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Alla Figc il caso degli anelli contestati
La Morianese si rivolge alla commissione disciplinare dopo la vicenda che ha escluso da una gara un suo giocatore
LUCCA. La Morianese, in particolare il suo tecnico Antonio Ricci, vuole andare a fondo sul caso che ha visto protagonista, suo malgrado, Lamine Sangol Junior, difensore senegalese a cui l’arbitro Attori di Firenze, ha impedito di scendere in campo nel match Morianese – Fornaci (seconda categoria girone C).
Così la società ha chiesto un incontro con la Commissione Disciplinare della Figc delegazione Toscana, che avverrà domani pomeriggio a Firenze e a cui saranno sicuramente presenti l’allenatore della Morianese e il presidente Lido Nannizzi.
L’obiettivo del club è quello di ottenere una riduzione della squalifica inflitta allo stesso tecnico, a cui il direttore di gara non ha consentito di sedersi in panchina fin dal primo minuto e di vedersi annullata la multa (200 euro) dovuta al ritardo dell’inizio della gara e alle offese che alcuni tesserati avrebbero detto all’arbitro.
«Eravamo molto arrabbiati – ricorda Ricci – ed io stesso ho accusato l’arbitro di razzismo. Anelli come quello che aveva ancora infilato al dito il mio giocatore, è indossato da molti giocatori, era una semplice fedina e non pericolosa. L’anello più indicabile come rischioso, Lamine lo aveva già levato».
La sensazione è che il direttore di gara si sia accanito molto con il giocatore africano che aveva coperto entrambi gli anelli di cui uno normalmente indossato da molti calciatori.
Dirigenti, giocatori e tecnico del Fornaci sonoo giunti a conoscenza del caso soltanto successivamente.
Parla Gabriele Grassi, l’allenatore: «La chiama è stata fatta già in ritardo, poi abbiamo atteso tanto tempo prima di entrare in campo ed iniziare a giocare. Ci chiedevamo il motivo e ci hanno detto che c’erano difficoltà da parte di un giocatore avversario nel togliere un anello. Tanti sono i giocatori che indossano una fedina; probabilmente l’arbitro è stato troppo severo. Per quanto io ho visto, il giocatore poteva tranquillamente scendere in campo e non c’era motivo per accanirsi su queste fasciature e questo anello».
Ricci e Nannizzi saranno ascoltati dalla commissione disciplinare: «Mostreremo le dimensioni dell’anello che Lamine non riusciva a sfilare e che indossava da 18 anni per volontà del padre che era venuto a mancare; dimostreremo che è di piccole dimensioni».
Venerdì scorso, proprio per evitare altri casi simili, comunque mai accaduti nelle tante partite prima giocate, Lamine è andato da un fabbro per togliere l’anello che a mano non era riuscito a sfilare prima di Morianese – Fornaci.
La difesa della Morianese si baserà quindi su osservazione visiva dell’oggetto, sulla prassi che non prevede il divieto assoluto per oggetti non pericolosi e su quanto il giovane e impassibile arbitro avrebbe scritto sul suo profilo di facebook, dove si è dichiarato appartenente all’Aia sezione di Firenze.
Certamente si tratta di un caso destionato a far discutere e che comunque si ripete con una certa frequenza negli impianti sportivi, non solo sui campi di calcio.
Facile immaginare la risonanza che avrebbe avuto se al centro di questa vicenda fosse stato non uno sconosciuto giocatore di Seconda categoria, ma un celebrato campione di qualasiasi sport.
Michele Citarella
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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