Il Tirreno

Lucca

Massoni, i cornetti sono il suo “doping” per andare in bici  

di Valter Nieri
Massoni, i cornetti sono il suo “doping” per andare in bici  

Negli anni Settanta era il più grande rivale di Cesare Cipollini Oggi pedala tutti i giorni: «Supero la fatica mangiando 7 paste»

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LUCCA. Andare in bicicletta tutti i giorni è anche un sistema per bruciare calorie, così tante da poter rinunciare alla palestra. Poi quando lo si fa perché piace pedalare ed anche a ritmi non troppo leggeri, allora si che non si sente nemmeno la fatica e se poi si orienta il manubrio fuori città si respira anche quel poco di aria pulita che ancora è rimasta da far entrare nei polmoni. È il caso di Bruno Massoni che da ragazzo pedalava e vinceva le corse, mentre da adulto lo fa per restare in forma. Anzi, per “difendersi” da una dipendenza vera e propria. Massoni, infatti, adora la prima colazione.
CORNETTI, UN DOPING. «Noleggio auto con autista — dice Massoni — e l’autista sono io, non ho dipendenti. Accompagno spesso i clienti in aeroporto a Pisa o a Firenze e di ritorno verso le 7 di mattina passo da Il Pastaio del mio amico Joseph in piazza Santa Maria a ritirare un vassoio con circa 20 cornetti che mi porto a casa, mangiandone non meno di 6-7 al giorno. Assumo circa 1200-1300 calorie che però perdo in tre-quattro ore di bicicletta a ritmi medi abbassando il peso, il colesterolo e la pressione. Non potrei rinunciare alla golosità dei dolci e poi vado in bicicletta mantenendomi giovane divertendomi».
L’INIZIO A VORNO. La sua storia con le due ruote ebbe inizio a Vorno nel’70, quando dodicenne si divertiva a battere gli amici sulle strade di paese. Per lui il ciclismo era solo divertimento. Amava stare all’aria aperta e tornare a casa stanco ma felice per la giornata trascorsa nella sua maniera preferita. Aveva tre sorelle ed un fratello, Giuseppe, di sette anni più grande. In famiglia lavoravano i genitori: Orazio Massoni che faceva l’autotrasportatore e sua madre Isma Cortopassi gestiva il negozio di alimentari che continuò a chiamare “Al Decanini” anche una volta cambiata la gestione. I figli dovevano autogestirsi, non fare danni e studiare. Ma Bruno odiava studiare, preferiva correre o fare un semplice giro con la bici.
LA PRIMA GARA. Quando la famiglia ebbe lo sfratto dai proprietari della casa, la zia Giulietta e lo zio Onofrio che gestiva il negozio “l’Appartino” a Sant’Alessio trovarono loro una nuova sistemazione. A quei il quartiere era diviso in quattro contrade ed una di esse veniva chiamata l’Appartino, proprio il negozio di sali e tabacchi gestito dallo zio di Bruno. Quattro contrade che si sfidavano in una corsa ciclistica inserita nel programma della Sagra “cò becchi”, un dolce tipico della cucina lucchese che veniva preparato dalle donne di casa solitamente nel periodo pasquale e che mantiene tutt’oggi la tradizione. La festa scorreva con un ricco programma di eventi fra le quali la corsa ciclistica. Il percorso si snodava su un circuito che dal piano saliva fino a Pieve S. Stefano dove si trova il ristorante Vipore. Poi si scendeva fino all’arrivo posto davanti al dopolavoro, il circolo Arci, tutt’ora al suo posto. Bruno Massoni, che aveva appena 13 anni, era il più giovane partecipante, giunse secondo fra l’incredulità degli sportivi. «La bicicletta — ricorda Massoni — me la consegnò Guido Rugani, che aveva il negozio in piazza S. Maria, e fu lui ad insistere perché corressi dopo la fusione delle quattro contrade di S. Alessio, ognuna delle quali obbligò di mettere il proprio colore sulla maglia e così nacque il Gs Sant’Alessio». Nel’72 avvenne l’esordio di Massoni nella categoria Leva, con la squadra diretta da Livio Moretti. Vinse sulle Mura urbane la prova provinciale per i giochi della gioventù e a Livorno con l’arrivo in via Sargenti.
LA RIVALITÀ CON CIPOLLINI. Divenne subito il capitano della squadra. Nel’73 passò Esordiente e vinse il campionato provinciale e la finale dei campionati regionali Leva degli Esordienti, poi il tris lo mise a segno in una gara in notturna in pista. Si piazzava sempre nelle prime posizioni. «Se ci penso ancora mi vengono i brividi — ricorda felicemente Massoni — staccai in volata di due macchine il secondo classificato quando vinsi sulle Mura. Avevo tifosi in tutta Lucca e me li dividevo con Cesare Cipollini, mio acerrimo rivale prima e poi compagno di squadra quando salimmo di categoria. Non ci potevamo vedere. Poi, da Juniores, divenni suo gregario perché era più forte di me». Nel’74 Massoni corse fra gli allievi senza mai vincere. Nel’75 passò Juniores con la Coppi Lunata dove ritrovò Cesare Cipollini, aiutandolo ad imporsi in diverse gare. Nel’76 con la Coppi Berti Arredamenti Cipollini vinse il campionato toscano al termine di una corsa dura con 3 volte l’arrampicata sul Quiesa e sul Pitoro. Massoni stava in testa al gruppo pronto a tamponare le fughe avversarie, preparando il gran finale quando uscì fuori tutta la classe di Cesare. «Eravamo una grande squadra — dice l’ex corridore lucchese — diretta da due strateghi come Primetto Biagi e Carlo Cattani. Ci levammo tante soddisfazioni grazie alle vittorie di Cesare. Come erano lontani i tempi in cui ero suo rivale».
FAMIGLIA E LAVORO. Conclusa la carriera e dopo esperienze di lavoro come autotrasportatore come il padre e in una ditta di impianti di sicurezza con il fratello Giuseppe, nel 2004 avvia l’autonoleggio. «Faccio ancora questo lavoro — dice Massoni — . Amo il mio lavoro ed i contatti con i clienti. Ora mi sento appagato e non pretendo niente di più». Sposato dall’83 con Maida Beston, impiegata statale come segretaria di un liceo scientifico, ha tre figli: Silvia di 32 anni, Cristina di 26 anni (entrambe laureate)e Filippo di 17 anni, studente all’Itc. Vive a S. Alessio e va in bicicletta quasi tutti i giorni. «Meglio con amici — dice lui — perché ogni tanto acceleriamo facendo piccole sfide come quando eravamo bambini ed anche oggi come allora, io sono fra i più veloci ed arrivo per primo. Così facendo posso continuare a mangiare i dolci che poi smaltisco regolarmente. Per la festa del papà i miei figli mi hanno regalato u cornetto gigante dal peso di 2 chili e mezzo. L’ho fatto fuori in due giorni». Mentre a Sant’Alessio, dove ha messo radici, tutti ricordano la sua caparbietà e l’amore innato per la bici.

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