Di Napoli: «Gli under venderanno cara la pelle»
L’ex bomber che segnò una doppietta al Porta Elisa schiera la formazione più giovane del torneo
LUCCA. Guida la squadra più giovane del campionato che solitamente in campo schiera 7 under e che domani potrebbero essere 8 se il difensore centrale Santini, 23 anni, ex Fano e Milazzo e alle prese con problemi fisici sarà costretto a dare forfait in favore dell’ultimo arrivato tesserato giovedì sera: Michele Aprile, classe 1993, ex giovanili del Bari e poi a L’Aquila in Seconda divisione. Eppure Arturo Di Napoli, 39 anni, bomber di razza con una dozzina di stagioni trascorse tra A e B, non si lamenta. L’ex capocannoniere della serie D, Vincenzo Cosa, 38 anni, ha attaccato le scarpette al chiodo e fa il direttore sportivo e per i tre stranieri over - i bulgari Anev (1985) e Todorov (1991) e il difensore del Burkina Faso ed ex primavera della Juventus, Bassaoulé (1988) - non è ancora arrivato il transfert. Nonostante tutti i problemi a cui si aggiunge la sfida con la corazzata Lucchese, Di Napoli continua ad aver fiducia dei suoi ragazzi. «Guardi, abbiamo 2 punti in classifica (frutto di due pari interni con Palazzolo e Fortis Juventus), ma meritavamo molto di più. Domenica a Castelfranco Emilia abbiamo perso di misura, ma lo stesso patron dei biancogialli ha detto che persino il pari sarebbe stato stretto al Riccione. Siamo penalizzati dagli episodi, ma sul piano della corsa, delle pressing, del fraseggio la squadra si sta esprimendo a buoni livelli considerando che il più esperto (il centrocampista Caputo) ha soltanto 25 anni. Dobbiamo continuare a lavorare ed eliminare certe ingenuità. La società sa cosa serve: un difensore centrale e una punta esperta. Sono fiducioso anche se il budget del Riccione è di 14mila euro al mese per l’intera rosa della prima squadra. Roba che altrove ci paghi si e no 5 over». Al Nicoletti arriva la Lucchese e il ricordo delle ultime sfide da giocatore in C1 è decisamente positivo. Era il 30 settembre di 6 anni fa quando la Salernitana espugnò il Porta Elisa con una sua doppietta. Una data che coincise con l’inizio della fine per la Lucchese di Hadj che al termine dell’annata andò incontro all’inevitabile fallimento sportivo ed economico. «Ricordo bene quella partita e anche il match nella gara di ritorno quando i rossoneri impattarono 1-1 grazie a un dubbio rigore. Quella Salernitana era una super squadra che vinse il campionato. Oggi la storia si ripete a parti invertite. È la Lucchese la squadra da battere. Loro sono Golia, noi David. La differenza è abbissale perché gente come Chianese o Tarantino possono cambiare le partite in ogni istante. Ma i miei ragazzi sono certo che venderanno cara la pelle lottando su ogni pallone. È l’unico modo per limitare i danni». Di Napoli un anno e mezzo fa è stato vicino a diventare tecnico della Lucchese: «Un gruppo di dirigenti campani oggi al Riccione incontrarono il diesse Russo, una persona competente di calcio e che stimo molto, e l’allora presidente, ma non se ne fece niente». Di Napoli s’ispira a tre maestri della panchina: Prandelli, Guidolin, Sonetti: «Il primo per l’umanità e la gestione del gruppo, il secondo per la grinta che riesce a dare ai suoi calciatore e il terzo per il carisma che trasmette». E chissà che Di Napoli, che ha voluto espressamente partire dal basso, possa emulare i suoi maestri.
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