Il presidio
Dai pedali all’ammiraglia per amore della bicicletta
La storia di Pierantonio Avanzinelli, il terzo corridore di una famiglia di ciclisti Nelle squadra da lui dirette sono cresciuti Della Santa, Carrara e Menchini
LUCCA. Avanzinelli è un nome ricorrente nel ciclismo lucchese a cavallo fra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio degli anni Sessanta. Hanno corso e vinto nelle categorie dilettantistiche tre fratelli: Aulo, Pierantonio e Giovanni. Quest'ultimo è uno fra gli atleti lucchesi più vittoriosi di tutti i tempi. Fra loro tre chi ancora è in attività è invece Pierantonio, ds del Montecarlo, che sale sull'ammiraglia e segue gli allievi facendo il collaboratore di Sauro Bertoncini e togliendosi puntualmente qualche soddisfazione come recentemente quando un corridore, Marco Cecchi, si è imposto a Vecchiano nel Memorial Adriano De Zan.
Gli inizi. Pierantonio Avanzinelli, classe 1943, da ragazzo usava la bicicletta per andare a scuola. Abitava, dove è tutt'ora residente, nella zona Nord di Lucca alla Cappella e doveva pedalare una decina di chilometri per arrivare in orario alle medie di S.Ponziano nel centro storico.«Mio padre Renato quando fui promosso dalle elementari alle medie mi comprò la bicicletta da Antonio Poli in Piazza S.Maria per andare a scuola. Facevo parte di una famiglia numerosa: avevo sei fratelli ed i miei genitori, entrambi insegnanti, pretendevano che tutti i figli studiassero. Fecero sacrifici per mantenerci agli studi perchè tutti siamo riusciti a raggiungere chi un diploma e chi una laurea. La cultura doveva far parte del vivere quotidiano della nostra famiglia e noi abbiamo rispettato la volontà dei nostri genitori che hanno fatto sacrifici enormi aggravati anche dalla tragica scomparsa di nostro fratello Paolo, quando aveva appena 20 anni. Un motivo in più per impegnarci e dedicargli le nostre vittorie». Pierantonio, come la maggior parte dei suoi coetanei, amava il ciclismo, di gran lunga fino agli anni Sessanta lo sport più popolare in Italia. Gli venne voglia di correre andando a vedere le gare di suo fratello Aulo, di tre anni più grande. L'incitamento degli sportivi accompagnava gli atleti sui tornanti del Pitoro e del Quiesa. A dirlo oggi non sembra vero, ma a quei tempi anche nelle piccole frazioni della Lucchesia, gli sportivi si organizzavano seguendo in grande numero anche le corse dei ragazzi dove le forature erano ricorrenti visti i tracciati quasi interamente sterrati che muovevano polvere quando c'era il sole e riempivano di fango il viso ed il corpo degli atleti quando pioveva. «All'età di 16 anni- dice Pierantonio-feci l'esordio ciclistico nella categoria Esordienti con la Brooklyn di Empoli. Una società che aveva squadre per ogni categoria e per gestirle meglio affidò gli Esordienti alla Soccorso di Prato. Per andare a correre partivo da casa e andavo alla stazione ferroviaria per prendere il treno destinazione Prato. Caricavo la bicicletta nel vano bagagli e una volta arrivato andavo a casa del ds Rolando Gacci che con l'ammiraglia mi portava alle corse. Avevo compagni di squadra Paolo Baroncelli e Bruno Mori, abbonati alle vittorie. Da ragazzino tifavo per Bartali e quando c'erano le salite mi venivano sempre in mente le sue memorabili imprese al Tour de France. Ero così entusiasta di indossare la maglia della Brooklyn Soccorso.....Poi come supervisore della squadra c'era il siciliano Giovannino Corrieri, ex professionista, uno che in carriera aveva vinto sette tappe al Giro d'Italia e tre al Tour de France ed era stato gregario del mio idolo Gino Bartali.Quando lo ascoltavo mi venivano i brividi pensando agli anni ciclistici nei quali era stato testimone e protagonista....».
