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LA BANDIERA ROSSONERA: «VoGLIAMO EVITARE DI PRENDERE GOL»

LUCCA. La bandiera rossonera, il fedelissimo sempre in campo, la fascia di capitano. Marcos Espeche, 32 anni, è uno dei punti fermi della difesa. Una retroguardia che nelle ultime tre gare ha...

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LUCCA. La bandiera rossonera, il fedelissimo sempre in campo, la fascia di capitano. Marcos Espeche, 32 anni, è uno dei punti fermi della difesa. Una retroguardia che nelle ultime tre gare ha incassato solo un gol.

«Lavoriamo molto sui meccanismi difensivi, stiamo migliorando nel trovare sempre più i giusti equilibri e nelle ultime partite si è visto - dice il difensore centrale argentino -. Nella difesa a tre mi sono adattato bene, ci più solidità e certezze e al fianco ho giocatori importanti come Capuano e Dermaku, ma anche Maini ha fatto la sua parte quando è stato chiamato in causa». Espeche carica la squadra in vista della delicata trasferta contro il Pro Piacenza dove milita un altro Martinez (classe 1996), fratello dell'esterno offensivo rossonero. «Se giocherà sarà una gara tra fratelli, ma al di là di questa curiosità sarà una sfida difficile, ma che vogliamo vincere per dare continuità alla vittoria nel derby col Prato che ci ha proiettato per la prima volta in questo campionato in zona playoff dove vogliamo restare fino alla fine per toglierci delle soddisfazioni ed essere una delle outsider del girone. Non siamo da meno alle squadre di vertice, come abbiamo dimostrato contro Alessandria, Livorno ed Arezzo. Dobbiamo essere ancora più reddittizi e concreti. Il Pro Piacenza è una buona formazine, servirà la migliore Lucchese». Il mastino della difesa rossonera rappresenta l'anima più battagliera della Lucchese. «Mi sento questa maglia cucita addosso, sono tanti anni che gioca qua, la città è nel mio cuore. La fascia di capitano? Quella è di Nolé, non si discute, ma quando lui non gioca e tocca a me indossarla è un grande orgoglio». Espeche svela un rituale della squadra che si ritrova a cena una volta alla settimana per rafforzare lo spirto di gruppo. «E' ormai una sorta di rito che rende ancora più forte l'unità dello spogliatoio, caricarsi e fare quadrato tra tutti. Siamo davvero un bel gruppo».

Nicola Nucci

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