La passione per le corse ragione di vita per Bianucci
Negli anni Sessanta il corridore tesserato per la Velo Club Coppi di Lunata spopolava tra gli Esordienti: «Che emozione quella gente lungo i percorsi»
LUCCA. Pier Luigi Bianucci è un ex ciclista, ma soprattutto un appassionato di sport come pochi a Lucca. Da buon pensionato passa ore e ore della giornata incollato alla televisione seguendo ogni programma e diretta di qualsiasi disciplina e di recente ha assistito con entusiasmo agli azzurri impegnati nella Paralimpiadi. «L'importante è cercare sempre nuove emozioni che rappresentano un elemento fondamentale dello sport. - dice Bianucci - Anche quando correvo per me le emozioni erano una risorsa per la comprensione di sè e dell'avversario».
Le origini. Nato a Lammari il 2 febbraio 1946 cominciò a fare sport a scuola in giovane età. Era amante dell’atletica leggera e non si tirava mai indietro quando gli insegnanti gli proponevano di gareggiare in pista. Nel doposcuola, come la maggioranza dei giovani di quel tempo, sognava di possedere una bicicletta che lui acquistò svuotando un giorno il salvadanaio dove metteva gli spiccioli che gli regalavano parenti e genitori. Fu Antonio Poli a vendergliela e ad incoraggiarlo a correre. Era attratto dalle imprese di Ercole Baldini e Gastone Nencini e pensando a loro, incoraggiato dal fratello Saverio, si recò alla Velo Club Coppi di Lunata conoscendo l'allora presidente Mario Dianda che lo tesserò seduta stante. «Dovetti fare opera di convinzione su mia madre- racconta Pierluigi- perchè l'impegno ciclistico mi avrebbe indubbiamente distolto dai doveri familiari. Mio padre Dario che faceva il sarto, morì quando io avevo appena 5 anni, ed ero il più giovane di sette fratelli. Mia madre Marina lavorava come maestra alle scuole elementari un lavoro che ha esercitato a Lunata per quarant’anni. I miei fratelli più grandi avevano iniziato a lavorare, ma io dovevo aiutare mia madre nei lavori domestici. Riuscì a convincerla e per me fu una gioia indescrivibile»
Gli inizi. Dopo i primi approcci con la strada nel 1961, iniziò la sua carriera all'età di 16 anni da Esordiente di primo anno. Nel 1962 la squadra era diretta da Lamberto Marsalla ed i ragazzi della Coppi li portava a correre l'accompagnatore ufficiale Renato Dell'Angelica. Fu un esordio positivo su un circuito a Pisa. Arrivo in volata e quarto posto incoraggiante.La seconda gara lo vide impegnato sulle Mura di Lucca, un luogo a quel tempo ricorrente nelle gare ciclistiche di ogni categoria.«Mi tremavano le gambe. - racconta Bianucci - Mi trovavo schierato alla partenza nella mia seconda gara ufficiale della mia città. Sapevo di avere molti compaesani al seguito e sentivo l'assordante brusio di migliaia di persone accorse a vedere la gara. È incredibile come a quel tempo,rispetto al giorno d’oggi, la gente comune amasse il ciclismo e non si perdesse una corsa anche se riguardava corridori in erba». Il giovane Bianucci quel giorno rese la vita difficile ai più forti velocisti. Nell'arrivo in volata si classificò terzo battuto dal vincitore, il pistoiese Giuseppe Trinci e dal lucchese Giovanni Avanzinelli, due atleti che si dividevano i successi nella categoria.
«Erano corridori più scaltri di me, più smaliziati. - prosegue Bianucci - Mi ricordo che quel giorno andai fortissimo e le esclamazioni di mio zio Beppe Ricchi che, non ben posizionato all'arrivo, pensava avessi vinto. Sentivo che avrei potuto di li a breve tempo puntare alla vittoria».
Le vittorie. Il primo successo in carriera per Bianucci giunse nel 1963 all'età di 17 anni da Esordiente di secondo anno. Vinse a Calci nel pisano battendo in volata il pistoiese Pacini e prendendosi su di lui una bella rivincita dopo che lo stesso lo aveva battuto la settimana precedente a Lunata.
«Per me fu come toccare il cielo con un dito. Un’emozione così forte non l'ho più provata in vita mia. Vincere dà le stesse sensazioni sempre. Sia da professionisti che da dilettanti. L'importante è la preparazione al successo. Appena tagliai il traguardo condivisi la mia gioia con gli amici. Mi vennero in mente i miei compagni di squadra, ma anche tutti coloro che avevo incontrato nel tragitto della mia sempre breve carriera ciclistica».
Gli anni Sessanta. Gli anni Sessanta sono ricordati a Lunata anche per Luigi Colombini, il calzolaio che fece le scarpette su misura ai più grandi campioni, persino a Eddy Merckx. «Pure a me ne ha fatte due paia che conservo ancora come reliquie. Ma a differenza degli altri big io non ero un privilegiato.Ero solo il figlio della maestra del suo paese quando a volte i ciclisti si mettevano in coda aspettando anche un anno per averle». Accresciuta la fiducia nei suoi mezzi vinse la seconda corsa sul finale di stagione a Massa. Si difese scalando la Foce che fece una dura selezione e s’impose allo sprint superando nell'ordine Tazzini del Pedale Stazionese e Lazzeri del Romagnoli. Al quarto posto si piazzò Arrighi del Carrara e al quinto Innocenti che abitava a Vellano ed era un suo compagno di squadra. Corrado Bucci, storico dirigente lunatese era raggiante, festeggiò questo successo assieme ai corridori della squadra e a tutti i dirigenti. Quel giorno era in palio la Prima Coppa del Popolo. Sempre con i colori della Coppi Lunata proseguì la sua carriera nei due anni da allievo ed uno da Dilettante di primo anno. Arrivò spesso fra i primi cinque, ma non vinse più.
Il ritiro. «Ognuno deve saper riconoscere i propri meriti, ma anche i propri limiti. - conclude Bianucci - E quando sono arrivato nei Dilettanti mi sono accorto che più di così non potevo fare. Sono felice di essermi ritagliato il mio spazio e di aver gareggiato per anni in uno sport che mi ha sempre affascinato». Appesa la bicicletta al chiodo entrò nel 1972 a lavorare come capo reparto alla Cof di Lucca, dopo che si era diplomato come perito meccanico.Si era sposato con Oriana Carpoletti impiegata al Genio Civile che gli ha dato tre figli:Marco che oggi ha 42 anni, Paolo 39 e Daniele 36.
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