Alto, biondo e lucchese: Rugani ha stregato la Vecchia Signora
Il centrale azzurro racconta la sua seconda stagione a Torino «Mi sono ambientato ma non dimentico gli amici di sempre»
LUCCA. Il ciuffo biondo fa pendant con la tutta gialla del dopo allenamento su cui spunta uno stemma. Quello della Juventus. Un logo pesante e pieno di storia, ma Daniele Rugani, 23 anni, lucchese doc, ormai ci ha fatto l’abitudine. Alla sua seconda stagione in bianconero il centrale made in Ponte a Moriano non ha più alcun timore reverenziale nell’indossare la maglia che fu dei grandi, da Scirea a Cannavaro. A certificarlo sono i numeri: 11 presenze, 3 gol e tanti applausi. I francesi lo hanno inserito tra i giovani rivelazione dell’anno e anche la Vecchia Signora non vuole lasciarsi scappare questo ragazzino alto e biondo, che un po’ si è già tinto di azzurro (quello della nazionale) come un vero principe. Ed ecco il nuovo contratto sino al 2021. “Rughi” come lo chiamano gli amici di Lucca, non si monta la testa e non si scorda da dove arriva nonostante Massimiliano Allegri in ogni intervista non manchi di vaticinargli un futuro radioso: «Rugani? Resterà alla Juve per dieci anni». Incontriamo il predestinato a Vinovo, dopo l’allenamento.
Daniele, lo scorso anno eri un giovane di belle speranze ma con poche presenze sul campo. Ora è cambiato tutto.
«Sì, adesso la situazione è molto positiva. Ho avuto più spazio e ho saputo sfruttarlo. Il mister mi ha buttato dentro in momenti importanti come la partita di Siviglia, decisiva per la qualificazione in Champions o altri match di campionato. Partite vere che mi hanno dato fiducia. I primi gol hanno fatto il resto. Sono contento, ma c’è ancora molto da dimostrare».
Sembra che dentro di te sia scattato qualcosa, una sorta di clic mentale.
«All’inizio ero un po’ spaesato. Sono arrivato alla Juve dall’Empoli: città nuova, maggiori responsabilità e un modo di giocare totalmente differente. Con Sarri difendevamo di reparto e c’era sempre qualcuno alle mie spalle pronto a intervenire in caso di malaparata. Qui, invece, i duelli sono uno contro uno: se l’avversario ti salta va in porta. C’è voluto un po’ di rodaggio sul campo per imparare i meccanismi. Ma il vero salto l’ho fatto a livello mentale. E un anno di Juve in più sulle spalle a questa età pesa».
Sei anche più cattivo: hai impiegato 53 partite per prendere la prima ammonizione, ma ora “randelli” a dovere.
«In effetti ne prendo anche troppe – ride – Quest’anno sono già a quattro. Il mister? Aspettava il primo giallo per festeggiare. In allenamento, quando mi vedeva dare un calcio, applaudiva. Scherzi a parte, sono cresciuto anche sotto l’aspetto dell’aggressività. Per un difensore prendere un’ammonizione non è necessariamente un aspetto negativo».
Higuain, Dybala e Cuadrado e via discorrendo: in allenamento si riesce a fermarli?
«Per fortuna non sono solo – ride – Sono forti e il fatto di doverli marcare in partitella rassicura: nei match veri il compito tocca agli avversari».
Giochi con la BBC, una delle difese più forti del mondo. Dimmi una caratteristica che invidi a Bonucci, Barzagli e Chiellini.
«A Bonucci la personalità nel giocare la palla e nell’impostare il gioco. A Chiellini la forza fisica e l’aggressività nella marcatura. Barzagli, invece, è un maestro nella concentrazione: tiene sempre l’attenzione al massimo e questo gli consente di essere al posto giusto al momento giusto».
Barzagli di Fiesole, Chiellini e Allegri di Livorno, tu e Mattiello di Lucca. C’è un bel po’ di Toscana nello spogliatoio Juve.
«Si sa come sono i toscani, ci piace chiacchierare e scherzare. Lucchesi e torinesi si somigliano? Diciamo che forse siamo i sabaudi della Toscana: c’è una comune tradizione legata al garbo e alla cortesia».
Stasera c’è il quarto di finale col Milan: sbaglio se dico che la Supercoppa persa a Doha è la tua più grande delusione?
«In effetti è stata la più cocente. E poi c’è stato pure il ko all’andata in campionato. Quella di stasera sarà una doppia rivincita».
La più grande soddisfazione?
«Potrei dirti la coppa Italia vinta contro il Milan, visto che ero in campo. Ma in realtà l’emozione più forte l’ho provata il giorno della festa scudetto. Da tifoso ne ho festeggiati tanti, anche a Lucca, facendo i caroselli per strada con i miei amici. Ma essere in campo con la maglia bianconera e un stadio intero ad applaudire è stato incredibile».
Tra le novità di quest’anno c’è il fidanzamento (con la giornalista Michela Persico, ndr).
«Sì, abbiamo preso casa in centro a Torino e facciamo una vita tranquilla: cena, qualche cinema. Da questo punto di vista la città è ottima perché ti lascia vivere tranquillo».
A Lucca l’hai già portata?
«Ovvio. Le ho fatto fare il giro delle Mura».
Per caso le hai fatto la dichiarazione sulla Torre Guinigi?
«No, anche se ci siamo saliti. L’ha colpita la bellezza della città e del panorama che si vede da lassù. Michela è di Bergamo e anche lì ci sono le mura antiche... ma Lucca vince».
Con i ragazzi di Ponte a Moriano sei sempre in contatto?
«Martinelli, Tincani, Maffei, Preti, Frateschi e Gregori: questa resta la mia formazione preferita. Siamo lontani ma abbiamo una chat che ci aiuta a superare le distanze. E appena c’è l’occasione o torno io o vengono loro. L’ultima volta sono capitati a Torino per il match con l’Atalanta. Hanno portato bene, ho pure fatto gol. Poi siamo andati a festeggiare assieme».
A Ponte a Moriano hai aperto anche il circolo del tennis “DR24”.
«È la nostra piccola oasi di pace. Ci ritroviamo lì con gli amici e i parenti, in piena tranquillità. Siamo cresciuti giocando su quei campi: adesso sono nostri e questo ci riempie di orgoglio».
Babbo Ubaldo e mamma Lia come seguono la tua ascesa all’Olimpo del calcio?
«Tranquilli. Con mio padre ci sfidiamo a tennis non appena rientro. Da giovane è stato un buon giocatore e ancora si fa valere. Sono belle sfide».
La Lucchese è in cattive acque, lo sapevi?
«Sì, seguo le vicende rossonere e mi dispiace. E' l’ennesima volta che la società si trova in questa situazione e francamente mi sembra un peccato per tutta la città».
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