Le tre stagioni agonistiche. Pierantonio corse tre anni: dal 59 al 61, sempre alla Brooklyn Soccorso e agli inizi del 1962 si ritirò dall'attività agonistica.Tre anni che però ricorda con grande entusiasmo: «Andavo veramente forte in salita, però perdevo in volata. Ancora mi scotta il secondo posto nella categoria Allievi quando nel 1960 fui ripreso e battuto in volata da Duilio Sartini della Pol.Cooperpopolo nella 2.a Coppa Enal con arrivo all'Acquacalda di Lucca. Quando ero in fuga pedalavo senza mai voltarmi sperando che nessuno venisse a riprendermi. Vincere era per me un sogno assolutamente da realizzare. Nel 1960 raggiunsi l'obiettivo imponendomi a San Colombano nella 5.a Coppa Tovaglieri organizzata dal G.S.Venturi-Storm. Scollinai per primo sul Monte Pitoro ed a metà gara avevo tre minuti di vantaggio sugli immediati inseguitori. A quel punto per me fu come una prova contro il tempo. Insistevo a pedalare incurante di tutto ciò che mi circondava. A Monte S. Quirico avevo sempre 2’ di vantaggio ed arrivai a San Colombano a braccia alzate conservando un vantaggio di 40 secondi sul secondo classificato Roberto Ricci dell'U.S.Ponterosso.Nel 1961 fui vittima di un processo infiammatorio che mi faceva respirare male. Penso fosse stata sinusite. Rimasi lontano dalle corse e una volta che mi rimisi in sella ottenni altri piazzamenti nelle prime cinque posizioni. Nel frattempo aiutavo mia mamma nei lavori domestici».Nel 1962 partecipò a poche gare prima di ritirarsi. «I numerosi impegni mi impedirono di continuarmi ad allenare. Nel frattempo iniziò a correre mio fratello Giovanni,di due anni più piccolo di me,ed io assieme agli sportivi di Cappella andavamo a vederlo correre. Eravamo in paese tutti suoi tifosi. Mi diplomai a Pisa come perito Aeronautico ed andai militare come Ufficiale tecnico dell'Aeronautica».
Vita da direttore sportivo. Nel 1972 Pierantonio si sposò con Ilaria Michelucci che gli dette due figli: Renato che oggi ha 43 anni ed Elisa di 42. Anche suo figlio Renato ha un passato da ciclista ed ha vinto 2 corse da allievo ed una da Esordiente.Pierantonio superò l'esame per avere il patentino di direttore sportivo nel 1980. Lo fece principalmente per seguire la carriera ciclistica di suo nipote Paolo Carrara. Per questo ricoprì l’incarico di ds della Fanini Berti Arredamenti, coadiuvando il lavoro di Renzo Reni. «Una grande squadra - ricorda - Vincevamo spesso. Io e Pietro Pacini eravamo collaboratori di Renzo Reni. La squadra era gestita da Ivano e Michele Fanini. Fra i nostri atleti più vittoriosi ci sono stati anche Mario Cipollini e Stefano Della Santa. Nel 1984-85 passai a dirigere la Sibicar presieduta da Anelito Della Santa ed avevo in squadra atleti vincenti come lo stesso Stefano Della Santa ma anche come mio nipote Carrara e Fabio Menchini.Dal 1986 al 1989 sono stato ds della Mamma Fanini dove correva anche mio figlio Renato.Quindi sono passato al Montecarlo dove tutt'ora esercito un ruolo importante a fianco di Sauro Bertoncini. In maglia grigiorossa le gioie più grandi che ho avuto sono state la conquista della maglia di campione toscano da parte di Nicolas Nesi nel 2011 nella categoria Esordienti». Avanzinelli ha svolto la sua carriera lavorativa come insegnante di applicazioni tecnice alla scuola media Buonagiunta di Lucca andando in pensione nel 1985. Annualmente non si perde le sue settimane bianche sulla neve recandosi ad Arabba ai passi del Pordoi sempre assieme ai fratelli Giovanni e Lorenzo.
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