Il presidio
La Lucchese crolla nei minuti di recupero
Quarta sconfitta consecutiva e Baldini a un passo dall’esonero nonostante Galli. Favarin, Morgia e Monaco i papabili
Soltanto il direttore generale Giovanni Galli non vuol arrendersi all’evidenza. Quattro partite, quattro sconfitte. Tutte rimediate contro formazioni che, sulla carta, dovevano stare dietro alla Lucchese. Invece la realtà sotto gli occhi di tutti è un’altra: questa squadra con questo modulo di gioco è candidata ai playout. Altro che playoff. E visto che sino a gennaio non puoi cambiare i giocatori scelti in prevalenza dalla serie D (evidentemente fenomeni non erano) la legge del calcio ti conduce inevitabilmente a scegliere l’unica soluzione che ti rimane: cambiare manico. Dispiace per Francesco Baldini - che pure ci ha messo del suo modificando sempre formazione (stavolta Rosseti punta esterna non l’abbiamo capito, ma noi non siamo tecnici) - ma serve una svolta. Un tecnico esperto che conosce la categoria e che sappia, modificando il sistema di gioco, muovere la classifica. Della serie a volte meglio due feriti che un morto. Specie se il morto è la Lucchese che riesce nell’impresa di perdere anche contro una squadra (il Santarcangelo) che sinora in campionato non aveva mai vinto con Zauli che per la prima volta in carriera (sia da calciatore che da tecnico) batte i rossoneri. I «papabili» per la successione dello zemaniano Baldini: Favarin, Morgia, Monaco e in ultimo Pagliari. Tre allenatori che conoscono bene la piazza e che sono graditi ai tifosi con l’ultimo della lista noto per la sua grinta in allenamento e in partita. Tocca al presidente Bacci - impegnato anche nella partita della presidenza della Lega Pro - decidere. Concedere altro tempo, come vuole il dg Galli (che starebbe valutando un altro profilo di allenatore giovane), oppure chiedere nelle prossime 24 ore la testa dell’allenatore in modo da resettare e ripartire. Gli ultras sono già sul piede di guerra. Chiedono spiegazioni e chiarimenti. Si sta riproponendo la stessa scena vista esattamente un anno fa. Corsi e ricorsi storici di una società con poche idee e confuse. Una cosa appare poco probabile: che Baldini rassegni le dimissioni. Una cosa è certa: la Lucchese ha evidenti limiti strutturali.
La partita. Il primo tempo ha il sapore della D. Squadre lente, macchinose, incapaci di mettere due passaggi di fila. A tener palla è la Lucchese che davanti è spuntata e al massimo collezione corner. Pozzebon e Bianconi, a sorpresa, sono entrambi in panca e a guidare l’attacco c’è il falso «nueve» Fanucchi. Una domanda sorge spontanea: il gol chi lo deve fare? Sartore ha un buon dribbling, ma non ha tiro, Rosseti non è una punta. Logico che il primo tempo finisca a reti bianche. Anzi, ad onor del vero le occasioni più ghiotte le confeziona il Santarcangelo. I padroni di casa con una ripartenza dal linea difensiva per poco non trovano il gol.
Il suicidio dopo il vantaggio. Dopo un primo tempo alla camomilla nella ripresa qualcosa si muove. La Lucchese capisce che il Santarcangelo è poca cosa e con maggior convinzione si spinge in avanti. L’ingresso di Pozzebon per l’evanescente Rosseti fa capire come la squadra creda nell’impresa. E il gol arriva. Non con un’azione manovrata degna del tanto decantato calcio champagne, ma con una bella conclusione da 25 metri del terzino Benvenga che s’infila alle spalle di Nardi. Sembra la «scintilla» tanto attesa e invece è solo un’illusione ottica. Perché con il passare dei minuti, nonostante gli sterili attacchi dei romagnoli, la Lucchese rincula pericolosamente. E nel finale si rintana nella propria area. Il suicidio tattico arriva nei minuti di recupero. Prima un fallo di mano in area di Mori consente ai gialloblù di usufruire di un penalty realizzato da Venitucci che li riporta in parità e consente pure la superiorità numerica (il centrale rossonero era già stato ammonito in precedenza e viene cacciato). Poi allo scadere, complice una dormita del tandem Di Masi-Lorenzini, una conclusione sotto misura del match winner Venitucci manda il Santarcangelo in paradiso e la Lucchese all’inferno.
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