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L’intervista: la scelta di vita in rossoblù di Riccardo Benedetti
LUCCA. Un’esperienza di vita ancora più che calcistica. Riccardo Benedetti a quindici anni è partito ed è andato a giocare nel Genoa, in un settore giovanile di altissimo livello che ha lanciato...
LUCCA. Un’esperienza di vita ancora più che calcistica. Riccardo Benedetti a quindici anni è partito ed è andato a giocare nel Genoa, in un settore giovanile di altissimo livello che ha lanciato campioni del calibro di Mattia Perin e Stephan El Shaarawy. Due anni fa ha lasciato famiglia, amici e Lucca, la città in cui è vissuto, per inseguire un sogno.
Cominciamo subito a farti conoscere: raccontaci dove sei nato e dove hai cominciato a giocare a calcio.
«Sono nato a La Spezia, ma i miei genitori si sono subito trasferiti a Lucca. Ho iniziato a giocare nella Fortis Lucchese a sette anni, fino a quando mi ha preso il Tau Calcio. Il secondo anno segnai ventisette gol e mi hanno chiamato per alcuni provini a Genova: ero sicuramente emozionato, ma non credevo che sarei andato sul serio a giocare là. A fine stagione però è arrivata l’offerta ufficiale, non ci ho pensato due volte e ho accettato».
Cambiare città, cambiare amici e scuola, cambiare vita: quanto è difficile per un ragazzo della tua età inserirsi in un contesto nuovo?
«I primi mesi sono stati i più difficili perché mi mancavano i miei amici, la mia famiglia e l’ambiente in cui ero vissuto per praticamente tutta la vita. Però dopo Natale ho cominciato ad ambientarmi anche perché ho trovato un gruppo molto unito».
Parliamo del Genoa: un settore giovanile di altissimo livello, ma come ti trovi in società? C’è qualcuno a cui sei particolarmente legato?
«La società non mi fa mai mancare nulla, è sempre molto disponibile e risolve qualsiasi problema che tu abbia. Ho avuto come allenatori Oddo, Chiappino e quest’anno Stellini: tre persone molto preparate che mi hanno fatto crescere moltissimo».
La scuola?
«Vado bene, non vengo mai rimandato e passo sempre con voti abbastanza alti. Ci vuole tanto impegno, ma lo sport aiuta perché aiuta a scaricare dopo una mattinata di scuola: ti tiene attivo e sei più sveglio».
Nella tua opinione cosa hanno in più i ragazzi come te, che lasciano la propria città per inseguire il proprio sogno, rispetto ai coetanei invece che nascono e crescono calcisticamente nel solito posto?
«A 15 anni te ne vai: sei “costretto” a crescere e per qualsiasi cosa puoi contare solo tu te stesso. Auguro a molti ragazzi di poter avere questa possibilità, non solo per poter giocare a calcio ad alti livelli, ma anche e soprattutto come esperienza di vita».
Andrea Della Maggiore
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