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Martin, in missione per conto di Dio

Martin, in missione per conto di Dio

La nuova ala biancorossa animato da una forte fede religiosa

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LUCCA. 24 anni, tanta voglia di conoscere l’Italia e una forte fede religiosa.

È questo il biglietto da visita di Kelvin Martin, la nuova ala della Pallacanestro Lucca. Una storia piuttosto singolare, la sua, che ai tempi del liceo era spinto dai suoi allenatori verso il football americano mentre ha scelto di proseguire con la palla a spicchi.

«Quando sono andato alla Charleston Southern University e ho iniziato a dedicare la mia vita a Cristo – dice – mi sono determinato a dimostrare che ce l’avrei fatta a diventare un giocatore di basket. Non importa quello che dicono gli altri e non bisogna mai smettere di credere in noi stessi. Se mettete Dio al primo posto nella vostra vita qualunque impresa è possibile. Io sono una testimonianza vivente di questo, perché ero un piccolo ragazzino con grandi sogni e il Signore mi ha permesso di viverli anche facendomi conoscere tante persone nuove».

Ma cosa conosce Kelvin della nostra città e del nostro basket?

Ancora poco ammette.

«Ringrazio ancora la Pallacanestro Lucca di avermi dato la possibilità di giocare nella Legadue Silver. La pallacanestro europea per me è una grande opportunità per continuare a giocare a basket dopo il college. C’è molta competitività e la concorrenza è un bene, perché c’è sempre lo stimolo a migliorarsi. In più, per me rappresenta anche una grande occasione per viaggiare e vedere paesi diversi e conoscere la loro cultura. In questo senso, Lucca è una meta ideale. Io non ne so molto di Italia, ma ho sentito molte cose buone sul vostro Paese. Un mio zio ha vissuto a Napoli per un po’ e ancora oggi lui è contento di esserci stato. Ho anche parlato con diverse persone qui negli Stati Uniti e tutti mi hanno detto che in Italia ci verrebbero o ci tornerebbero molto volentieri. Non vedo l'ora di essere lì e vivere la cultura, la gente e, naturalmente, il basket».

D’obbligo chiedergli una “dichiarazione di intenti”.

«Non faccio promesse, ai miei nuovi sostenitori», dice più con onesto fatalismo che con cautela perché può succedere di tutto, ma tutto quello che posso dire è quello che so di me stesso.

Ed è che io vado a giocare ogni partita come fosse una finale, con tanta passione e intensità. Perché un atleta non dovrebbe mai avere scuse, ma fare di tutto per trovare occasioni e modi di miglioramento e la maniera di dare il meglio, ovunque e comunque. Oggi so che non sono pronto per giocare nella NBA e per questo ho deciso di venire in Europa. L’importante è che a fine giornata io abbia la coscienza di aver dato il meglio, la chiave per l’efficienza e la qualità è la professionalità. A ogni modo ai tifosi di Lucca non posso che ripetere che io scendo in campo sempre e solo per vincere. Ma anche per divertirmi e per divertire la gente e penso che le due cose insieme si possano fare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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