Il Tirreno

Lucca

Bergamini conquista gli ottomila metri

di Luca Tronchetti
Bergamini conquista gli ottomila metri

È il primo toscano a superare la quota scalando con un compagno il Cho Oyu la sesta montagna più alta del mondo

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LUCCA. E’ il primo toscano ad aver superato quota 8000 metri scalando in compagnia di un amico alpinista il Cho Oyu la sesta montagna più alta del mondo nella catena dell’Himalaya al confine tra Cina e Nepal. Ma il regalo più bello ricevuto da Riccardo Bergamini, 37 anni, di Monte S. Quirico, operaio alla Sofidel e grande tifoso della Lucchese è stata l’accoglienza ricevuta al suo ritorno a casa dalla moglie Elena e dai suoi sette figli (Maria Gemma, Caterina, Alessio, Giovanni, Francesco, Luca e Marco): «Hanno tappezzato la casa di manifesti e cartelloni con la scritta “Sei forte papà” e mi hanno preparato un pranzo luculliano sapendo che durante l’ascesa per tre giorno non ho mangiato neanche un grissino e al ritorno dalla spedizione sono dimagrito di 13 chili». La grande serenità interiore che gli deriva da una fede incrollabile lo fa salire ogni anno di un gradino. Nel 2009 ha scalato l’Alpamayo in Perù (5947 metri) e in 22 giorni in Nepal ha conquistato la vetta dell’Island Peak (6189 metri) e il Phacermo (6274 metri). Nel 2010 ha tentato la scalata del Khan Tengri nell’altopiano Pamir in Asia centrale, ma il tempo ha bloccato la spedizione. Nel 2011 l’alpinista lucchese è arrivato in cima al Lobuche Peak (6119 metri) e al Bigphera Go Shar (6718 metri). Nel 2012 l’avventura siberiana sul Pik Lenin a quota 7134 con la bandierina della sezione del Cai di Lucca e quella della cartiera Regina del gruppo Sofidel piantate in vetta oltre alla statuetta della Madonna di Lourdes che l’accompagna in tutte le avventure.

Sempre più in alto. La mattina del 30 settembre scorso - ma il re degli alpinisti toscani è rientrato proprio ieri mattina da Kathmandu - Bergamini ha raggiunto il suo obiettivo: scalare lo Cho Oyu a quota 8201 metri, primo toscano a raggiungere la Dea Turchese come viene ribattezzato la montagna situata a 20 chilometri dall’Everest: «Da lì avrei dovuto vedere la cima del monte più alto al mondo. - scherza un sorridente Riccardo Bergamini - Uno spettacolo unico e irripetibile. Ma me lo sono goduto meno di un minuto perché una nuvola ha subito oscurato la vetta dell’Everest. In quel momento mi sembrava di essere il ragionier Ugo Fantozzi».

A meno trenta. Un’impresa condivisa con l’amico di sempre: l’alpinista cuneese Mario Monaco. «Stavolta - dice l’alpinista di Monte S. Quirico - abbiamo fatto tutto da soli senza guide. Il 12 settembre abbiamo montato il campo base a 5700 metri. Poi dopo due-tre giorni di acclimatamento alla montagna abbiamo sistemato il campo 1 a 6500 metri e piazzato la tenda a 7200 metri. A quel punto siamo tornati al campo base e venerdì 27 abbiamo iniziato l’ascesa al Cho Oyu dormendo al campo 1 per poi arrivare il giorno successivo alla tenda a quota 7200. La temperatura? Aveva nevicato eravamo a trenta sotto zero. Siamo partiti il 29 a mezzanotte e mezzo e alle 13.30 del giorno successivo siamo arrivati in cima al Cho Oyu. Difficoltà? Sopra quota 7500 ogni movimento diventa uno sforzo sovrumano perché manca l’ossigeno e non ti sembra di arrivare mai in vetta. Oltretutto la Dea Turchese presenta tre-quattro false cime che ti fanno credere di aver raggiunto il punto più alto salvo poi risalire. Cosa ho fatto quando finalmente abbiamo giunti alla metà?Mi sono sdraiato sulla neve. Ero esausto non ce la facevo più. Già a 7500 metri mi ero liberato dello zaino e del superfluo. Cosa sognavo in quei giorni? Di entrare al supermercato per fare la spesa. Dal 27 al momento in cui non siamo arrivati in vetta al Cho Oyu non ho toccato cibo. Avevo mal di stomaco e mi veniva da rigettare. Ma la fiducia di conquistare la montagna non l’ho mai perduta. Oltre alla mia famiglia ringrazio la Sofidel che sponsorizza le mie imprese». Adesso Bergamini è atteso in Comune per i meritati festeggiamenti. E nelle prossime settimane sarà ospite nelle scuole di Monte S. Quirico e Mutigliano per raccontare ai ragazzi il suo amore per l’alpinismo e la montagna.

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