Bacci alza la voce e chiede il «repulisti» per salvare il calcio
Il presidente invoca l’intervento del Governo su Figc e Coni «I soci che riducono le quote? Abbiamo perso una partita»
LUCCA. Dalla governance del calcio e dello sport alla rivoluzione societaria della Lucchese. Andrea Bacci, ieri in Lega a Firenze per l’assemblea delle società, parla a ruota libera. Senza tanti fronzoli: da «il calcio e lo sport sono malati e vanno riformati» a «non sono soddisfatto di quanto è avvenuto in seno al club: abbiamo perso una partita importante».
Nuova governance. Andrea Bacci pare avere le idee chiare sul governo del calcio. Non parteggia per Macalli e nemmeno per Gravina. Vuole soltanto nuove elezioni affinché esca una maggioranza vera che possa portare avanti le scelte future senza accordi sottobanco e mutui soccorsi di mero interesse. «Azzeramento e rottamazione. - dice al telefono il patron della Lucchese leggermente raffreddato, ma deciso ad andare avanti nella linea del rinnovamento - Soltanto così si possono creare le basi per un rinascimento nel calcio. La Lega Pro è soltanto l’ultima ruota del carro. Bisogna cambiare i vertici federali. Mi spiego...». Si spiega presidente, eccome. «All’assemblea ho alzato la voce, senza offendere nessuno, ma con toni perentori. C’è un clima di spaccatura forte. E componenti politiche che si fanno la guerra per le poltrone. Per me Macalli o Gravina pari sono. Possono essere brave persone o lestofanti. Io non li conosco. Ma conosco le difficoltà in cui si dibattono i presidenti delle squadre di calcio». Mario Macalli, per ora ha respinto l’assalto dell’ex presidente del Castel di Sangro, e con 33 voti favorevoli ha eletto il consigliere legato a lui e Claudio Lotito (Claudio Arpaia, patron della Vigor Lamezia) con l’assemblea che non è stata sospesa arrivando all’approvazione all'unanimità della ripartizione degli introiti dei diritti audiovisivi, ma lasciando in sospeso il bilancio che nonostante le norme parlino chiaro non è stato approvato.
Bacci è uno dei 27 presidenti su 60 che lasciano la sede fiorentina prima della fine. Il presidente del Prato, Paolo Toccafondi, con la firma di altri 13 club chiede la convocazione di un'assemblea elettiva per sfiduciare l'attuale governance. «Non l’ho ancora firmata, ma ripeto che personalmente voglio soltanto nuove elezioni. Poi se vince Macalli andremo avanti con lui. Vuole la mia impressione sull’intera vicenda? Quanto accaduto è di una gravità inaudita. È in atto una guerra per bande senza esclusione di colpi e soltanto il Governo con la sua autorevolezza può evitare lo scempio e il ridicolo in cui il mondo del calcio si è cacciato. E questo vale anche per il Coni. Serve un azzeramento complessivo e sono certo che con tre regolette Renzi farà fuori tutti dando nuova dignità a chi gestisce lo sport e deve rappresentare al meglio il Paese».
Capitolo Lucchese. Non è contento di come vanno le cose. Avere l’80-87% delle quote per lui è una sconfitta: «Non sono soddisfatto di questo arretramento dei lucchesi. Abbiamo perso un’importante partita di calcio. Non che non possa farmi carico da solo della squadra, ma è il mancato coinvolgimento della città a preoccuparmi. Credo che il bilancio, se qualcuno avesse fatto più attenzione agli sponsor, alle risorse, ai ricavi e al settore giovanile sarebbe stato decisamente migliore. Credo però che quando ci ho messo le mani le cose siano andate decisamente meglio. La squadra è in linea con gli obiettivi della vigilia (tranquilla salvezza) e il nostro management è decisamente tra i migliori di Lega Pro con professionisti esemplari come Galli e Galderisi. Non m’illudo perché c’è ancora tanto da lavorare». Poi chiude con la solita battuta goliardica: «Certo, non posso fare tutto io: il sindaco, il presidente della Lucchese, il manager della Lega Pro».
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