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Olimpio Paolinelli, il ciclista contadino
Da professionista lavorava nei campi per aiutare la famiglia. Ritiratosi nel 1973 divenne podista e fu azzurro nel fondo
LUCCA. È stato l’unico corridore della Media Valle e Garfagnana passato professionista nel Dopoguerra. Olimpio Paolinelli, nato a Piegaio 15 novembre di 79 anni fa, per un decennio - a cavallo degli anni 50 e 60 - ha calamitato l'attenzione degli appassionati di ciclismo diventando un loro beniamino.Paolinelli era un corridore capace di sfruttare le difficoltà altimetriche. Non era uno sprinter, però era veloce e da dilettante ha vinto numerose volate di gruppi ristretti. Iniziò a correre da allievo nei primi anni 50 e la sua prima squadra fu il Pedale Lucchese Poli.
«Non dimenticherò mai - dice Olimpio - il mio primo successo a San Salvatore con la maglia Poli. Mio padre Virgilio non voleva che corressi per non sottrarmi dai lavori nei campi (faceva il contadino) e allora di nascosto presi il via ad una corsa. Andai fortissimo. Mi ricordo ad Altopascio quando passai sotto le sbarre del passaggio a livello chiuso e poi via a tutta birra. Ero già in fuga e giunsi per primo sul traguardo di San Salvatore di Montecarlo con il secondo classificato,Giuseppe Pardini, che accusò un ritardo di 6'50"».
Corridore part time. Erano tempi difficili. Olimpio faceva parte di una famiglia numerosa. Era il più giovane di 12 fratelli e doveva coniugare l'attività ciclistica con il lavoro nei campi. Poi suo fratello Francesco, l'unico ancora in vita, aprì una macelleria nel pisano prendendolo a lavorare con se. Insomma al primo posto c'era il lavoro e negli attimi di pausa il ciclismo. Nel 1959 passa Dilettante con la Brooklyn di Empoli (nella foto in alto a destra), voluto dal nipote Mario Pieruccini, di pochi anni più giovane e astro nascente del ciclismo toscano.Il destino volle che Mario Pieruccini morì investito da un camion proprio mentre era in allenamento sulle strade di casa con lo zio. Una tragedia che bloccò Olimpio tanto da fargli vincere soltanto una corsa. Ma l'anno successivo accettò di firmare un contratto molto remunerativo con una delle società più ricche nell'epoca: la Lastrense Gisac di Lastra a Signa che annoverava fra le sue file anche il grande Franco Bitossi. Un biennio,60-61, dove uscì fuori il meglio di Paolinelli.Dieci vittorie il primo anno e 13 il secondo, risultando uno dei migliori cinque dilettanti a livello nazionale. A quel punto per lui si aprirono le porte del Professionismo.
Niente Giro d’Italia. Ci fu un incontro a Varese con la Ignis,uno squadrone allora capitanato da Ercole Baldini, Antonio Maspes e Gastone Nencini,ma per ragioni economiche saltò l'accordo. Fu invece l'allora D.S. Vasco Bergamaschi,vincitore del Giro d'Italia nel 35, a convincerlo di passare alla Torpado con una adeguata ricompensa economica. Nel 1963 il trasferimento alla Cité di Santa Margherita Ligure,ingaggiato da Silvano Simonetti.Doveva fare il Giro d'Italia ma all'ultimo istante patron Cimarotti gli preferì l'ex campione del Mondo su strada da Dilettante Sante Ranucci. Nelle classiche di un giorno però Olimpio era sempre con i primi. La più grande delusione di quell'anno alla prima pre-mondiale a Valencia."Ricordo dice Olimpio che la gara si snodava su un circuito da ripetersi 9 volte. Andai in fuga e vinsi per 8 volte il traguardo anche perchè per ogni successo c'era in palio uno spillo d'oro, ma fui ripreso dal gruppo stremato dalla fatica, al nono giro prima dell'arrivo e così sfumò per me quella che sarebbe stata la prima vittoria da Professionista».Dal 63 al 70 Paolinelli ha corso da Indipendente: è stato avversario di grandi campioni come Eddy Merckx, Felice Gimondi, Lucian Van Impe,Franco Bitossi, ma non è mai riuscito a tagliare per primo il traguardo.Nel 1972 la sua ultima stagione da Indipendente, quando raggiunse l'accordo per essere tesserato per la squadra Fanini di Lucca.
Dal ciclismo al podismo. Appesa la bicicletta al chiodo a 37 anni Paolinelli inizia la sua seconda attività sportiva dedicandosi alle corse podistiche con il G.S.Orecchiella imponendosi in diversi campionati italiani della corsa in montagna e vincendo un titolo europeo ad oltre 40 anni. Anche nella Maratona di 42,195 chilometri vinse diverse gare e fu azzurro nelle gare di fondo di atletica. Riserva alle olimpiadi di Monaco 72 a Giuseppe Cindolo, Franco Fava e Massimo Magnani. La sua carriera podistica gli ha anche consentito di lavorare come agente del Corpo Forestale dello Stato e di andare in pensione nel 2001 all'età di 65 anni. Oggi Olimpio coltiva appezzamenti di terreno a Castiglione Garfagnana,ha dei frutteti e produce un ottimo vivo.
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