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Lucca

Baldini non cambia la filosofia di gioco

Baldini non cambia la filosofia di gioco

Squadra a trazione anteriore, ma non convincono formazioni sempre differenti

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LUCCA. «Finchè ci sarò io il nostro calcio sarà questo: un calcio propositivo e offensivo. E non cambio modo di fare dopo una sconfitta». Ambizioso, deciso, sicuro delle scelte tecniche. Francesco Baldini, 41 anni, che per la prima volta si affaccia su una panchina professionistica, sin dal suo avvento ha dimostrato di avere idee chiare. Tante certezze e pochi dubbi. A partire dal modulo: 4-3-3 di zemaniana memoria. Calcio spettacolo per far tornare la gente in un Porta Elisa desolatamente vuoto (anche ieri 1550 paganti). Concetti espressi con toni pacati, ma con una convinzione e una fede incrollabile nel teorema «bel gioco uguale vittoria» che, specie a questi livelli, è molto difficile mettere in pratica. Il 4-3-3 è il modulo più complesso che esista e servono interpreti di grande spessore per poterlo attuare e ottenere nel contempo i risultati che passano giocoforza anche attraverso i punti in classifica. Esaminando le cinque partite di campionato disputate la Lucchese ha dominato soltanto con la Lupa Roma, ha giocato bene a sprazzi con la Robur Siena (è mancato però, in superiorità numerica, il colpo del ko), si è fatta raggiungere dopo essere passata in vantaggio a Macerata e ha perso senza colpo ferire sia a Ferrara (e con la Spal schiacciasassi ci può stare) sia contro il Prato (ed è assai più grave).

Cambio di modulo. Non si è capito perché il tecnico abbia voluto passare di colpo al 4-2-3-1 sistemando Fanucchi dietro la prima punta e rinunciando alle incursioni da dietro di Calcagni, uno che fa legna e sa leggere bene i tempi. Fanucchi, che ha sbagliato un rigore che non avrebbe però modificato la disanima della partita, giocando in quella posizione è non sull’esterno è risultato più prevedibile e le due ali (Terrani e il debuttante Sartore) pur scambiandosi spesso la fascia hanno prodotto più fumo che arrosto.

Clamorose ingenuità. Quella con il Prato è stata la peggiore partita della Lucchese. Un gol preso per lo scavino dietro la barriera grida vendetta. Ma preoccupa ancor di più la paura dei calciatori che al primo errore si smarriscono. La squadra si allunga e i centrocampisti e i terzini di fascia rinculano. Su Di Masi libero aggiunto la responsabilità è del tecnico. In una squadra molto sbilanciata il portiere è il primo che deve impostare l'azione. Gli errori servono per crescere. L’importante è non ripeterli.

Caso Pozzebon. In questa squadra appare troppo isolato e pensa più a far gol che a giocare per la squadra. Un problema in più da risolvere. (l.t.)

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