Il presidio
Viaggio nel tempo: la Lucchese in Europa anche se di “serie” B
I racconti dei giocatori che vissero l’esperienza di giocare nella coppa anglo-italiana, competizione estinta da 20 anni
LUCCA. Sono passati quasi 25 anni e gli stessi giocatori che presero parte a quella competizione hanno ricordi, almeno calcistici, quasi sbiaditi. Anche se per la Lucchese fu l’unica partecipazione ad un torneo di livello europeo. Non era la Champions League, certo, ma per i rossoneri che parteciparono alla Coppa Anglo Italiana, stagione 1992-1993, giocare negli stadi inglesi sempre pieni, andare in trasferta con dei voli charter avendo la possibilità di visitare, insieme alla famiglia, Londra per la prima volta fu un’esperienza piacevole. Per non parlare del Porta Elisa, che vide le gesta, anche se come allenatore, di un ex pallone d’oro come Kevin Keegan.
E poi basta dire come la Cremonese, allora allenata da Gigi Simoni, che poco più di dieci anni più tardi sedette sulla panchina rossonera, vinse 3-1 (reti di Maspero, Verdelli e Tentoni) con il Derby County la finalissima di quella Coppa, riservata alle squadre di seconda serie italiane e inglesi, giocando la finale a Wembley di fronte a 30mila tifosi.
A quell’edizione, la terzultima della storia della competizione, presero parte due squadre toscane. Oltre alla Lucchese anche il Pisa. I rossoneri fecero il loro esordio l’11 novembre 1992 contro il Newcastle United. Squadra con 4 titoli d’Inghilterra, 6 Fa Cup e 1 Charity Shield in bacheca. Ritornata giusto ieri, con in panchina Rafael Benitez, in Premier League. In quel Newcastle che faceva visita al Porta Elisa, seguito da qualche centinaio di tifosi (ubriachi per le vie lucchesi sì, ma non violenti fortunatamente) c’era un certo Barry Venison. Ex terzino del Liverpool che al Newcastle stava concludendo la sua carriera.
«Ricordo che segnai il gol del vantaggio, con un tiro deviato proprio da Venison - racconta Bruno Russo, centrocampista in campo quel giorno -. Alla fine, però, il gol non mi fu assegnato ma fu data autorete. Finì 1-1, ma il gol lo sento mio e per me è un ricordo molto piacevole perché segnai davanti al mio idolo Keegan, al quale strinsi anche la mano».
La Lucchese, poi, giocò la prima gara in trasferta sul campo del Brentford perdendo 1-0, poi altra trasferta con il Portsmouth (sconfitta 2-1, gol di bomber Paci) e ultima gara con il Birmingham in casa vinta 3-0 il 16 dicembre 1992 (Bottarini, Paci e Rastelli in gol).
[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.15255082:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.15255082:1652391000/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Francesco Monaco, 57 anni, lo storico capitano della formazione rimasta nella memoria collettiva e oggi tecnico del Prato ha ancora impresso quel viaggio in Inghilterra: «Mi pareva di sognare. La società ci aveva concesso di portare anche la famiglia. Mia moglie e due bambini che avevano 6 e 3 anni - dice -. Degli stadi inglesi oltre alle strutture mi colpirono gli spogliatoi. Quello del Brentford non aveva le docce. C’era un grande vascone e a fine partita tutti si tuffavano là dentro. Purtroppo Corrado Orrico mi tenne fuori. Mi disse che voleva preservarmi per il campionato e così vidi quella gara dalla panchina. Un aneddoto? Quando al Porta Elisa arrivò il Newcastle mi trovai davanti per le foto di rito e la consegna dei gagliardetti il loro capitano Kevin Scott, un lungagnone dai capelli rossi alto più di un metro e novanta. Lui sembrava un gigante e io un nano. Non mi era mai capitato prima di quel giorno di vedere un avversario, che non fosse il portiere, così alto e grosso. Confesso che scoppiai a ridere».
[[atex:gelocal:il-tirreno:lucca:sport:1.15255015:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/lucca/sport/2017/04/26/news/dal-programma-del-brentford-la-dedica-a-vignini-1.15255015]]
E poi c’è Roberto Paci, bomber anche di quella coppa. «Gli stadi in Inghilterra erano sempre pieni, i nostri quasi vuoti, la differenza era impressionante - racconta -. Già allora la loro cultura sportiva inglese era migliore della nostra e ogni gara veniva giocata per vincere. Per noi erano quasi delle scampagnate, un’occasione per il mister di fare turnover. Quando scendevamo in campo, però, ci sembrava di essere in Champions. Peccato uscire al primo turno, fu un anno difficile anche in serie B».
I COMPLIMENTI DI KEEGAN A RASTELLI. Oggi Massimo Rastelli, classe 1968, è un tecnico di successo. Ha conquistato la promozione in serie A con il Cagliari e anche in questa stagione si è fatto valere sulla panchina rossoblu salvando la formazione sarda con largo anticipo. Ma nella stagione 1992-93 «Speedy», com’era stato ribattezzato il mitico Gomma per via di quell’incredibile velocità nello scatto con tanto di record personale nei cento metri, era un punto di forza della Lucchese.
[[atex:gelocal:il-tirreno:lucca:sport:1.15258702:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.15258702:1652391000/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Se ne accorse il tecnico del Newcastle, sua maestà Kevin Keegan, classe 1951, vincitore di due palloni d’oro nel 1978 e nel 1979, uno dei più forti calciatori d’Inghilterra che aveva smesso di giocare da poco e guidava in panchina il suo ultimo club da calciatore. Rastelli, tra l’altro, ricopriva il ruolo che era stato del grande attaccante inglese anche se a corsie invertite: «La Lucchese - disse allora l’ex attaccante - si è espressa meglio di noi e ha avuto più occasioni di noi per segnare. Non è stata però una bella partita a causa del terreno viscido. Devo confessare che la differenza tra la serie B italiana e quella inglese sono minime. Nella compagine di Orrico ho ammirato in modo particolare un giocatore: Massimo Rastelli.
[[atex:gelocal:il-tirreno:lucca:sport:1.15258714:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.15258714:1652391000/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
È un calciatore rapidissimo, un requisito che molti calciatori non hanno». Un complimento mica da ridere per «Rusty», altro soprannome affibbiato dai tifosi, soprattutto perché veniva da un grande campione che aveva fatto la storia degli anni Settanta e Ottanta del calcio inglese. Se la legge Bosman fosse arrivata dieci anni prima probabilmente uno come Rastelli sarebbe potuto emigrare anche nella Premier League. Non c’è riuscito negli anni Novanta, ma chissà che non lo possa fare adesso da allenatore.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
