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La Gesam non muore mai, e alla fine vince
Dopo un avvio disastroso, con la palla che non voleva entrare, le biancorosse rimontano un meno 18 contro Ragusa
LUCCA. Una grande squadra la vedi anche, e soprattutto, nei momenti di difficoltà. E la Gesam, ieri, ha dimostrato di essere una grande squadra. Lo ha fatto ribaltando un risultato che, a metà gara, la vedeva sotto, e parecchio. Lo ha fatto non perdendo mai la calma, nemmeno quando la palla (e lo ha fatto a lungo) non ne voleva sapere di entrare nel cerchio. Lo ha fatto restando serena nei decisivi secondi finali. Lo ha fatto anche non facendosi condizionare da un arbitraggio “confuso” (per usare un eufemismo) come quello visto ieri al Palatagliate. Gesam vince soffrendo, ma vince, contro una grande squadra, restando lassù, sola in vetta.
Eppure, almeno fino all’intervallo lungo, quella vista in campo sembrava la brutta copia della Lucca che ha fatto innamorare i suoi tifosi. Sempre sotto, fin dal primo canestro, in avvio Ragusa piazza subito un parziale di 10-2. Certo, nel conto bisogna mettere anche alcuni falli subiti dalle lucchesi e non fischiati, ma non è certo una spiegazione sufficiente (nel momento topico Lucca riuscirà a rimontare anche quando non solo i falli subiti non le vengono fischiati, ma vengono addirittura invertiti). La difesa, l’arma in più di Lucca, sembra mancare in avvio. Cominciando a funzionare solo nella seconda parte del primo tempino, quando però quello che manca è l’attacco. Da ovunque lo si provi, il tiro non vuole entrare e al fischio la rimonta si ferma a -5 (8-13).
Secondo quarto e scatta la fuga. No, non quella di Lucca, che ci ha abituato a strappi improvvisi in questa parte di gara. Invece dopo l’illusorio -3 in avvio (10-13) con il canestro di Harmon (la migliore in campo fino a quel momento) su assist di Dotto, Ragusa scappa, e infila un parziale di 13 a 0. Sì, perché in questo momento la difesa proprio non funziona, ma ancora peggio fa l’attacco, visto che il secondo canestro lucchese del tempino arriva solo a 3,35 dall’intervallo lungo. Ma la difesa continua a non funzionare e Ragusa allunga fino al +18 (14-32). Palle rubate lucchesi e sfondamenti ragusani, permettono però di cambiare l’inerzia negli ultimi secondi del tempo, con Lucca che si riavvicina con Wojta e Tognalini e riesce anche a non far sfruttare un antisportivo fischiato alla Harmon.
Si va al riposo sul 22-32. Uno svantaggio recuperabile, specialmente se la difesa lucchese comincia a funzionare. E succede, con Ragusa che, in mancanza di alternative, si incaponisce nel tiro dalla distanza. Però dall’altra parte anche Lucca fatica a sfondare la retina, anche se la Pedersen mantiene le biancorosse in gara. A fine tempino Lucca ha recuperato, con grande fatica un paio di punti.
Si va all’ultimo e decisivo quarto, sapendo bene che qualcosa deve cambiare, soprattutto nella precisione al tiro, se Lucca vuole vincere. E qualcosa cambia, nella testa e nell’inerzia della gara, con l’ultimo tempino che si apre con due triple biancorosse in rapida successione, di Crippa e Tognalini, che portano Lucca alla distanza di un canestro. Qualcosa è cambiato. Al tiro si continua a sbagliare molto, da entrambe le parti, con Lucca che fallisce più volte il canestro dell’aggancio, che comunque arriva, a 5,21 dalla fine (45-45), con un libero della Pedersen. Poi la Harmon fa mettere, per la prima volta in tutta la partita, la testa avanti a Lucca (47-45) e, addirittura a farla allungare sul 49-45, massimo vantaggio biancorosso. Si va verso un finale di gara convulso, tra time out e falli sistematici. E se è vero, come è quasi certamente vero, che è in momenti come questi che si misura il reale valore di una squadra, c’è da dire che Lucca vale. E vale parecchio. Dopo una rimonta strepitosa regge nel confronto punto a punto, anche quando non viene convalidato il potenziale canestro “chiudipartita” della Pedersen, per un’infrazione di tempo vista da una sola persona in tutto il palazzetto, quella con il fischietto.
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