Il presidio
«Amavamo quella maglia, oggi è il giorno più triste»
LUCCA. È un giorno triste per Lucca, ma soprattutto per tutti quelli che la Pallacanestro Lucca l’hanno fatta crescere e con la maglia biancorossa hanno vissuto anni d’oro alternati a stagioni più...
LUCCA. È un giorno triste per Lucca, ma soprattutto per tutti quelli che la Pallacanestro Lucca l’hanno fatta crescere e con la maglia biancorossa hanno vissuto anni d’oro alternati a stagioni più complicate.
Il primo a parlare è Guido Pasquini, storico dirigente responsabile che ha sostenuto – soprattutto dal punto di vista economico – la società dal 1988 al 2011. «Oltre metà della sua vita – dice lui – . Abbiamo fatto tanti sacrifici per tantissimi anni pur di lasciare tutto in vita e veder crollare tutto nel giro di una settimana lascia l’amaro in bocca. Se proprio doveva andare così, penso che sarebbe stato possibile fare un’altra scelta».
Dispiaciutissimo Giorgio Giusti, presidente per cinque anni dopo la morte di Granucci: «Abbiamo faticato tanto per portarla fino a questo punto e metà della storia della Pallacanestro Lucca è mia». Con quella maglia hanno giocato anche suo figlio Giovanni Giusti e poi il nipote Giorgio Nieri: «Era diventata una cosa di famiglia, a partire dal 74/75, quando c’era ancora Bobo Puliti, non mi sono mai perso una partita».
Cambiano le persone ma non le sensazioni, come nel caso del capitano degli anni d’oro Dino Petri: «Vedo scomparire un percorso di cui ho fatto parte. Negli ultimi tempi andavo al palazzetto e mi divertivo, poi di punto in bianco è finito tutto e non posso far altro che essere deluso». Poi a parlare sono altri due dirigenti storici, Luigi Pracchia e Umberto Vangelisti. «Ho tanta amarezza perché sono stato legato alla società dal 1974 fino a un anno e mezzo fa – spiega il primo –. Senza contare che era un punto di riferimento importante per l’intero movimento». «Spiace tantissimo veder sparire tanto lavoro – commenta Vangelisti –. Nella Pallacanestro Lucca ho speso 22 anni con tanta passione, contribuendo in prima persona a salvarla in tante situazioni drammatiche e restando sempre a buon livello». (a.p.)
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