Il Tirreno

Lucca

Nel 2009 denunciato dalla procura per appropriazione indebita

Gallo, l'uomo delle fideiussioni tra Genoa, Venezia e Torino

Luigi Gallo il tramite della cordata di costruttori genovesi
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Luigi Gallo il tramite della cordata di costruttori genovesi

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 LUCCA. Lui sostiene di aver presentato soltanto degli amici e di non essere interessato ad entrare nella Lucchese. Ma il nome dell'imprenditore edili Luigi Gallo lascia perplessi - per usare un eufemismo - i tifosi rossoneri.  Nel mondo del calcio è conosciuto per la falsa fideiussione di un milione e settecentomila euro che lo accusano di aver rifilato al Torino. Fideiussioni, lettere di credito, cordate di investitori, sembrano essere il pane quotidiano dell'imprenditore edile genovese di origini siciliane. Il suo nome balza alle cronache nell'autunno del 2002 quando il Genoa, presieduto da Dalla Costa, navigava in cattive acque. Il patron cercava un acquirente perchè la situazione finanziaria era disastrosa. Ed ecco che spunta Luigi Gallo che spiega ai cronisti di rappresentare un gruppo finanziario di primo piano. Va in tv, ma si fa riprendere alle spalle, e dice che ci sono pronte lettere di credito per 100 milioni di dollari legittimate dalla Fed statunitense che provengono da una banca delle Antille e dai conti di un italiano residente in Spagna. Ma non era vero. Quando al Genoa arriva Preziosi, Gallo scompare. Ma continua ad occuparsi di calcio. Ci prova un anno e mezzo dopo con il Torino di Cimminelli e contatta il presidente granata dichiarandosi consulente del finanziere Alessandro Mongarli (quello che vuol comprare l'Alessandria dalla famiglia Veltroni). L'operazione non va in porto e Gallo, assieme a Giuseppe Pagliara (l'uomo della valigetta della combine Venezia-Genoa), diventa presidente del Venezia. Presenta fideiussioni che si rivelano un flop perchè i titoli non sono garantiti. Ma lo stesso tipo di titoli nel 2005 li vende all'allora presidente granata Cimminelli e scatta l'arresto. Nel dicembre 2009 nuova denuncia per l'imprenditore edile. L'accusa è di appropriazione indebita e la vicenda riguarda un assegno da 250mila euro firmato da Preziosi e corrisposto per l'acquisto, mai avvenuto, di Maldonado del Venezia.

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