Il Tirreno

Lucca

Pagliuca è immarcabile anche fuori dalla panchina

di Feliciano Bechelli
 Pagliuca è immarcabile anche fuori dalla panchina

Il tecnico attaccato al cancello urla, tuona, rimprovera, minaccia i suoi giovanotti In trance agonistica scatena l’entusiasmo, ma l’addetto alla sicurezza impazzisce

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LUCCA. Quando Pagliuca è squalificato e segue la partita della Lucchese dalla ringhiera di bordo campo, dietro la panchina rossonera, il tifoso con un occhio segue la partita e con l’altro lo show del suo allenatore. Intendiamoci: contro la Virtus Castelfranco lo francobolla il responsabile della sicurezza, Antonio Di Sotto. Inizia la partita e «Guidone» si aggrappa al cancello della recinzione di bordo campo. Alla sua sinistra il responsabile della sicurezza rossonera, alla sua destra il tifoso Riccardo Lena, che quella posizione la occupa da anni ed è ormai per usucapione. Nel corso della partita Pagliuca è tarantolato: urla, inveisce, impreca, apostrofa, tuona, maledice, strepita, rimprovera, minaccia, si dispera, si strappa i capelli, si sistema il cappellino, tormenta il cappellino, cammina, ritorna sui suoi passi, riprende a camminare. Lo fa normalmente, anche quando è in panchina, ma quei due metri in più di distanza e, soprattutto, quella recinzione e quel cancello chiuso è come se fossero uno stimolo in più a lasciarsi andare o forse rappresentano una sorta di barriera dell’impotenza. Soprattutto, le sue mosse e la sua voce risaltano ancor di più. Così può capitare che a un certo punto urli contro Raicevic, in campo da pochi minuti e, rivolgendosi a Fracassi, intimi a quest’ultimo: “Togli Filip e metti Pecchioli”. E’ il suo modo di caricare i giocatori in campo, succede spesso. Il suo vice lo sa e lo sanno anche i giocatori. Ma i tifosi magari no. Così, a sentire quelle parole, può succedere che uno della tribuna fraintenda: “Ma l’hai appena messo, rimbambito!”. Ahi, finisce male. Pagliuca si volta e lo fulmina con lo sguardo. E per fortuna che c’è Di Sotto a trattenerlo, altrimenti stavolta altro che squalifica. Che poi l’arbitro lo conosce, non è che Pagliuca sia un esordiente della categoria. Un paio di occhiatacce gliele dà, nel corso dei novanta minuti. Anche Stefano Fracassi, che lo sostituisce in panca, ci mette del suo (racconta a fine match: “l’arbitro si è avvicinato e mi ha detto: lei è simpaticissimo, però non deve urlare”), ma ammette che Pagliuca gli ha dato una mano con la voce da bordo campo. In effetti, tutti hanno potuto sentire le urla continue ad Angeli (rimasto in campo pochi minuti, ma dalle volte che è stato evocato dal suo allenatore è come se avesse disputato l’intera partita) o l’impropero ad Aliboni che non tiene mai la posizione e che, così facendo, gli ha rotto i cosiddetti. Il concitato finale con i biancogialli emiliani contribuisce alla trance agonistica dell’allenatore della Lucchese. Che alla fine si lascia andare a un urlo liberatorio.

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