Quando il lucchese Palagi staccava Moser in salita
La storia di uno dei ciclisti più vincenti a cavallo degli anni Sessanta-Settanta «Guadagnavo 200.000 lire al mese e mi sentivo una star acclamata dai tifosi»
LUCCA. Fra i corridori lucchesi Luigi Palagi è stato fra i più vittoriosi nelle categorie dilettantistiche a cavallo degli anni Sessanta e primi anni Settanta.Munito di grande generosità aveva nello scatto in salita e nella tenuta in piano le sue doti migliori. Nato a Lunata il 18 novembre 1951 iniziò l'attività agonistica quasi per caso. Aveva, come la maggior parte dei suoi coetanei dell'epoca, la passione per il ciclismo ma non pensava di correre. Poi un giorno del 1967, Lorenzo Fanini (il padre dei fratelli Fanini che hanno avuto molte squadre ed Ivano è tutt'ora Presidente di Amore & Vita-Selle SMP) che aveva notato le sue qualità portò una bicicletta in una riunione che organizzò nel Bar Palagi di Segromigno in Piano gestito da Mario, il papà di Luigi. In quella riunione si presentò anche l'allora presidente nazionale della Fci Adriano Rodoni. Lorenzo Fanini diede una bicicletta a Luigi Palagi dicendogli: «Te la regalo: vieni a correre nella mia squadra». Luigi Palagi non se lo fece ripetere due volte.
Gli esordi. Con il Gs Fanini nella categoria Esordienti colse subito tante vittorie. La prima a S.Leonardo in Treponzio: attaccò a 20 chilometri dal traguardo e fece il vuoto. A seguirlo c'era l'ammiraglia della squadra con i fratelli Pietro e Michele Fanini che lo incitavano per portare fino in fondo il vantaggio accumulato. Nel 1968 il salto nella categoria Allievi dove Palagi continua a vincere arrivando da solo sul traguardo dopo aver stroncato la resistenza degli avversari. Come nella Coppa Enal a Monte S.Quirico quando attaccò fin dall'inizio e nel finale staccò anche dell'ultimo avversario, il compagno di squadra Paolo Benedettini, giungendo da solo all'arrivo e dando grandi distacchi. Benedettini arrivò dopo 1'50",il terzo, Opuratori dell'U.C.Lucchese, giunse dopo 2 minuti e 40 secondi. Vinse anche a Bondano di Massa staccando il secondo classificato Marzio Mezzani della Pol.Monsummanese di 50’. Vinse anche in volata aggiudicandosi il Trofeo Piazza al Serchio dove ebbe la meglio del suo compagno di squadra e attuale Presidente di Amore & Vita Ivano Fanini, un velocista puro, che quel giorno dovette arrendersi a Palagi. Il corridore di Segromigno era sempre all'attacco, convinto dei propri mezzi, non si spremeva nel tirare e dava con le sue accelerazioni una scrollata alla corsaimponendo ritmi insostenibili.Allora non c'erano come oggi esasperati giochi di squadra.Ognuno puntava a vincere la corsa ed ai dirigenti importava soltanto il podio. Palagi fece suo il circuito dei Fiori a Viareggio davanti a Benedettini e Tomei.Nel 1969 da allievo di secondo anno vinse 5 corse.
Il reuccio di Segromigno. Ormai era il beniamino di Segromigno. Si moltiplicavano i suoi tifosi che organizzavano carovane al seguito. Lo seguirono persino al Giro dell'Isola d'Elba prendendo il traghetto ed incitandolo sul percorso.Vinse anche in quella occasione una gara valevole come Trofeo AICS.Una corsa durissima con diversi colli da scalare. Attaccò a 60 chilometri dal traguardo dei 118 totali e fece il vuoto. Sul traguardo il secondo classificato,Ivano Palmerini dell'U.C.Lucchese giunse attardato di 5 minuti e 30 secondi. Distacchi abissali che poche volte oggi si vedono nelle categorie Allievi e Juniores. «Mi sentivo un big- ricorda Palagi- ero coccolato da tutti. Dentro di me si alimentava l'entusiasmo e la voglia di arrivare lontano. I miei genitori non mi hanno mai impedito di correre e mi consentivano di tirare avanti contemporaneamente lo studio. Frequentavo l'istituto professionale industriale Giorgi di Lucca dove mi diplomai. Le mie vittorie mi consentirono anche di fare il militare a Roma,alla Compagnia Atleti della Cecchignola dove sono stato 16 mesi».
Il rivale di Moser. Lì conobbe anche Francesco Moser e Beppe Furino, due note figure dello sport italiano. «Erano anni meravigliosi - prosegue - Mi sentivo veramente una star. La mattina mi alzavo dal letto affrontando con gioia la giornata. Avevo trovato la mia giusta dimensione. Insomma volevo fare la carriera ciclistica». Passò dilettante nel 1970 munito di tanto entusiasmo con il Gs Bottegone di Monsummano,una delle squadre più forti in Toscana, e continuava a stroncare gli avversari pedalata dopo pedalata. Colse 4 affermazioni. Era diretto da Giorgio Vannucci che lo seguiva ogni momento e credeva in lui come fece qualche anno dopo quando lanciò Francesco Moser. Il corridore lunatese s’impose nel circuito di Iolo,a Reggello,Vellano e nel sesto G.P. Maresca organizzato dal G.S.Ponte Buggianese.In quegli anni la Toscana era terreno di battaglia per i più forti Dilettanti nazionali.«Vincevo e guadagnavo tanti soldi-prosegue Palagi-allora mi davano 150-200 mila lire il mese».
Maledette verghe del tram. Nel 1971 fece un doppio salto balzando Dilettante di Prima serie e si trasferì all'U.S. Monsummanese. Vinse di nuovo il Gp Maresca, antico Borgo di S.Marcello Pistoiese posto ad una altitudine di 790 metri. Una corsa dura con diversi colli da scalare . Sull'ultimo Palagi attaccò piantando tutti in asso. Fra questi anche Francesco Moser che correva per la Mobiexport. «Era uno dei miei avversari-dice Palagi- si vedeva che aveva ottime qualità. Ma quando sulla salita più dura scalò il rapporto dal 53 al 42 attaccai e lui non ebbe il tempo di reagire.Moser era fortissimo in pianura, un passista straordinario,ma in salita non era irresistibile. Quel giorno feci una gara straordinaria. Staccai fior di avversari come Topi della Fracor. Walter Riccomi (mio compagno di squadra e futuro professionista), Moser, Mugnaini (altro futuro pro) e Tirabassi della Russo. Vinsi per distacco». Il 1971 fu l'anno fatale che mise fine ai suoi sogni. A S.Croce sull'Arno cadde incastrando la ruota nelle verghe del tram perchè le gambe non giravano più come prima.«Non andavo più. Ebbi un blocco psicologico, io che ero abituato a stare sempre fra i primi. Non mi sono più ripreso. Probabilmente avevo bisogno di un mental trainer per capire i miei problemi. Il tutto avvenne in vista del passaggio al professionismo che fece invece Moser nel 1973». Nel 1972 passò a correre con l'U.C.Lucchese per vedere di ritrovare invano la giusta condizione.Neppure il suo allora Ds Pierluigi Poli riuscì a capirlo e così svanì una possibile carriera professionistica di uno fra i migliori corridori lucchesi. Entrò a lavorare in uno zoccolificio di Segromigno come operaio.Nel 1980 si sposò con Giulietta Barsotti ed ha oggi una figlia, Erica,di 33 anni. Da nove anni vive in centro a Borgo Giannotti e non va più alle corse. «Mi farebbe male assistere ad una gara-conclude-perchè mi riverrebbero in mente gli anni in cui correvo ed il rammarico per la mia mancata carriera professionistica. Anche oggi quando ci penso sto male».
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