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Lucca

Marmorini, mister filosofo che s’ispira al gioco di Sarri

di Luca Tronchetti
Marmorini, mister filosofo che s’ispira al gioco di Sarri

Il nuovo allenatore del GhiviBorgo legge Heidegger e adora il cinema epico «Ho smesso presto perché non potevo arrivare in A: vorrei provarci in panchina»

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LUCCA. Un predestinato della panchina. A 29 anni Simone Marmorini attacca le scarpette al chiodo e decide di investire su stesso partendo dalle categorie inferiori per raggiungere un sogno: diventare allenatore professionista. Trentaquattro anni, aretino di Lucignano, ex centrocampista dai piedi ruvidi con tanta C2 alle spalle, in 5 stagioni è passato dalla Prima categoria alla D. Il modello da imitare? Il suo mentore Maurizio Sarri, tecnico con cui ha debuttato. Il nuovo allenatore del GhiviBorgo assorbe calcio come una spugna, ma nel suo curriculum non ci sono solo lavagnette con schemi mandati a memoria. Diplomato allo scientifico ama il cinema e la filosofia: «L'ultimo libro letto? "Essere e tempo" una delle opere principali di Martin Heidegger, filosofo che ha influenzato l'epoca in cui viviamo. - dice il nuovo allenatore - Intendiamoci, non disdico nemmeno i libri di sport specie le biografie di calciatori e allenatori». Oltre alle letture adora il cinema. Il film preferito è "Il Gladiatore" di Ridley Scott. «Mi piacciono la fotografia, i costumi, il periodo storico e soprattutto l'esaltazione di valori come onore e rispetto che oggi paiono dimenticati».

La carriera. Da calciatore era un mediano. Sansovino, Poggibonsi, Benevento, Viterbese, Cecina (con Pagliuca in panchina), Arezzo, Vigevano le tappe di un percorso fatto di tanta C2 poca C1 e un po’ di serie D. «Ero un centrocampista di temperamento, alla Gattuso per intenderci. - racconta - Decisi di smettere a 28 anni non per problemi fisici, ma perché mi resi conto che non potevo raggiungere livelli importanti. Non avevo le qualità per arrivare almeno alla B. E allora meglio darci un taglio e intraprendere un'altra carriera che reputo a me più consona: quella di allenatore».

L'allievo di Sarri. Sarà un caso, ma Diego Simeone, il tecnico dell'Atletico Madrid, da calciatore faceva come lui: prendeva appunti. «Alla fine degli allenamenti, specie negli ultimi anni di carriera - prosegue Marmorini - mi segnavo le esercitazioni fatte. Così appena ho smesso mi sono iscritto al corso di allenatore e l'anno dopo ho iniziato con la squadra del mio paese, il Lucignano che faceva la Prima Categoria. Era la stagione 2012-2013 e siamo arrivati ai playoff. Poi mi ha chiamato al Baldaccio Bruni di Anghiari in Eccellenza. Due annate fantastiche: settimo e terzo posto. Infine l'anno passato sempre in Eccellenza alla Sinalunghese: dopo un avvio stentato siamo arrivati sesti». Non male per un allenatore neofita. «Dire che m’ispiro a Sarri è riduttivo. Non ho subito il suo effetto quanto giocavo, ma le sue nozioni calcistiche e di vita sono riemerse adesso dal mio subconscio e sono diventate parte integrante del mio programma di lavoro. Diciamo che, fatte le dovute proporzioni, il calcio che mi piace è quello del suo Empoli e del Napoli attuale. Per me Sarri è un innovatore anche se la squadra perfetta resta il primo Barcellona di Guardiola».

L'approdo al GhiviBorgo. Se oggi Marmorini allena in D lo deve principalmente al diesse del GhiviBorgo, Corrado Ferracuti. «L'incontro con Ferracuti risale a un anno fa. La Sinalunghese è affiliata all'Udinese e lui lavora come osservatore per la società friulana. È capitato che, durante uno dei suoi periodi di stage con i bambini, si sia fermato a vedere come si allenava la prima squadra. Abbiamo scambiato due parole. Ma evidentemente gli è piaciuto il mio modo di intendere il calcio. Così un mese fa, al termine del campionato di serie D, mi ha telefonato. Ci siamo visti e l'accordo è arrivato subito. Mi è piaciuto l'ambiente del GhiviBorgo: gente seria, genuina, laboriosa. Ideale per fare calcio con la giusta ambizione».

Come giocherà la squadra. Al di là della difesa a quattro dipenderà molto da come verrà allestita la rosa: «Il sistema di gioco deve andare di pari passo con le qualità dei calciatori a disposizione. L’obiettivo resta la salvezza da raggiungere attraverso il gioco. È l’unica ricetta che conosco per ottenere risultati».

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