Lavoro
Cipollini, asso mancato per l’allergia alla fatica
Il fratello di Super Mario da dilettante era una grande promessa del ciclismo «Rimpianti? Mi allenavo poco e male e preferivo la caccia alla bicicletta»
LUCCA. Negli anni 70 un giovane corridore lucchese si ritagliò uno spazio importante nelle categorie dilettantistiche, che scalava a suon di successi tanto da conquistare il tifo di migliaia di appassionati: Cesare Cipollini. Fratello più grande dell'ex campione del mondo Mario, da ragazzo aveva una classe enorme, uno stile perfetto e soprattutto uno spunto veloce che a volte diveniva irresistibile. Cesare Cipollini è nato a Belfort nella regione Franca Contea tra Lione e Strasburgo il 16 dicembre del 1958,ma solo perchè i suoi genitori emigrarono per cercare lavoro.
All'età di due anni si trasferì a Lucca e suo padre Vivaldo acquistò una casa con tanto terreno a S.Giusto di Compito.Grande appassionato di Ciclismo Vivaldo aveva corso nelle categorie dilettantistiche. Una passione che ha trasmesso prima a Cesare e poi a Mario. Il suo sogno era vederli diventare campioni e mentre Mario è riuscito a salire sul tetto del mondo, Cesare da professionista non ha mantenuto fede alle aspettative.
La promessa incompiuta. Eppure nelle categorie giovanili era un vincente. Iniziò a correre con la Velo Club Coppi Lunata presieduta da Dante Rosi ed ha scalato le categorie vincendo ovunque fino a quella juniores dove raggiunse il culmine della popolarità. Passista veloce non aspettava le volata per imporsi, ma staccava gli avversari molti chilometri prima del traguardo. Il dsPrimetto Biagi ebbe un ruolo importante nel farlo crescere e la Coppi Lunata se lo coccolava per i tanti successi.Assieme a Giuseppe Saronni, Sandro Callari e Rino De Candido costituì il quartetto olimpico che nel 76 al Palasport di Milano stabilì il record mondiale di Inseguimento a squadre con 4'23",poi non ripetuto a Montreal alle Olimpiadi del 1976 quando i quattro si imbatterono in una giornata storta uscendo dal giro delle medaglie.Nel 1977 Cesare passò dilettante alla Fracor sotto la guida di Ezio Mannucci ed ovunque era l'avversario da battere. Colse 8 vittorie fra le quali la Firenze-Viareggio ed il Giro delle 3 Province attraverso Lodi,Pavia e Milano. Era considerato il corridore del futuro.
Professionista a 19 anni. E' stato uno dei pochi se non l'unico in Italia ad aver disputato soltanto una stagione da dilettante prima dell'ingresso nel professionismo che avvenne nel 1978 a 19 anni con la Magniflex di Primo Franchini. «Volevo diventare un big anche fra i Pro- dice l'ex corridore - ma ero allergico alla fatica. Mi allenavo poco, odiavo gli appuntamenti e gli impegni fissi. Mi piaceva andare a caccia e mettevo sempre il mio hobby avanti ad ogni cosa. So che sbagliavo, ma pensavo di riuscire a vincere anche senza fatica». Infatti l'impatto con le lunghe distanze fu per lui traumatico.I risultati non venivano, ma perchè lui non faceva nessun sacrificio per ottenerli e così passava da una squadra all'altra ognuna fiduciosa di fargli ritrovare la giusta condizione. Dopo la Magniflex, la Selle San Marco, nel 1983 la Dromedari quindi Fam Cucine, Fanini Maggi e nel 1986 la Gis con Ds Waldemaro Bartolozzi. Le uniche sue vittorie da Pro le ottenne in una gara di Coppa del Mondo nel 1983 vincendo il Giro dell'Emilia davanti a Daniele Caroli ed al norvegese Erik Pedersen ed in tre tappe, lo stesso anno, al Giro di St.Louis in Argentina.Troppo poco per uno come lui considerato da Dilettante una promessa del Ciclismo alla pari di Beppe Saronni e Roberto Visentini. «Quando vinsi il Giro dell'Emilia-prosegue Cesare-avevo appena firmato il rinnovo di contratto a Carlino Menicagli con la Dromedario,ero molto legato a lui da una reciproca stima. E così rifiutai un ingaggio allettante che mi propose Boifava per il passaggio alla Inoxpran che aveva come capitano Giovanni Battaglin. Anche oggi sono pentito della scelta che feci, ma non tanto per Menicagli con il quale mi trovai benissimo, quanto per aver rifiutato molti soldi in più».
I rimpianti. «Rimpianti? Le amarezze di mio padre Vivaldo, scomparso nel 2011, al quale avrei dovuto dare più soddisfazioni per i sacrifici che ha fatto nel farmi correre e poi non dimenticherò mai quando Alfredo Martini che stravedeva in me mi disse: "Cesare hai buttato al vento fior di quattrini”. Lui alludeva a quelli che avrei potuto guadagnare in carriera. Eppoi rimpiango di non aver fatto i carichi di lavoro che mi venivano ordinati dai miei ds unitamente alle tabelle giornaliere di allenamento, per sviluppare le mie qualità. Mio fratello Mario è stato più determinato di me ed anche se non avrei raggiunto i suoi traguardi quanto meno avevo le possibilità di vincere corse importanti. Ho fatto giri d'Italia, di Spagna, la Milano Sanremo e tante altre classiche correndo nell'anonimato».
Dal fratello al figlio. A fianco del fratello, Cesare ha corso un anno. Era il 1989 quando Mario passò professionista nella Del Tongo e li Cesare lo aiutò organizzandogli i treni per le imperiose ed irresistibili volate. E per Cesare fu quella una delle più grandi gioie della sua lunga carriera professionistica,iniziata nel 1978 e terminata nel 1991. Appesa la bicicletta al chiodo ha fatto con alterni risultati il ds in diverse squadre fra le quali nel 1990 la Fanini dove valorizzò l'attuale Team Manager di Amore e Vita-Selle SMP Christian Fanini, alla Ubaldo Signori di Quarrata.Poi si è dedicato al giardinaggio. Lavorando come operaio della Coop Morelli. Nel 2005 è nato il terzo figlio, Edoardo. A lui dedica tutto il tempo libero e per lui sogna una carriera ciclistica luminosa intravedendone le possibilità. Anche Edoardo non sfugge alla tradizione generazionale di famiglia.Ama la bicicletta e corre, vincendo, nelle categorie Giovanissimi con la società ciclistica Pedale Pietrasantino, dopo aver fatto l'esordio qualche anno fa con il Pedale Lucchese Poli ed essere passato successivamente al G.S.Carube E chissà che in futuro ci sia un altro professionista con il cognome Cipollini.
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