Il Tirreno

Lucca

«Il club non sarebbe fallito ma iscritto all’Eccellenza»

di Luca Tronchetti e Feliciano Bechelli
«Il club non sarebbe fallito ma iscritto all’Eccellenza»

Satira involontaria dell’ormai ex patron che non ha ricapitalizzato le perdite L’imprenditore arriva a sorpresa allo stadio e assiste al derby in tribuna vip

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LUCCA. L’ultima frase è degna delle migliori freddure di Walter Chiari. Al cronista Lodovico Poschi Meuron che gli fa notare come senza la ricapitalizzazione dei soci locali il club rossonero sarebbe fallito, l’imprenditore fiorentino vicino all’ex premier Matteo Renzi risponde senza pudore: «Con me la Lucchese non sarebbe mai fallita. Semmai sarebbe andata in liquidazione, con risorse sufficienti per arrivare in fondo al campionato, dopodiché sarebbe ripartita dall'Eccellenza». Semplicemente disarmante. Come sono stati per tutti questi anni gli estenuanti monologhi farciti dal tormentone dei «mi segui?» con il cronista che alla fine non capiva dove volesse andare a parare. Dopo quattro anni si è capito dove voleva (ri) portare la Lucchese: nell’inferno dei dilettanti, dove un manipolo di piccoli imprenditori locali con sacrificio era riuscito a tirarla fuori dopo due crac in 33 mesi. E molti di loro hanno scritto una bella pagina dei 112 anni di storia della Lucchese salvandola da un nuovo fallimento. Che poteva significare la fine del calcio a Lucca. Bini, Campani, Gonzadi, Micheloni, Moriconi, Nannini, Zappelli. Oltre alla cooperativa Lucca United. Piccoli imprenditori da salvaguardare, da aiutare, da sostenere per tenere vivo un sogno lungo più di un secolo. L’amministrazione comunale ha fatto e farà la sua parte. Per iniziare a costruire un progetto che, con umiltà e pazienza, affondi le proprie radici sul territorio e possa dare speranza per un futuro decisamente meno incerto. Hadj, Valentini, Bacci, appartengono ormai il passato. Ma la memoria di quello che è stato non deve, com’è accaduto anche in questa circostanza, andare perduta. Cercare soluzioni durature fuori dalle Mura è operazione rischiosa e incerta. Meglio l’usato sicuro di casa tua. E se poi, un domani, arriverà gente seria, chiara e trasparente, soltanto allora - e senza sconti - potrà aspirare alla Lucchese.

Otto giorni. Il tempo di ratificare il passaggio delle quote e Bacci non sarà più il presidente della Lucchese. Quella dichiarazione finale che accosta la Lucchese al campionato di Eccellenza spiazza tutti in sala stampa. Irrita i soci presenti che ascoltano il monologo del presidente e fa ulteriormente arrabbiare i tifosi che provano ad aspettare la sua uscita dallo stadio per contestarlo, come già avevano fatto a più riprese durante la partita. Non si sa se tornerà per assistere al derby con il Livorno. Sicuramente non è gradito ai più. Disarmanti pure le parole della resa: «Lascio, ma siamo tra i professionisti, con una componente societaria finalmente di matrice lucchese per la prima volta da decenni. Secondo me, è la situazione migliore che si poteva verificare per Lucca e la Lucchese. I soci lucchesi avevano manifestato da tempo di guidare questa barca e la volontà di farlo senza che io avessi quote. Credo abbiano trovato il modo di affrontare la gestione del sodalizio e vogliano fare un buon lavoro. Non sono uno che si oppone, non sarò un impedimento. Il progetto che loro hanno è quello di stare a guidare la Lucchese ogni giorno con la tensione imprenditoriale di chi conosce questo mondo. Io non ci sono riuscito perché il tempo non me lo permetteva». Insomma Bacci non investendo per ripianare le perdite ha fatto un piacere ai soci lucchesi. Chi l'avrebbe mai detto?

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