Il presidio
«Diventai atleta inseguendo i ciclisti»
La fatica e la tenacia di Giuseppe Roberti, della U.C. Lucchese Il primo successo a Santa Maria del Giudice nel 1957
CAPANNORI. Nato a Capannori nel 1941, Giuseppe Roberti prese la passione per il ciclismo nel ’55 quando assieme a Giovanni Del Papa andava a vedere le corse dei dilettanti sui tornanti del Quiesa e del Pitoro. Ogni qual volta c'era una corsa in lucchesia si faceva prestare la bicicletta da suo padre Francesco e si posizionava per ilpassaggio della corsa. Era una bicicletta con i freni a bacchetta ma molto apprezzata.La bicicletta in quegli anni era ancora il mezzo di trasporto principale per i vari spostamenti e per andare al lavoro.
«Non avevo la possibilità di comprarmela - ricorda l'ex ciclista - anche se una volta finita la scuola dell'obbligo andai a lavorare alla Casina delle Rose lungo l’acquedotto, dove facevo il parcheggiatore di biciclette per i clienti che andavano a ballare la domenica pomeriggio.Guadagnavo 700 lire ogni domenica ed ero felice.Però per acquistare una bici non era abbastanza. A una corsa mi accodai ad un gruppetto di corridori a Monsagrati, seguendolo fino a San Marco. Mi notò Lido Lencioni, storico giudice di gara di servizio quel giorno e al termine della corsa mi disse: “Vieni a correre nell'U. C. Lucchese, hai delle qualità”.Accolsi l'invito e per correre mi fu affidata una bicicletta di marca Gloria con la quale feci l'esordio a Prato».
Un esordio positivo.L'arrivo era posto a Chiesanuova dopo che il plotone aveva affrontato la salita del Carmignano. Roberti, mostrando buone attitudini da scalatore svettò al secondo posto nel gran premio della montagna e nella volata conclusiva in un drappello di sette atleti si classificò al quinto posto. «Fui vittima - ricorda Roberti - della formazione di acido lattico nell'affrontare la volata lunga e mi superarono nelle ultime decine di metri. La corsa fu vinta dal livornese Tempestini».
In quegli anni gli italiani andavano alla ricerca di campioni da seguire dopo il ritiro alle corse di Gino Bartali nel 1954 e la fase calante di Fausto Coppi. L'astro nascente del Ciclismo era Gastone Nencini che proprio nel 1957 si aggiudicò il Giro d'Italia. «Quel successo sfumato nel finale nella gara di esordio - continua a raccontare Roberti - mi dette la consapevolezza che ero tagliato per il ciclismo. Andavo forte in salita ma attaccavo anche in piano. Avevo soltanto bisogno di acquisire più esperienza. Il ciclismo è diverso dagli altri sport, perché il corridore è sempre pronto a caricare il peso sulle spalle cercando di dare tutto se stesso. È uno sport faticoso dove il silenzio e la solitudine sono indispensabili per riuscire ad emergere. Volevo a tutti i costi ricambiare la fiducia riposta in me dai dirigenti della U. C. Lucchese,in particolare Malatesta e Gino Gaddini, vincendo qualche corsa».
Nella gara che valeva per le convocazioni della Toscana ai campionati italiani, Roberti fu privato della vittoria a Traversagna dove venne superato allo sprint dal velocista Vito Cappellini. «A venti metri dal termine mi strinse ai bordi della strada e la corda che ci separava dagli spettatori mi fece cadere. Che rabbia, che delusione... Venivo da diversi piazzamenti e quel giorno senza le scorrettezze subite avrei vinto. Fui però convocato fra i cinque della Toscana per i campionati italiani di Pescara». Una giornata tricolore maledetta per i colori toscani. Il velocista Cappellini,per il quale Roberti avrebbe dovuto tirare la volata, cadde a cinque chilometri dal traguardo e lo stesso fece Roberti vicino all'arrivo.
Ma il primo successo per il corridore lucchese finalmente arrivò a Santa Maria del Giudice, dove si aggiudicò il Trofeo Filigas. In una volata a due con arrivo in salita superò agevolmente nello sprint Moretti.Quindi il bis a Cerreto Guidi.Fu premiato il suo un lungo inseguimento sui fuggitivi che avevano accumulato quattro primi di vantaggio. Sulla Tosco Romagnola uscì da solo all'inseguimento. Sempre da solo scalò la collina fino a San Miniato Alto. A Fucecchio riprese un fuggitivo nel frattempo staccato dal compagno di fuga e a Stabbia riprese e piantò Dragoni, che era il primo della corsa fino a quel momento.Giunse sul traguardo da solo con un vantaggio di 2 minuti e 40 secondi sullo stesso Dragoni. A fine stagione con 36 punti fu uno dei più costanti nelle posizioni di vertice regionali.
Terzo successo nel Campionato provinciale di Lucca che vinse a Fontananuova giungendo terzo sul traguardo ma primo dei lucchesi.
Roberti correva e lavorava.Fu assunto come operaio dalla Filatura e tintoria Viani di Lucca. Portava gomitoli di lana e altri articoli nei negozi con un triciclo. Serviva in particolare in via Fillungo i negozi dei fratelli Gemignani Augusto e Alberto e Lovilane. «Guadagnavo 500 lire il giorno e 100 lire di mancia che ogni giorno racimolavo per la generosità dei commercianti ai quali portavo la merce. Soldi importanti. Mio padre faceva il contadino e mia madre la sarta in casa. Il mio unico fratello Lorenzo faceva il macellaio. Tutti lavori umili, ma eravamo una famiglia felice ed unita ed io ero orgoglioso di farne parte e di contribuire alle spese di gestione».
La sua carriera ciclistica proseguì nel 1958 nella categoria allievi dove ottenne diversi secondi e terzi posti senza però assaporare il gusto della vittoria. Nel ’59 gli impegni di lavoro lo distolsero dagli allenamenti ciclistici quotidiani necessari per essere competitivi.Alle 8 firmava il cartellino e lavorava 10-12 ore il giorno.Il tempo per allenarsi era sempre più ristretto e così lentamente si avviò al ritiro dall'attività agonistica.Nel 1960 avrebbe dovuto passare dilettante con la Valdinievole ma i numerosi impegni di lavoro non glielo consentirono. Nel ’62 conobbe Rosita Ricci che portò all'altare nel 1968. Dalla loro unione nacque Cristina che ereditò la passione ciclistica da suo padre Giuseppe fino a diventare una campionessa di Mountain bike ed instaurare una rivalità persino con Paola Pezzo, vincendo in carriera fra categorie élite e amatoriale oltre 100 corse. Nel 1967 fu assunto come dipendente dellle Ferrovie dello Stato con la mansione di operatore specializzato nella manutenzione delle infrastrutture, carica che ha ricoperto fino al 1990 quando è andato in pensione.Oggi segue il ciclismo e non si perde le corse più importanti in Toscana: dalla Coppa Sabatini,dove a Peccioli ritrova i vecchi amici e avversari ciclistici, alle gare versiliesi. Vince la noia appezzando legna per il fabbisogno familiare,nei boschi di Vorno presso casa sua,dove non ha perso l'abitudine di fare il coltivatore avendo un appezzamento di terreno dove coltiva ortaggi. E conclude ricordando una frase paragrafo di Albert Einstein: «La vita è come andare in bicicletta:se vuoi stare in equilibrio devi muoverti».
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