Il Tirreno

Lucca

Ecco Sara Giorgi, quando a canestro si va per passione

di Fabrizio Tonelli
Ecco Sara Giorgi, quando a canestro si va per passione

Per il basket ha rinunciato a diventare una guida turistica Un infortunio al ginocchio spartiacque della sua carriera

4 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Malasuerte, la chiamano gli spagnoli. E Sara Giorgi, cestista per passione e guida turistica mancata proprio per dedicarsi alla pallacanestro, ne ha avuto davvero tanta.

Ha 21 anni e gioca a Livorno in A2. E’ nell’orbita della Nazionale maggiore, sogna gli Europei, dopo essere stata protagonista in passato con l’Under 20. Può essere il definitivo trampolino di lancio della sua carriera. E invece. Sta andando in contropiede Sara, palleggia e un’avversaria le si mette al fianco per contrastarla, per rubarle il pallone. Ginocchio contro ginocchio e quello di Giorgi, il destro, salta: lesione al legamento crociato, intervento e lungo stop. E fine dei sogni. Perché dopo quella botta, la ragazza di Porcari fatica a riprendersi, a ritrovare se stessa.

Lo spartiacque della carriera. Un po’ come se quell’infortunio fosse lo spartiacque della sua carriera. Perché Sara?

«Credo che le persone reagiscano in modo diverso di fronte a certe situazioni – dice -. A me è successo così, non sono stata più quella di prima, per coper colpa mia, ma anche per una serie di circostanze e probabilmente per le persone che mi sono ritrovata intorno. In quel momento la mia carriera poteva avere una svolta, dovevo andare a Montichiari, neopromossa in A1, con coach Serventi, con cui ero già stata a Reggio Emilia. Invece sono dovuta ripartire dall’A2 ed è stato duro. E anche le due stagioni successive a Umbertide, in A1, non sono andate bene. Peccato».

L’inizio a Porcari. Tutto era cominciato a Porcari, nella palestra delle suore. Sara Giorgi, 27 anni compiuti il 30 giugno scorso, la frequentava all’età di 9 anni. Era l’impianto sportivo più vicino a casa e le compagne di scuola avevano iniziato a giocare a pallacanestro. Giorgi, più alta della media (oggi è 188 centimetri), resta qui fino a 15 anni. Poi va a La Spezia, nelle giovanili, ed è la prima svolta della sua vita.

«Proprio così – racconta -. Allontanarsi da casa mi è servito, mi ha fatto imparare tante cose. Da quelle pratiche di tutti i giorni, come farsi da mangiare, lavarsi i vestiti, pulire l’appartamento, alle relazioni con le persone. Abitavo con due ragazze splendide, Sara Giauro e Chiara Perfetti, che mi hanno aiutato tanto. Nella stagione 2003-2004 ho esordito in A1, ho conosciuto Mirco Diamanti, c’è stata l’esperienza della Fiba Cup, ho avuto la possibilità di viaggiare e di entrare in contatto con realtà e persone diverse e questo mi ha fatto amare ancora di più la pallacanestro».

Il basket che passione. Che è una passione e non un lavoro. «Senza la passione non si può giocare a questo sport – afferma Sara -. E’ quella che ti fa alzare la mattina, ti dà la spinta, ti sorregge nei momenti difficili. Per amore della pallacanestro ho rinunciato al percorso di studi che avrei voluto fare, ovvero il corso turistico-aziendale e mi sono diplomata a Spezia in ragioneria. Ma di certo quello non sarà il mio lavoro, una volta che smetterò di giocare. Comunque il basket mi ha dato e mi dà grandi soddisfazioni, mi ha consentito di avere un bagaglio di conoscenze, di esperienze di vita, non è solo uno sport».

L’arrivo a Lucca. Spezia, Reggio Emilia, Livorno, Umbertide, poi di nuovo A2 a Vigarano e a Cagliari nella stagione 2011-2012 Sara si ritrova di nuovo in A1. Quindi Spezia, lato Carispe, la stagione in A2 e in estate il contatto con Lucca. «Dopo tanti anni fuori – dice la numero 8 di Gesam Gas Le Mura – sentivo il bisogno di tornare a casa. Avevo seguito Le Mura nei playoff della scorsa stagione. Avevo visto l’entusiasmo che c’è intorno alla squadra. Ci siamo parlati ed è stato facile trovare un’intesa. Qui si lavora tanto e bene e i risultati si vedono. La differenza rispetto ad altre realtà? La grande intensità che c’è negli allenamenti, a livello atletico e mentale».

Il futuro immediato è Cagliari, Sara ritrova la maglia che ha indossato due anni fa e alcune compagne di quella stagione, come Arioli e Brunetti. «E’ una squadra che ha un gruppo di italiane forte e straniere di valore. L’abbiamo vista all’Opening day, gioca in modo compatto, credo che sarà una partita difficile e bella».

A vederla, come sempre, ci saranno i suoi genitori e gli amici di Porcari, una realtà dove il basket è sempre in primo piano. «Proprio così – sottolinea Sara – abbiamo fatto un allenamento al Cavanis e c’erano tanti bambini che facevano minibasket. E’ stato davvero bello vederli e questo fa capire l’importanza delle persone, delle suore che portano avanti questa attività».

Con l’infortunio di Robbins, Giorgi e Bona, le due lunghe che partono dalla panchina, sono chiamate a dare ancora di più. «L’infortunio di Jill è stato un grande dispiacere, ho rivissuto il mio trauma. Noi diamo sempre il massimo durante gli allenamenti – risponde Sara – poi la domenica tocca all’allenatore fare le scelte. I miei pregi e difetti? Credo che c’è sempre da imparare, a qualsiasi età. Io sono una sostenitrice del gruppo, mi piace il gioco di squadra, ritengo che anche un’atleta forte deve essere messa in condizione dalle compagne di dimostrarlo. Credo sia la chiave giusta per raggiungere qualsiasi risultato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa