Italia
L’eterno Gambadori è il De Rossi del GhiviBorgo
Oltre 300 partite tra i professionisti l’esperto mediano concilia corsa e grinta e s’ispira al leader della Roma
LUCCA. Per raggiungere un obiettivo sportivo c’è bisogno di grandi attaccanti, di trequartisti e… di mediani con gli attributi. Non è un caso se il GhiviBorgo, alfine di raggiungere la salvezza, abbia ingaggiato un centrocampista tutto corsa grinta e muscoli del calibro di Alessandro Gambadori, circa 300 partite con i professionisti e anche l’occasione di due apparizioni in Serie A, nel campionato 2004-2005, con la maglia del Livorno. La personalità del metronomo a disposizione di Amoroso è evidente: «Per raggiungere la salvezza non conterà solo il curriculum e il passato, bensì le motivazioni che uno ha dentro e che può trasformare in energia positiva in campo. Posso dire che, nonostante il tifo per il Milan, il calciatore a cui cerco di accostarmi è il romanista Daniele De Rossi, che davanti alla difesa sa conciliare corsa e grinta con piedi buoni e discreta tecnica». È certo che il direttore sportivo Corrado Ferracuti sapeva bene i trascorsi del calciatore e i valori in più che è in grado di dare alla squadra: «Mi ha chiamato proprio Corrado ed ho dato il mio consenso quasi subito, senza ulteriori ripensamenti o aspettare altro». Tra i motivi, anche quelli affettivi e familiari: «Sono di Pistoia ed ho già girato molto per l’Italia. A 36 anni era mio desiderio giocare non distante da casa e stare di più con mia moglie e mio figlio. Soprattutto in questo momento, con mia moglie in cinta della secondogenita, sento il bisogno di stare vicino alla famiglia. GhiviBorgo è la soluzione ottima dopo aver lasciato Montecatini». L’impatto con il nuovo club, i calciatori e lo staff è stato subito ottimo: «Sono un tipo che sa stare con tutti, della gente che segue la squadra ho apprezzato la genuinità e il loro impegno verso la squadra a livelli professionistici. Anche se GhiviBorgo rappresenta una squadra non di grido, non è detto che non ci si possa salvare e che non si possa fare le cose bene come in altri posti più blasonati. Anche i compagni di squadra rispecchiano questo spirito: il coetaneo Massimiliano Mei mi ha aiutato ad inserirsi nello spogliatoio». A trentasei anni, lecito chiedersi e programmare il proprio futuro. Pochi i dubbi per Gambadori: «L’obiettivo è quello di conciliare la serenità familiare con il restare nel mondo del pallone. Se fare l’allenatore e restare sul campo oppure seguire i giovani oppure vestire i panni di dirigente non lo so ancora; per il momento, nonostante i trentasei anni e i diciotto di carriera da professionista (esordio nel 1999 con l’Ascoli) mi sento ancora in buone condizioni fisiche e in grado di proseguire per qualche altra stagione». Domenica sfida salvezza contro il Real Forte Querceta: «C’è fermento nell’ambiente per gli ultimi buoni risultati, ma la montagna è ancora ripida da scalare. Dobbiamo affrontare questo momento con concentrazione: alla mia età è certamente più facile rispetto a quando si è ragazzi. Io e gli altri senatori del gruppo dobbiamo aiutare i giovani compagni a mantenere maggiore equilibrio».
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