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L’allenatore ringrazia felice: «Ma dobbiamo lavorare tanto»

L’allenatore ringrazia felice: «Ma dobbiamo lavorare tanto»

LUCCA. Veni, vidi, vici. Giuseppe Galderisi come Giulio Cesare. Torna sulla panchina della Lucchese accolto dall’entusiasmo dei 2000 tifosi (accorsi anche per i biglietti a 2 euro) e la squadra torna...

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LUCCA. Veni, vidi, vici. Giuseppe Galderisi come Giulio Cesare. Torna sulla panchina della Lucchese accolto dall’entusiasmo dei 2000 tifosi (accorsi anche per i biglietti a 2 euro) e la squadra torna a vincere. Parte nel migliore dei modi il Galderisi-bis. Ma l’umiltà e la compostezza dell’uomo sono un bene prezioso. Lui non si è esalta e ringrazia: «Una grandissima vittoria, importante per il morale. In quattro allenamenti la cosa che dovevo tirar fuori dai ragazzi non era fare il Real Madrid o fare il calcio che piace a noi, ma la massima concentrazione, la massima applicazione, la concretezza e la solidità. Noi siamo usciti in campo all'inizio del secondo tempo che eravamo convinti di vincere. Non avevo il minimo dubbio che i cinque dello scorso anno non mi avrebbero mai tradito e che gli altri avrebbero dato la massima disponibilità. Lì davanti abbiamo buone caratteristiche e in mezzo faremo paura. Alla fine del primo tempo gli ho detto che tutti noi volevamo qualcosa di più da lui, ma questa per me era una partita per conoscere. Era importante partire con il piede giusto, il Rimini ha alcuni elementi di grande valore - Pedrelli, Mancino e Signorini, per esempio - e quindi bisognava crescere, darsi una mano e togliersi la paura. Io sono molto felice anche del pubblico, sono convinto che dobbiamo lavorare tanto, tanto, tanto per riprendere il percorso interrotto: vorrei fare il salto di qualità io e credo che la città e la tifoseria lo meritino. Grazie, grazie ai nostri tifosi. Ci sono quattro caratteristiche dei centrali difensivi, molto diversi tra loro: io non avevo la certezza, però credo che un mancino come Lorenzini sia importante, un uomo di esperienza come Altobello pure, ma poi è la positività che fa la differenza. Nolè lo potevo mettere ovunque e avrebbe fatto una partita clamorosa: lo stesso vale per Di Masi, Espeche, Calcagni e Mingazzini. Era una partita di sudore e sacrificio, è andata bene». Il presidente invece non trova di meglio di prendersela con Il Tirreno. Da politico navigato punta il dito sulla stampa che non gli piace perché gli ricorda che se non fossero intervenuti i soci lucchesi oggi Galli sarebbe ancora il dg e Galderisi non ci sarebbe. Lui ci accusa di «disinformazione» (lo faceva anche Fouzi Hadj, poi sappiamo com’è finita) soltanto perché abbiamo raccontato cos’è realmente accaduto. Ce ne faremo una ragione. (l.t.) (f.b.)

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