Il Tirreno

Lucca

Bacci non chiarisce e il futuro rossonero resta un’incognita

di Luca Tronchetti

Le date: il 21 gennaio decisione del tribunale sulla Coam srl, il 28 ricapitalizzazione dei soci, a fine febbraio resa dei conti

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LUCCA. Sgombriamo il campo ad equivoci messi «artatamente» in campo dal patron rossonero per gettare la croce addosso a chi prova a fare delle domande e ottenere delle risposte. Il «Tirreno» ha sempre sostenuto la bontà delle scelte operate dal ds Antonio Obbedio (basta rileggere le collezioni) e difeso l’operato del tecnico Giuseppe Galderisi anche quando la proprietà non era soddisfatta del suo lavoro. Ma quando il presidente dice - e può aver ragione - che non ci sono ricavi sufficienti è normale che di fronte alle sue difficoltà (ci pare, sino a prova contraria, che gli stipendi e i contributi li abbiano versati i soci lucchesi con 107mila euro provenienti dai contributi federali per il minutaggio) un qualsiasi cronista che abbia dimestichezza con la situazione che vige in Lega Pro (dove non c’è un euro) suggerisce di aumentare la quota di contributi federali (come del resto fanno Olbia, Pontedera e Tuttocuoio che schierano dai 6 agli 8 under 21 e incamerano 450-500mila euro, scusate se sono pochi) inserendo nell’undici titolare giovani come Bragadin, Florio, Maini e Gargiulo oltre a Nobile, Terrani e De Feo già schierati da tempo. Apriti cielo e spalancati terra. Commettiamo il reato di «lesa maestà». Anche noi vogliamo che la Lucchese conquisti i playoff, ma teniamo prima di tutto alla salvaguardia della categoria. E se dobbiamo fare un sacrificio diciamo addio agli spareggi in cambio di un mantenimento della categoria che possa portare denaro fresco e contante per tenere a galla una barca che fa acqua. D’ora in avanti ci ripromettiamo di non fare più domande. Attendiamo i fatti. Tanto le parole le porta via il vento e non servono a nessuno. Le scadenze sono tre: il 21 gennaio il tribunale fallimentare di Firenze deciderà l’ammissione o meno al concordato preventivo (che deve essere presentato dai professionisti dell’impresa edile) della Coam srl che detiene il 53% delle quote. Con la procura della Repubblica che ha chiesto il fallimento e un esposizione debitoria con le banche pari a tre milioni sarebbe un mezzo miracolo che la Coam potesse accedere alle procedure concorsuali. Ma, ammesso e non concesso, che ciò accada la Coam non potrebbe far fronte al suo 53% che resterebbe inoptato. Il 28 gennaio è il termine ultimo per ricapitalizzare. Andrea Bacci detiene il 33%. Terrà fede alle promesse fatte almeno per la sua quota? In ogni caso resta il 53%. Se i soci lucchesi - che hanno gettato con sacrificio il cuore oltre l’ostacolo - non prenderanno quella quota c’è almeno un mese di tempo - quindi 28 febbraio - affinchè nuovi soci possano rilevare la maggioranza. A quel punto, se non si muove nulla, il revisore ha l’obbligo di portare i libri contabili in tribunale e dichiarare lo stato di decozione con la conseguente nomina da parte del tribunale del curatore fallimentare. Questo l’iter giuridico. Poi ognuno la può pensare come vuole.

Niente di nuovo sotto il sole. Andrea Bacci è straripante nell'ultima conferenza stampa del 2016. «La mia parte la farò: soltanto con il passaggio che è stato fatto a dicembre è un passo che da un messaggio sulla volontà di proseguire. Ho posto un problema di governance della società, che non trova risposta. Ognuno di noi pensa di poter dare un contributo di un'ora al giorno, ma non va bene. Alcuni miei soci vogliono andare avanti così, ma non va bene. Il problema non sono i costi della Lucchese che tornano, il problema sono i ricavi e l’impegno della proprietà». E poi rivendica che la società ha speso meno delle altre di Lega Pro. Vero, se guardiamo Alessandria, Cremonese, Livorno, Arezzo, Viterbese. Decisamente falso se prendiamo come esempio Prato, Racing Roma, Lupa Roma, Pontedera, Tuttocuoio, Carrarese, Pro Piacenza, Giana, Renate, Olbia e Pistoiese. Ricordando che ad oggi l’unica formazione penalizzata nel nostro girone è la Lucchese.

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