Il Tirreno

Lucca

Innamorato del ciclismo e del mito di Ercole Baldini

di Valter Nieri
Innamorato del ciclismo e del mito di Ercole Baldini

L’ex corridore di Bagni di Lucca acquistò la sua prima bici con i risparmi nel 1960 Da Esordiente vinse diverse corse e divenne popolare fra gli sportivi del suo paese

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LUCCA. Fra i pochi corridori che vanta il comune di Bagni di Lucca nella sua storia ciclistica c'è Roberto Vellutini, autore di qualche buona stagione agonistica nei primi anni Sessanta.Nato e residente nella cittadina termale il 6 febbraio 1946, si innamorò del ciclismo a 12 anni in occasione del titolo mondiale vinto nel 1958 a Reims da Ercole Baldini.«Non dimenticherò mai quel giorno. - dice l'ex ciclista - Sotto l'appartamento dove abitavo in via del Brennero c'era un gran movimento di sportivi che si recavano al Bar Cosci, oggi Bar Rudy, per vedere in diretta alla tv il mondiale di ciclismo. Quella confusione mi coinvolse. Scesi giù e mi unì a loro. Tutti tifavano per Ercole Baldini, che aveva quell'anno aveva vinto il Giro d'Italia dopo un’appassionante sfida con il lussemburghese Charly Gaul. In quella occasione ci fu anche il primo esperimento della Rai con le telecamere mobili. L'entusiasmo raggiunse l’apice quando l'atleta forlivese staccò i due Rick più famosi del ciclismo belga e grandi favoriti: Van Steenbergen e Van Looy, dirigendosi in solitudine sul traguardo di Reims. Fino a qualche anno prima avevo simpatia per Gino Bartali, ma il ciclismo entrò dentro di me seguendo le imprese del "treno di Forlì",come era soprannominato Baldini». In quegli anni la via del Brennero era teatro di corse che partivano da varie frazioni pistoiesi e lucchesi. Gli organizzatori la inserivano nel tracciato essendo una strada larga ed una delle poche asfaltate e Vellutini era sempre fra gli spettatori per godersi lo spettacolo.

La bici del padre. «Cresceva dentro di me la voglia di correre. Ero consapevole che il ciclismo imponeva al corridore di convivere perennemente con la fatica, ma tutto ciò non mi spaventava. Mio padre Trento era dipendente del panificio Amedei di Ponte a Serraglio ed andava in bicicletta a portare il pane alle famiglie della zona.Quando potevo di nascosto gliela fregavo e pedalavo chilometri e chilometri. Un giorno caddi e ruppi una ruota. La portai immediatamente a riparare dal meccanico Fello Lucchesi di Bagni di Lucca. Poi,una volta tornato a casa, dovevo subire i rimproveri di mio padre che ovviamente doveva anche pagare il danno.Mia cugina Anna Pieri,di famiglia modesta,ebbe di regalo una bicicletta per essere stata promossa in terza media, ma anche lei doveva far fronte ai furti dettati dal mio istinto. Volevo correre a tutti i costi». L'infanzia di Vellutini era piuttosto agitata. Non aveva voglia di studiare.Dovette ripetere due volte la prima elementare, fin quando la maestra Pieri lo prese a ben volere. «Mi impartiva lezioni private gratis pur che continuassi negli studi per essere ammesso agli esami per le scuole medie. Ma io sognavo soltanto di correre e volevo diventare un professionista di ciclismo. Nel 1960 entrai a lavorare come operaio nell'azienda Citti Giuseppe che produceva statuine di gesso adatte anche per presepi natalizi e che esportava in tutto il mondo.Guadagnavo 30 mila lire al mese ed uno degli stipendi me lo misi da parte per acquistare la mia prima bici da corsa». Era amico di Aldo Bertini, storico operatore che lavorava al cinema Pantera in Via Fillungo a Lucca, il quale lo consigliò di acquistare la bicicletta da Antonio Poli in piazza S.Maria,uno dei negozi più frequentati dagli appassionati di ciclismo già a quei tempi. La sua prima bici da corsa fu una Poli che montava il telaio Galmozzi. E Antonio Poli lo tesserò anche per il Pedale Lucchese Poli e nel 1962 il sedicenne Roberto Vellutini coronò il suo sogno di iniziare a correre a livello agonistico.

Esordio amaro. Un esordio nella categoria Esordienti coinciso con una squalifica per le quattro gare successive. Si attaccò ad una ammiraglia nel salire a Valgiano. «Volevo ritirarmi, non ce la facevo più e così mi attaccai ad una macchina dimenticando di togliermi il numero sul pettorale. Così mi notò un giudice che mi intimò di fermarmi. Gli risposi male e dopo pochi giorni mi arrivò la squalifica». Poi arrivarono per lui i primi piazzamenti.

Le prime vittorie. Nel 1963, da Esordiente di secondo anno, ottenne le sue prime ed uniche vittorie. Al Settembre dell'Esordiente sulle Mura conquistò il quarto posto.A Borgo a Buggiano la sua prima vittoria aggiudicandosi la Coppa Mario Giovannini. Sfruttò la scia di cinque auto che separavano il primo gruppo dal secondo dove si trovava lui dopo essere rimasto staccato sulla salita di Montecarlo. Quando si ritrovò nel primo gruppo pedalando con lo stesso ritmo ebbe la meglio sbucando agevolmente di fianco ai primi atleti che sgomitavano per vincere la volata.Fra questi c'era anche Pierluigi Poli che giunse quinto. Secondo alle sue spalle si piazzò Giuseppe Spinelli della Pratese e terzo Enzo Ricciarini della Faema Bottegone. «Gli sportivi di Bagni di Lucca iniziarono a conoscermi per la mia inaspettata vittoria. Divennero miei tifosi, raggiungendo in treno le varie località di partenza specialmente quando le corse si snodavano nei circuiti». La seconda vittoria la ottenne nella quarta Coppa Gagno a Pisa, superando allo sprint nell'ordine Roberto Coltelli del Gs Carlesi Molteni e Indro Fiaschi del Gs Pacchi. Antonio Poli aveva trovato il velocista che gli mancava. Un atleta che teneva il ritmo in pianura, magari meno forte quando la strada saliva. Suo padre Trento e sua madre Ida Salvi, operaia in una fabbrica di prodotti artigianali, lo seguivano alle corse I suoi primi tifosi erano i fratelli Marco e Daniela. Fra i risultati più importanti un secondo posto ad Anchione vincendo la volata del gruppo alle spalle del fuggitivo Brunetto Toci. Nel 1964 passò Allievo alla Coppi Lunata dove corse fino al 1965 senza vincere più. Una condizione che gli provocò una forma di esaurimento nervoso con tanto di ricovero in neurologia all'ospedale di Pisa. La cura del sonno lo ristabilì, ma ormai aveva perso il treno per proseguire la carriera ciclistica. Lavorò come camionista all'azienda Dino Brunicardi fino al 1980. Nel 1973 si sposò a Bagni di Lucca con l'ex parrucchiera Rosanna Gentilini che gli ha dato una figlia, Lisa, oggi di 39 anni.Nel 2000 ha aperto un’azienda a Ghivizzano che si occupa di imballaggi di polistirolo. Ora fa il cicloturista osservando i paesaggi.

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