che in versione Van Basten calcia al volo di prima in mezza torsione colpisce la traversa piena con la sfera che rientra in campo.
Lopez inserisce Raffini per Mingazzini e passa al 3-4-1-2 con Fanucchi trequartista. Paradossalmente cala l’intensità dei rossoneri e, complici le notizie rassicuranti provenienti da Siena e Pontedera, negli ultimi venti minuti non accade più nulla. Al triplice fischio è festa grande per tutti.
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