L’ESTREMO DELLA LUCCHESE: «A 34 anni si può ancora migliorare»
LUCCA. Dal suo debutto con il Grosseto (il 3 novembre scorso) ha subito solo 9 gol in 13 gare (una sola sconfitta con la Pistoiese) e per 5 partite la porta rossonera è rimasta inviolata. Sicurezza,...
LUCCA. Dal suo debutto con il Grosseto (il 3 novembre scorso) ha subito solo 9 gol in 13 gare (una sola sconfitta con la Pistoiese) e per 5 partite la porta rossonera è rimasta inviolata. Sicurezza, esperienza e personalità sono le qualità di Giuseppe Di Masi, 34 anni, portiere della Lucchese che dallo scorso 31 ottobre ha preso il posto di Casapieri, estremo difensore delle scalata dall'Eccellenza alla Lega Pro. Le sue parate sono state più volte decisive: dal derby di Pisa, dove ha fermato i nerazzurri, all'ultimo derby col Prato. «Sono soddisfatto, ma si può sempre migliorare anche a 34 anni» dice l’estremo pugliese. Oltre alle doti fisiche (191 centimetri di altezza) e tecniche (soprattutto le uscite) Di Masi ha un grande cuore ed una professionalità spiccata.
Prima uomini e poi calciatori. Un motto che gli calza a pennello. Nella gara col Teramo ha deciso di scendere in campo nonostante il dolore e l'angoscia per la morte della mamma avvenuta il giorno prima e dopo una settimana senza allenamenti per stare vicino alla madre a Palermo risultando alla fine uno dei migliori in campo. Ma di pagine toccanti potremmo farne un elenco quando si tratta del portiere foggiano. Ad Avellino, la sua ultima squadra, è stato protagonista di una favola. Di ritorno dagli allenamenti il preparatore dei portieri Dei trova davanti ad un hotel un cane abbandonato e cerca un padrone. Ci pensa Di Masi, allora terzo portiere irpino, amante degli animali, che per fare adottare il “cagnolone” mette annunci su Facebook e regala una maglia autografata. L'ex portiere di Crotone e Triestina aveva già dato una casa ad un gattino. «C'è l'ho sempre, si chiama Giulio, una passione per gli animali che mi ha trasmesso mia moglie». E quella partita allo Juventus Stadium Di Masi l'ha giocata da titolare, l'unica presenza all'Avellino, sia pure di prestigio, dopo avere girato la serie C tra Acireale, Sangiovannese, Igea, Barletta e Marsala. Una garanzia per il dg Galli che lo ha voluto dopo averlo conosciuto a Foggia dove Di Masi ha esordito nella squadra della sua città. Poi il grande salto alla Roma nel 2001 nella prima squadra. Nella Capitale arriva insieme a Nicodemo e Brienza. Cinque anni di contratto e terzo portiere agli ordini di Capello. «Non ho mai giocato, ma è stata una bella esperienza». Poi in prestito al Palermo e alla Reggiana. Da lì tanta serie C fino alla ripartenza nella Lucchese. «Abbiamo risalito la classifica, ma il cammino è ancora lungo. Il futuro? Ora pensiamo alla salvezza» dice Di Masi. Adesso il derby col Pontedera per allungare la striscia positiva (10 giornate). «Conosco bene Indiani, mi ha allenato alla Sangiovannese, ha un carattere sanguigno e fumantino, ma è un ottimo allenatore, dà un'organizzazione alle sue squadre che giocano un bel calcio. Sarà dura anche se non hanno più Grassi e Caponi. Il campo in sintetico? Meglio visto che il rimbalzo sempre regolare aiuta un portiere».
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