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CALCIO
Un anno da capolista
Luca Tronchetti
◗
Il direttore sportivo GiovanniniLa Lucchese di Giuliani protagonista prima fra i dilettanti e ora in Lega Pro
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VASTO. Un anno da capolista. Sono passati 365 giorni da quando - era il 19 ottobre 2008 - lo Sporting Lucchese imponendosi con un perentorio 3-0 al Porta Elisa con il Sansepolcro raggiungeva, seppur in coabitazione con Sestese e Arrone, la vetta del campionato di serie D.
Un miracolo. Visto che appena due mesi prima la società rossonera si era iscritta in sovrannumero alla serie A dei dilettanti grazie all'interessamento del gruppo Cipriano-Valore che, con il contributo di Pagine Sì, aveva impedito la fine ingloriosa di una società ultracentenaria altrimenti destinata all'oblio dei campionati dilettantistici regionali dopo la sciagurata gestione Hadj.
Crediamo che in pochi si potessero immaginare che, un anno dopo, la Lucchese - tornata Libertas grazie all'acquisto del marchio e del titolo all'asta fallimentare - continuasse a guardare le altre formazioni dall'alto in basso.
Non era mai accaduto prima d'ora che i colori rossoneri si fondessero con quelli della capolista per un periodo di tempo così lungo. Lucchese uber alles in D come nella ex C2.
Una marcia che sembra inarrestabile dopo decenni di amarezze e sofferenze. Altre piazze con una squadra di calcio ai vertici della classifica s'infiammerebbero. Lucca invece appare sonnacchiosa e distratta.
E i suoi amministratori - sia comunali che provinciali - a un anno dalla rinascita e dal primato in classifica non sembrano interessarsi più di tanto alle sorti della Pantera. Nessuna festa promozione, nessun riconoscimento ufficiale nella passata stagione. Anche se in settimana - forse domani o al massimo mercoledì - la squadra verrà ricevuta dal sindaco Mauro Favilla che consegnerà una targa a giocatori e staff tecnico.
Eppure il calcio è un veicolo promozionale formidabile, volano di miriadi di iniziative collaterali. Sarebbe stimolante ritrovare, in un momento di forti contrasti politico-sociali, una comunione d'intenti attorno alla squadra di calcio della città. Invece si va avanti con le iniziative dei singoli senza un progetto comune per riavvicinare la gente alla vecchia Pantera.
Eppure basterebbe così poco per ripartire: dal coinvolgimento dei ragazzini delle scuole e dei vivai degli altri sport, all'assegnazione settimanale di premi messi in palio dai commercianti per giocatori e tifosi più assidui sino a momenti ludici d'incontro nei bar e nei circoli di ritrovo tra sostenitori e squadra.
Se la base è stata riconquistata - quei 1500 fedelissimi che hanno seguito la Lucchese anche in D - la stessa cosa non si può dire del tifoso vip appartenente al mondo delle professioni, dell'imprenditoria e del commercio. Continuare a mettere in mezzo la categoria troppo bassa vuol dire non voler fare i conti con la storia. La Lucchese non gioca più in serie A dal 1952.
Sono passati 57 anni e ormai pochissimi possono ricordarsi quelle gesta. E anche la B manca da 10 stagioni. Per riconquistarla serve l'impegno di tutti e non soltanto quello di patron Giuliani, di Giovannini, di Favarin, dei giocatori e dei fedelissimi sostenitori. L'occasione di risalire la china e provare a competere con i club più importanti c'è. Sarebbe un peccato sprecarla. Il segnale chiaro e inequivocabile che a Lucca il gioco più bello del mondo non interessa.
Un miracolo. Visto che appena due mesi prima la società rossonera si era iscritta in sovrannumero alla serie A dei dilettanti grazie all'interessamento del gruppo Cipriano-Valore che, con il contributo di Pagine Sì, aveva impedito la fine ingloriosa di una società ultracentenaria altrimenti destinata all'oblio dei campionati dilettantistici regionali dopo la sciagurata gestione Hadj.
Crediamo che in pochi si potessero immaginare che, un anno dopo, la Lucchese - tornata Libertas grazie all'acquisto del marchio e del titolo all'asta fallimentare - continuasse a guardare le altre formazioni dall'alto in basso.
Non era mai accaduto prima d'ora che i colori rossoneri si fondessero con quelli della capolista per un periodo di tempo così lungo. Lucchese uber alles in D come nella ex C2.
Una marcia che sembra inarrestabile dopo decenni di amarezze e sofferenze. Altre piazze con una squadra di calcio ai vertici della classifica s'infiammerebbero. Lucca invece appare sonnacchiosa e distratta.
E i suoi amministratori - sia comunali che provinciali - a un anno dalla rinascita e dal primato in classifica non sembrano interessarsi più di tanto alle sorti della Pantera. Nessuna festa promozione, nessun riconoscimento ufficiale nella passata stagione. Anche se in settimana - forse domani o al massimo mercoledì - la squadra verrà ricevuta dal sindaco Mauro Favilla che consegnerà una targa a giocatori e staff tecnico.
Eppure il calcio è un veicolo promozionale formidabile, volano di miriadi di iniziative collaterali. Sarebbe stimolante ritrovare, in un momento di forti contrasti politico-sociali, una comunione d'intenti attorno alla squadra di calcio della città. Invece si va avanti con le iniziative dei singoli senza un progetto comune per riavvicinare la gente alla vecchia Pantera.
Eppure basterebbe così poco per ripartire: dal coinvolgimento dei ragazzini delle scuole e dei vivai degli altri sport, all'assegnazione settimanale di premi messi in palio dai commercianti per giocatori e tifosi più assidui sino a momenti ludici d'incontro nei bar e nei circoli di ritrovo tra sostenitori e squadra.
Se la base è stata riconquistata - quei 1500 fedelissimi che hanno seguito la Lucchese anche in D - la stessa cosa non si può dire del tifoso vip appartenente al mondo delle professioni, dell'imprenditoria e del commercio. Continuare a mettere in mezzo la categoria troppo bassa vuol dire non voler fare i conti con la storia. La Lucchese non gioca più in serie A dal 1952.
Sono passati 57 anni e ormai pochissimi possono ricordarsi quelle gesta. E anche la B manca da 10 stagioni. Per riconquistarla serve l'impegno di tutti e non soltanto quello di patron Giuliani, di Giovannini, di Favarin, dei giocatori e dei fedelissimi sostenitori. L'occasione di risalire la china e provare a competere con i club più importanti c'è. Sarebbe un peccato sprecarla. Il segnale chiaro e inequivocabile che a Lucca il gioco più bello del mondo non interessa.
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